Festival(s) — 09/11/2013 18:29

Benvenuti a Folgòria: un viaggio nel passato dove scopri il presente. Katia Giuliani e Maria Caterina Frani guidano la Gloter Viaggi

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Esiste un posto al mondo che si chiama “Folgòria”? A sentire la Gloter Viaggi di Katia Giuliani si e se ne fa anche carico, accompagnando in visita in un luogo dove dal cielo piombano a terra centinaia di saette e fulmini. Sembra di essere sulla Luna , terre arse dal fuoco, boschi che si incendiano (anche per mano della malvagità dell’uomo che non si fa scrupoli nel devastare) e se scavi sotto terra appaiono ciottoli ferrosi e rossastri nati da una misteriosa alchimia dove i minerali si combinano tra di loro. Benvenuti a “Folgòria”, luogo di colline e montagne ricoperte di lecci, faggi e querce. Poche case sparute abitate da sole trenta anime che d’estate diventano centocinquanta. Ci si arriva percorrendo la strada che porta a Battiferro per arrivare a Cecalocco, un ameno paesino di case fatte di sasso le cui origini alto medievali arrivano fino ad oggi per la conservazione di un impianto architettonico urbano da credere di tornare indietro nella Storia. A condurci una guida d’eccezione: Maria Caterina Frani, la quale spiega che «il paese vide un esodo dei suoi abitanti a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale. Gente che si sfamava con farina di castagne ed erano quasi tutte donne. Non c’è l’Adsl e l’acqua è arrivata in paese solo nel 1972 e la strada nel 1965, la corrente elettrica nel 1932. Una terra che attira i fulmini per strane combinazioni come nube-nube; nube-suolo e fulmine a ciel sereno (da qui l’omonimo detto) senza fenomeni temporaleschi». Abitanti dei paesi limitrofi che si chiamavano nel passato con sopranomi divertenti ed ironici. «Gli africani erano gli abitanti di battiferro e erano soprannominati così perché lavoravano il carbone. Dei ciculi non ci sono notizie certe, ma ciculi in dialetto umbro è “cuculo” – spiega Katia Giuliani – forse c’era una massiccia presenza di questi volatili».

 

Maria Caterina Frani

Non è un semplice viaggio di una qualunque agenzia turistica; no la Gloter Viaggi è  l’invenzione drammaturgica e performativa di Katia Giuliani,con la consulenza drammaturgica ai testi di Caterina Poggesi, presentata al Festival internazionale della creazione contemporanea di Terni. Se il programma del festival presentava il suo progetto con la didascalia “Smarrirsi non va più di moda”, l’artista toscana spiega che «la prima volta che ho tentato di perdermi avevo 14 anni, con il mio motorino mentre tentavo di arrivare in un luogo sconosciuto, con l’intento di non trovare più la strada di casa. A pochi anni di vita mia nonna Lena Gloter (da qui il nome dell’azione performativa) mi portava in giro per l’Europa a bordo di affascinanti vagoni letto che non sapevo dove mi avrebbero portato. Sono gli albori di Gloter Viaggi.» Dall’alba ad un giorno del mese di Settembre del 2013, ne sono passati degli anni e gli ignari viaggiatori /visitatori di Folgòria arrivano a bordo di un motocarro guidato da Orlando Pompili, un signore che conosce bene la sua terra e ciò che offre. È l’inizio di un’avventura ai confini di una realtà che si nasconde e fa capolino mentre tu l’attraversi inconsapevole di essere pedinato. Finisci dentro un mondo altro, una vita già vissuta, in mezzo a reperti botanici, testimonianze della natura che in questi luoghi ha lasciato impronte misteriose. La guida conduce la piccola comitiva in visita ad una magica e luminosa wunderkammer (la traduzione letterale è stanza delle meraviglie) in cui sono depositati piccoli oggetti, crani di minuscoli animali, monete antiche , statuine di civiltà di secoli fa quando nei boschi della zona cacciavano con gli archi.

Un viaggio a ritroso dove sembra che ogni cosa sia animata da una misteriosa regia occulta quasi esoterica. “ Una deriva psico geografica che deriva dallo studio da un movimento letterario chiamato Lettrista – spiega Katia Giuliani – capo gruppo con tanto di bandierina in cima ad una piccola asta dove campeggia il logo della Gloter Viaggi. Un modo di abbandonarsi al fascino del racconto di storie del passato e il lasciarsi rapire da suggestioni come quando si finisce dentro un minuscolo cimitero trascurato e lasciato all’incuria del tempo. E come non restare attoniti quando leggi su una lapide di marmo recante parole risalenti alla fine del 1800: « Edace morte colse al fatal varco Molinari Patrizia nata il 10 marzo 1875 fra le caste donzelle. Pudibonda il 29 ottobre 1896 recava al cielo l’intatto giglio conserto di rose e mirti. La famiglia inconsolabile».

