recensioni — 16/03/2018 18:50

M²: metafora del traghettatore “buono” e “accogliente”….

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VORNO (Lucca) – Il gruppo romano Dynamis aveva già proposto dentro lo spazio della Tenuta dello Scompiglio diretto da Cecilia Bertoni nel programma primaverile 2017: ID, un lavoro di forte impatto psicologico interattivo mettendo in primo piano la relazione attore-spettatore unico, partecipante attivo sul tema dell’identità individuale e sociale con esplicita connotazione rispetto le identità sessuali e di genere. Si ripresenta di nuovo nello stesso spazio di straordinaria bellezza, oasi naturalistica che accoglie ospitalità internazionali fra svariati territori di arte e contaminazioni nei pressi di Lucca: questa volta con M² (il due è in alto piccolo a destra rispetto alla cifra M, in matematica quindi è un due al quadrato). Il lavoro è frutto di un laboratorio con i migranti, rifugiati politici, che si è svolto a Roma nel 2015, quindi prima dell’avvento della Giunta Raggi. E guarda caso, a fine spettacolo, abbiamo visto un insegnante di lingua Italiana che lavora nel territorio toscano, con un gruppetto di ragazzi di colore in inserimento, che erano e come noi, fra il pubblico a commentare tra loro quanto visto. In M² dei Dynamis diretto da Andrea de Magistris, (nato in residenza ad Armunia a Castiglioncello), il lavoro si sviluppa su un palco che è semplice pedana, dove un attore Francesco Turbanti, delimita con tanto di nastro adesivo-comunemente usato sul set teatrale ed anche televisivo, mentre chiede al pubblico se la delimitazione- i due metri per due – che sta segnando nelle quattro linee di quadrato perfetto, sono o non dritte.

E da qui parte la performance. Entrano sette persone (volontari fra il pubblico che hanno accettato la partecipazione attiva fin da prima lo spettacolo). Una voce fuori campo, quella di Dalila Rosa, inizia a dare indicazioni al gruppo dei sette su come collocarsi all’interno del quadrato magico. Sembra partire un gioco di squadra, quasi da laboratorio teatrale dove le persone interagiscono in sintonia a rispondere col corpo-mani braccia gambe piedi, alle richieste della voce fuori campo; che detta le regole del come posizionarsi all’interno del quadrato magico; in un non facile equilibrismo, costretto e dato lo spazio ridotto per sette corpi, anche di diverse moli e non tutte leggere.

Intanto sullo sfondo è proiettata l’immagine di un mare solo apparentemente rassicurante. Dal gioco da ragazzi ben presto si passa a ben altro scenario. Ben presto si scopre che quei corpi giocosamente in bilico tra esperimento laboratoriale e gioco-finzione, sono corpi-cavie in rappresentazione; di un tragico percorso, di chi quel mare da cartolina sullo sfondo, lo attraversa dentro lo spazio asfittico, da concreta prigione, delle carrette del mare- che qui e nella realtà di chi l’esperienza la racconta sulla propria pelle, “taxi” non sono.

E così quegli oggetti disposti fuori dal quadrato: un cellulare, le stesse scarpe lasciate fuori dai giocatori-attori, si trasformano in oggetti da incubo, da film dell’orrore. Così il giocatore Francesco Turbanti che all’inizio sembra essere una sorta di co-autore delle azioni che si svolgono all’interno dello spazio circoscritto, che incita a giocare ma da fuori lo spazio dei protagonisti – giocatori, si trasforma in aguzzino con tanto di manganello che si spende in una danza macabra. Una metafora del traghettatore che si offre da ospite che accoglie, per poi trasformarsi in carogna e sfrutta. Un lavoro capace di far pensare e che potrebbe evolvere in qualcosa di ancora più denso, duro ed efficace.

M²

ideazione e realizzazione Dynamis

con sette volontari e Francesco Turbanti

voce Dalila Rosa

Progetto sviluppato in laboratorio teatrale per rifugiati politici a Roma nel 2015

Produzione Teatro Vascello – Centro di Produzione Teatrale la Fabbrica dell’Attore in collaborazione con ONLUS Asinitas

Visto a Vorno (Porcari-Lucca), alla Tenuta dello Scompiglio, il 25 febbraio 2018

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