Festival(s) — 17/08/2012 at 10:11

Nella notte di Radicondoli si accendono i lumini di Totò e Vicè e si spegne la luce della vita nella Palestra alle ore 18. Il Premio Garrone a Roberto Rizzente e Federica Sustersic

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Strano destino quello di ritrovarsi nella stessa sera ad assistere a due spettacoli che più distanti tra di loro, non sarebbe possibile immaginarsi. Accomunati solo dalla scelta di portarli in scena, l’uno di seguito all’altro, come è uso in un festival di teatro ove la consuetudine è quella di proporre più rappresentazioni. Totò e Vicè: esterno notte. Luna piena ed emozioni palpabili nel veder uscire da un cigolante cancello di un cimitero, accanto ad una pieve, due uomini infagottati e claudicanti. Sono Enzo Vetrano e Stefano Randisi, sublimi cantori con il loro dimesso cappotto e le valigie di cartone. In cerca delle loro anime smarrite ed errabonde. Fantasmi illuminati da fioche lampadine e e lumini come ve ne sono in tutti i camposanti. Bellezza allo stato puro in cui ti immergi e ti lasci trasportare in un viaggio esistenziale e surreale. Teatro fatto di parole quasi impercettibili, colorate dalla cadenza siciliana. Gesti di antica sapienza teatrale, come solo due artisti di tale caratura possono permettersi. Si rincorrono e giocano come dei buontemponi a cui la vita ha riservato il piacere di sentirsi eternamente fanciulli. Recitano le pagine scritte da Franco Scaldati, drammaturgo siciliano e lui stesso attore, capace di raccontare come pochi il mistero della vita. Come un alito di vento che soffia per un istante e fugge via. Inutile rincorrerlo. Inutile rincorrerli: Totò e Vicè sono giù lontani e se la ridono di gusto. Siamo a Radicondoli, sede del festival Geografie dell’anima.

La palestra ore 18: interno notte. Luci al neon e la netta sensazione di assistere ad una tragedia incombente. Siamo nella palestra della scuola di Radicondoli. La storia racconta di uno stupro ad una minorenne, di violenza, di adulti incapaci di ammettere le responsabilità dei loro figli e infine di un omicidio. La palestra ore 18  è il titolo del dramma scritto da Giorgio Scianna e portato sulla scena da Veronica Cruciani che cura una regia molto precisa dai toni taglienti dove non c’è spazio per nessun ripensamento. È materia da cronaca nera a cui dedicare titoli e spazio sui giornali per giorni. Più è morbosa e più vende. La palestra è luogo abituale dove svolgere attività fisica praticata dagli allievi di una scuola. Lo sport come disciplina formativa per diventare adulti e persone consapevoli delle proprie attitudini psico fisiche.

Mai penseresti che diventi una tana dove il branco possa sfogare tutta la sua violenza su una giovane studentessa, loro coetanea. Uno stupro reiterato e denunciato dalla vittima alla preside. Un atto di una gravità inaudita come lo sarà altrettanto l’aggressività e la negazione della responsabilità di tre genitori, di fronte al fatto compiuto ed accertato. Adulti incapaci di accettarne le conseguenze. Pronti a tutto pur di evitare la denuncia alla polizia. Non prima che la stessa dirigente scolastica li abbia convocato per spiegare cosa è accaduto. Si aggirano inquieti e nervosi mentre aspettano il suo arrivo. Non si capacitano del perché sono li. Il dubbio che siano coinvolti i loro figli minorenni non li sfiora minimamente. La bravura degli attori è tale da far provare in tutti la tensione in un crescendo continuo. I quattro protagonisti, Teresa Saponangelo, Filippo Dini, Fulvio Pepe e Arianna Scommegna nel ruolo di preside, un’attrice capace di trasformare il suo personaggio da prima come donna che comprende il dolore dei genitori e il disagio di una mamma, come lo è anche lei, e subito dopo diventare un’inflessibile dirigente nel pieno delle sue funzioni pubbliche, pronta a combattere per difendere la legalità. Dall’altra parte i genitori che abbandonano qualunque inibizione. Urlano e si dimenano contro la donna che ha deciso di rovinare la loro vita, carriera, e quella dei loro figli. Difesi allo stremo anche quando su un telefono portatile compaiono le scene filmate e si odono le urla di terrore della giovane che subisce la violenza.

