recensioni — 14/12/2017 23:32

L’oscillante follia di Re Lear di Giorgio Barbierio Corsetti

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ROMA – Un video mostra la festa orgiastica nella reggia di Lear. E’ ormai tendenza dei registi europei far iniziare le tragedie di Shakespeare come una scena del film “La grande bellezza” di Sorrentino. Ma nel Re Lear di Giorgio Barberio Corsetti (replica straordinaria al teatro Argentina di Roma per il Premio Europa affiancato da quello dell’Associazione Nazionale Critici) la leggera immagine bidimensionale sfuma e lascia il posto al peso della presenza sul palco degli attori che assumono il ruolo dei personaggi o meglio dei portatori di una storia che delinea destini. A questo bivio – passaggio dall’immagine al corpo fisico da un lato, accettazione di un plot eccezionale alla prova dei secoli –la regia comincia a mostrare una perdita di equilibrio come se la vicenda contaminasse la struttura stessa della rappresentazione. E tuttavia la storia artistica del regista romano, dalla metà degli anni ’70 in cui nacque il gruppo Gaia Scienza ad oggi, è talmente ricca di mutazioni, di ponti arditi e coscienti tra linguaggi – arti visive e tecnologia primitiva di televisori e riflettori, teatro circo e informatica – da far supporre una nuova mutazione, ancora instabile: verso la presenza immanente del teatro tout court. Lo stesso Barberio Corsetti, in uno dei begli incontri di cui il Premio Europa è promotore per tradizione, rivela che oggi per lui “il teatro è essere, esserci, presenza diretta”, corpo a corpo dell’attore col pubblico. Nuova tappa o esperimento? Lo scopriremo vivendo.

 

Re Lear regia Giorgio Barberio Corsetti foto di Achille Le Pera

Tornando al Re Lear, la meravigliosa delega agli attori della “gestione” della scena oscilla tra full immersion nella recitazione tradizionale e nostalgia del segno pittorico. E una sorta di seconda regia è demandata alle “svisate” live della chitarra acustica di Luca Nostro. Le fasi della follia di Lear (un Ennio Fantastichini che ben recupera la matrice di attore di teatro) sono scandite da minimali, allegre didascalie di sfondo, mentre il resto, appesantito da troppi carrelli a vista, precipita in uno strano realismo: isterie di Goneril (Francesca Ciocchetti non ronconiana), zompi di Edmund (Francesco Villano), finti blateramenti di Edgar (Gabriele Portoghesi). Salda il conto con l’intermezzo circense di Barberio Corsetti, il Matto di Andrea Di Casa, clownesco, metamorfico.

Re Lear regia Giorgio Barberio Corsetti_
foto di Achille Le Pera Ennio Fantastichini

Il Premio Europa 2017 intanto prosegue fino al 17 in 5 spazi: coi Ritorni di Peter Stein per il Riccardo II-Maddalena Crippa; con l’Hamletmachine di Mueller-Wilson per attori dell’Accademia Silvio D’Amico, visto a Spoleto e Vicenza; con i potenti estoni di Theatre NO99; le “Suicide Vergini” di Susan Kennedy; l’apertura al Sud-Sud europeo dell’Africa di Wole Soyinka e Fadhel Jaibi. Si torna al cuore dell’Europa con il Premio a Isabelle Huppert e Jeremy Irons, protagonisti di un esclusivo “Ashes to Ashes” di Pinter, che esalta l’Attore e l’Autore.

Prima nazionale dal 21 novembre al 10 dicembre al Teatro Argentina, una produzione Teatro di Roma e Teatro Biondo di Palermo.

 

Visto al teatro Argentina di Roma il 12/12 (replica straordinaria)

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