Danza — 10/09/2021 at 10:47

Sergei Polunin e il suo Purgatorio di Dante Metanoia

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RUMOR(S)CENA – RAVENNA – Dante Metànoia, spettacolo commissionato del Ravenna Festival 2021in celebrazione del settecentesimo anniversario della morte di Dante, ha inaugurato la Trilogia d’Autunno del Festival. Sergei Polunin, imprevedibile ballerino che lasciò a soli diciannove anni il Royal Ballett, all’apice delle sue prospettive artistiche, irrequieto e imprevedibile, affronta il poema dantesco Metànoia con un approccio già indicato nel titolo della sua performance: significa appunto cambiamento interiore, trasformazione, e anche conversione. Lo spettacolo presentato è il risultato di un lavoro a più mani, tre coreografi affrontano ciascuna cantica, tra cui lo stesso Polunin, che si è cimentato anche come coreografo nel Purgatorio. La prima coreografia, l’Inferno di Ross Freddie Ray e del video designer Yan Yanko, presenta questa cantica come un videogioco in cui Polunin si esibisce in una serie di contorcimenti tormentati e non evocativi dell’estetica intrinseca dei famosi versi rappresentati. Le musiche di Miroslav Bako aggrediscono il pubblico più che accompagnarlo nel viaggio. La scena cambia in colori e forme, e circonda il ballerino con una folla digitale, infine un gigantesco Lucifero chiude la prima cantica. Dopo una lunga pausa la seconda parte si presenta molto diversa, in coerenza con l’opera dantesca.

Purgatorio ©Silvia Lelli

Il Purgatorio di Polunin, musicato da Gregory Revert, è la parte più breve dell’intero spettacolo, e sembra quasi incompiuto, come ci si aspetta da un luogo di transito. Polunin afferma:”Ho scelto una via di mezzo perché credo di essere proprio in questa fase della mia vita”. Con semplici geometrie coreografiche è più comunicativo nella sua astrazione, e rimanda idealmente alla ritualità dell’espiazione, in una continua oscillazione tra il ricordo e la prospettiva futura, tra ombre e luci, che saranno via via più brillanti fino ad arrivare al passaggio in Paradiso. L’ascesi alla perfezione è tradotta in movimenti che da terra si elevano verso l’alto con una dinamica libera e classica contemporanei. I gesti nervosi consueti di Polunin sono qui sostituiti da gesti più morbidi e più armoniosi. La musica di Revert, per otto archi e quattro flauti, immerge la scena in un’atmosfera surreale.

Purgatorio ©Silvia Lelli

Il Paradiso, coreografato da Jirí Bubenícek sulle musiche di Kirill Richter, è infine un luogo lontano, indifferente all’essere umano. Richter, al pianoforte, sottolinea la distanza estatica perseguita ma non sempre raggiunta dalla danza, con l’orchestrazione che include strumenti in vetro e percussioni in metallo. Jirí Bubenícek crea una scena con nove statue stilizzate dal volto bianco che moltiplicano con timbro metafisico il protagonista e il maggior controllo e la pulizia dei movimenti di Polunin sublimano l’aspetto più intimo e introspettivo di questo ultimo movimento. Per concludere il risultato è una immersione visionaria anche se non sempre efficace nella Divina Commedia.

Purgatorio ©Silvia Lelli

Visto al Teatro Alighieri di Ravenna il 1 settembre 2021

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