La palestra ore 18 (foto di Filippo Dini)

Un capovolgimento delle convenzioni sociali e di legalità. La preside diventa l’accusata e quindi punibile per non accettare il ricatto di tacere e non chiamare la polizia. Si ribaltano i ruoli: la ragazza da vittima diventa la colpevole, considerata “malata, impasticcata, che si fa mezza scuola”. L’importante è negare, non vedere la realtà, non ammettere. Il fallimento totale del rapporto educativo genitori-figli. Una drammaturgia efficace nella sua disarmante semplicità (viene detto tutto da subito) che però spiega bene come l’essere umano sia una contraddizione in termini. Il mostro è chi cerca giustizia e riparazione per il male subito e non chi lo ha commesso. Ha qualcosa di tremendamente attuale. La regia coglie i continui cambi di ritmo nell’evoluzione della vicenda e la violenza si sposta vorticosamente dai genitori (convinti loro stessi di subirla da parte della preside integerrima) verso questa donna a cui viene tolta la vita. Un gesto di cieca violenza mette la parola fine a quell’incontro in palestra. Finisce dentro quel luogo la possibilità di un riscatto morale dell’adulto incapace di affrontare con onestà e coscienza il dovere di affrontare la giustizia.

Dal teatro recitato al teatro scritto. Il Premio intitolato alla figura di Nico Marrone nasce dopo la scomparsa del noto critico e giornalista, attento conoscitore della scena teatrale italiana. Il Premio Garrone 2012 è stato assegnato a due giovani critici che si sono distinti quest’anno. A Federica Sustersic, – questa la motivazione – “la cui capacita’ di leggere l’evento teatrale, esercitata attraverso il web e nella pluralità di generi e stili teatrali affrontati, dal classico al contemporaneo, colpisce per profondità e maturità nonostante la sua giovane età. Nelle sue recensioni, sorrette da una cura analitica rara, si nota infatti uno spirito critico ben delineato cui un vocabolario prezioso, ricercato, spesso metaforico, dà solidità, mentre la sua scrittura, dal forte retrogusto letterario, porta lo spettatore nel cuore dei temi e dei problemi del testo e della sua realizzazione, stimolandone la curiosità e fornendo spunti e spazi di riflessione mai banali.”

Il secondo premio è stato assegnato a Roberto Rizzentein quanto emblematico esponente dell’attuale momento transizione della critica teatrale da forme e approcci tipici di una tradizione consolidata a una nuova dimensione ancora in via di definizione. Si è particolarmente apprezzata la sua scrittura caratterizzata da una brillantezza e da una sintesi che non rinunciano all’analisi approfondita dell’evento-spettacolo, nonché la sua curiosità nell’andare alla ricerca di quei particolari che spesso sono rivelatori di intenti anche nascosti del regista e degli interpreti. Da sottolineare anche la sua capacità di adattare il linguaggio e lo stile in relazione alla situazione e al medium cui è chiamato ad esprimersi.” Motivazioni che sono state redatte dalla giuria dopo aver selezionato le candidature espresse dalla compagnie teatrali fatte pervenire. Oltre i due giovani colleghi è stato consegnato anche il Premio al Maestro nelle mani di Ugo Chiti, personalità celebre del teatro italiano, capace di distinguersi per le sue capacità di drammaturgo e sceneggiatore, nei due settori più affini alle sue qualità: il teatro e il cinema.

Fin qui la cronaca della consegna, avvenuta il 29 luglio scorso a Radicondoli, come prologo al convegno “Le forme della scrittura critica del web: questioni aperte”, un dibattito movimentato dagli interventi di molti critici presenti. Ha una storia prestigiosa il festival che per molti anni è stato diretto da Garrone. Lo scopo del premio è quello di far conoscere critici emergenti nel solco di una tradizione che vedeva il critico di Repubblica sostenere con forza il rinnovamento e la crescita culturale nell’arte della scrittura. A fronte di più o meno malcelate polemiche sulla scelta della giuria, sarebbe auspicabile che dalla prossima edizione venga reso pubblico il regolamento, facendolo conoscere nei minimi dettagli e se è il caso rivederne anche la sua concezione. Questo per rendere ancor più trasparente la scelta. Il proposito di sdoppiare dal prossimo anno il premio, alternandolo con una manifestazione, rassegna, progetto, a cui dovrebbe aggiungersi  anche una redazione presente sul web, è decisione auspicabile e intelligente. Pur rispettando il merito per la singola persona è il caso di promuovere di più le realtà che stanno faticosamente cercando di dare un contributo allo sviluppo di una coscienza critica. Sono giovani realtà ma forti di un impegno e una passione ormai scomparsa nei giornali della carta stampata. Se il web è il futuro per chi si avvicina a questa professione è il momento di sostenere e promuovere con gesti concreti, al di là del semplice riconoscimento.

Festival di Radicondoli , visto il 29 luglio 2012

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