Festival(s), Teatro, Teatrorecensione — 17/03/2014 08:09

Pullmino per gl’Inferi: allacciate le cinture.

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MANTOVA – La stupidità del male a volte sono soltanto degli zelanti, quanto cialtroni, aiutanti di un Dio-Satana alla caccia, conquista, ricerca di possibili anime da trasbordare negli antichi gironi. Inservienti vestiti come facchini da ascensore (per l’Inferno?) con tratti di circense rosso sangue. Imbarcati su un furgoncino, requisiti i documenti, con la gentilezza che piano si trasforma in arroganza da parte dei kapò-Ilinx, i cinque spettatori-ospiti-passeggeri inconsapevoli si lasciano guidare.

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Siamo in un proiettile che sta bucando il tempo e lo spazio, sforando nell’altrove, sfondando il mondo conosciuto. I finestrini scusi, l’atmosfera da inquisizione, la cappa da inchiesta, le domande dell’accusa. Chi siamo e chi eravamo. Perdiamo il nostro passato a mano a mano che ci avventuriamo nella periferia mantovana. Fuori l’asfalto, le luci ci salutano, ci allontaniamo dal consolatorio mondo di cemento e clacson. I tre litigano, si accapigliano sui moduli e le procedure, tra precisione e sbadataggine, aspettando questa divinità godotiana nell’eventuale visita-premio che si presuppone faccia ai suoi manipoli di adepti fedeli in vista di promozioni. Sono eccitati ed impauriti, alzano la voce con i loro, adesso incorporei, ospiti.

Stiamo cercando un luogo per lo scambio finale. Rapiti da questo mondo per essere consegnati a quello parallelo. Ci comunicano che siamo appena morti in un incidente stradale. Nell’abitacolo c’è l’incertezza e la suspence di “Una pura formalità”. Siamo anime vaganti che fluttuano nell’etere. Non siamo più, stiamo passando, anzi trapassando. A miglior vita? E’ tutto da vedersi e dimostrare. Ma tra i tre le cose non vanno come dovrebbero. Ci sono tensioni e punti di vista completamente differenti su come gestire la situazione e la crisi. Varie teorie vengono intavolate, l’ansia prende il sopravvento, l’aria si fa pesante. Tra i trafficanti c’è il silenzioso autista, la bella e demoniaca navigatrice, il decisionista ed acido capo. Si scannano a colpi dialettici. In mezzo noi che non sappiamo chi siamo ormai, dove stiamo andando.

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Siamo stati cattivi è per questo che ci stanno portando velocemente via da questa terra, da questi nostri corpi. Non abbiamo più età né nomi né professioni. Ci hanno preso. Siamo nell’anticamera del dopo, a noi ignoto. Un parcheggio buio immerso nella campagna industriale della Pianura Padana è il luogo ideale per la permuta delle nuove anime accalappiate. Questo è il luogo deputato al baratto. Uno spiazzo che potrebbe presupporre l’arrivo degli alieni o almeno di un marchingegno stellare o alato o almeno celeste. Arrivano comunicazioni via radio inquietanti. Non c’è più controllo nell’abitacolo claustrofobico. Ci stringiamo nelle ginocchia, ci tocchiamo i gomiti.

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Tra i tre c’è, come sempre come da copione, un ribelle, un rivoluzionario che rompe le regole e stravolge il canovaccio. E’ il punto di rottura che fa iniziare la girandola di colpi di scena, di rincorse stile Le Comiche. Quello è il momento nel quale veniamo lasciati soli, noi pubblico senza istruzioni senza testo senza una linea prescritta da dover seguire. Quello è l’attimo in cui reagire, muoversi, fare, non rimanere passivi in attesa. Perché torneranno e decideranno della nostra sorte: se ammettere l’errore e “resuscitarci” oppure condurci comunque nel luogo stabilito. Anche se il capo non si fa vedere, anche se la delusione nei suoi discepoli è alta e feroce. Veniamo risputati dove siamo stati presi in un quasi remake della nascita-vomito di “Essere John Malkovich” pronti nuovamente alla vita, inconsapevoli ancora della sua finitezza.

Ilinx Machine” con: Nicolas Ceruti, Cristiano Sormani Valli, Mara Marini. Regia e dramaturg: Cristiano Sormani Valli. Progetto: Nicolas Ceruti, Cristiano Sormani Valli. Produzione: ilinx teatro, Residenza Teatrale Ilinxarium. Visto al Luoghi Comuni Festival, Mantova, il 14 marzo 2014.

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