recensioni — 10/06/2016 23:39

Il mito di Elettra di Sofocle e Alcesti di Euripide

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SIRACUSA –  È profondo il collegamento tra le due prime tragedie in scena fino al 19 giugno al Teatro greco di Siracusa per il 52 esimo ciclo di rappresentazioni classiche. Il mito è grande, inesauribile la sua fonte, e se gli dèi sono ancora presenti e riconosciuti nell’Olimpo sofocleo, ribelle è da sempre la stirpe umana, specie se donna. Protagoniste, come in alcuni festival teatrali europei, sono infatti nell’edizione 2016 le figure femminili, non solo quelle che danno il titolo alle opere – Elettra di Sofocle, Alcesti di Euripide – ma anche altre, specie nella vicenda conclusiva della famiglia degli Atridi, che in un crescendo di toni sviluppa azioni e reazioni di tre tipologie. La prima è rappresentata dalla regina Clitemestra, interpretata con sicurezza e forza da Maddalena Crippa: è la risposta temeraria al potere maschile, rovesciato nell’assassinio del marito Agamennone, usato nell’accoppiamento con Egisto, blandito nell’inutile seduzione rivolta al figlio Oreste che comunque la ucciderà. C’è poi, sempre nella tragedia di Sofocle, la figura di Elettra che la regia di Gabriele Lavia ha voluto affidare a una fragile Federica Di Martino, preda di isterica voglia di vendetta e quindi dipendente dalla volontà altrui. Infine, a rappresentare presenze mediatrici, portatrici di saggezza, Crisòtemi, sorella di Elettra, che ha rivelato inedita personalità grazie all’interprete Pia Lanciotti. E’ però la determinazione a conservare regno e stirpe a qualunque costo di sangue e di sofferenza ad accomunarle alla figura di Alcesti, affidata da Cesare Lievi nella regia dell’omonima tragedia di Euripide a Galatea Ranzi. Tenera madre, con toni romantici ante litteram, moglie pronta al sacrificio offrendosi all’Oltretomba al posto del marito Admeto, l’incarnazione è rimasta sulla soglia del simbolo per un deciso riferimento all’Oriente, richiamato dalle scene rosse come grandi pannelli di un palazzo giapponese alla Butterfly. Si direbbe averlo scelto la stessa Ranzi nella sua enigmatica, muta interpretazione al ritorno tra i vivi, graziata da un intervento pochade di Ercole (Stefano Santospago, fedele alla piega da commedia avviata da Euripide a metà del V secolo a.C.).

Se la regia di Lavia era corretta, socratica, eccetto che per lo scarso coinvolgimento del Coro delle donne, elemento invece fondamentale nella tragedia greca antica, quella di Lievi ha aperto rimandi non solo a vari moduli stilistici del teatro ma ha rilevato la (im)possibile dialettica tra mondo della donna e dell’uomo. Clitemestra usa la violenza maschile e muore uccisa, Alcesti resta sola perché la sua offerta suscita solo un egoistico risparmio.

 

Federica Di Martino , Maddalena Crippa @Centaro

Federica Di Martino , Maddalena Crippa @Centaro

 

Massimo Nicolini Pietro Montandon foto G. Carnera

Massimo Nicolini Pietro Montandon
foto G. Carnera

Elettra di Sofocle/Alcesti di Euripide, visto al Teatro greco di Siracusa

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