Katia Giuliani 

Resti in silenzio e solo lo stormire delle foglie mosse da una vivace brezza ti fa capire che sei desto e non stai sognando. Intorno crescono erbacce da dove spuntano croci di ferro malandate datate 1922. Ti sembra di vedere cosa è accaduto centinaia di anni prima in quel luogo. Una pieve diroccata si appoggia accanto al cimitero e incuranti del pericolo di crollo, una volta entrati si assiste a come l’uomo preferisca cancellare la memoria dei suoi avi, lasciando che tutto imploda senza pietà per un luogo che fu un tempo dedito alla fede e votato alla sacralità. È l’ antica chiesa di San Giovenale risalente al XII secolo , edificata sulle rovine di un’ antica torre di avvistamento. Ora ci vivono uccelli e piccioni al posto dei fedeli. Si respira aria di misticismo deturpato dalle ferite sui muri che ancora trasudano pochi frammenti di affreschi di chissà quali artisti arrivati fin quassù. Ci si chiede perché la tutela e la cura di una Sovrintendenza alla Belle Arti competente abbia trascurato in modo clamoroso un edificio storico e religioso come quello visto.

La guida Maria Caterina Frani, una brava attrice capace di creare un personaggio ironico e divertente nella sua compostezza in grado di addentrarsi in un bosco devastato dall’incendio per mano dolosa dall’uomo. Un paesaggio da film horror dove trionfa il nero e il grigio e macchie di bianco che non è altro che la calcificazione degli alberi e delle pietre. Si sente ancora l’odore acre del fumo e della cenere. E se qualcuno ha ancora dei dubbi, Katia Giuliani spiega cosa significa partecipare a questa esperienza dove i sensi vengono sollecitati intensamente: «Gloter viaggi non è uno spettacolo, e di conseguenza non ha bisogno di un pubblico. Piuttosto si tratta di trasformare lo spettatore in attore, viaggiatore protagonista di uno show quale la scoperta dello spazio che ci circonda, un’esplorazione che presuppone un forte spirito critico (libero da pregiudizi), e una profonda osservazione non solo dello spazio, ma anche di ciò che accade al suo interno, della capacità di individuare il dettaglio. Un viaggio che vuole essere un’esperienza attraverso un passaggio fatto di percorsi anomali, una deriva guidata, in bilico tra realtà e fiction, per mettere in crisi i filtri epistemologici attraverso cui siamo abituati a guardare il mondo, a favore del folle, del brutto, del disturbante, dell’insignificante e dell’alogico.»

Il suo concetto performativo artistico si rifà in qualche modo – come lei stessa spiega – al Lettrismo (dal francese Lettrisme, lettre, lettera), un movimento parigino, avanguardista, culturale e artistico, teorizzato da Isidore Isou, in collaborazione con il poeta Gabriel Pomerand. Un movimento culturale che puntava all’innovazione nelle discipline del sapere e della vita, dalla poesia al teatro, dalla pittura alla scultura, con l’ambizioso compito di rinnovare sia il pensiero filosofico che quello scientifico. Un’ispirazione che non ha evitato però di coinvolgere gli stessi abitanti, in grado di realizzare un progetto, che sta in mezzo tra il piacere di lasciarsi trasportare in un viaggio metafisico e la visita culturale. Uomini e donne di Cecalocco, coinvolti dall’artista capace di entrare nella loro vita vissuta e raccontata. Testimonianze preziose come il presepio costruito tutto a mano da chi per anni ha creato un modellino in scala del paese, un tempo un vanto tanto che era salito fin quassù Carlo Rambaldi, tre volte vincitore dell’Oscar per i migliori effetti speciali al cinema.

Ora di questo straordinario plastico in grado di far muovere le statuine, aprire e chiudere le finestre delle casette di sasso, muovere le carriole dei contadini, accendere le luci, movimentare tutta una serie di azioni quotidiane, è rimasto ben poco, a testimonianza anch’esso di come sia possibile trascurare il proprio patrimonio artistico-culturale. La voce di chi lo ha costruito racconta di come la promessa dell’amministrazione di Terni non sia stata mantenuta nel dare ospitalità al presepio in un edificio che lo conservasse, senza finire smontato a pezzi nelle cantine e qui caduto in oblio, se Katia Giuliani non lo avesse riscoperto e riportato alla luce degli occhi dei visitatori della Gloter Viaggi, arrivati in un paesino nascosto tra i boschi che pulsa di vita e di verità, dove il progresso non ha scalfito ancora quella genuinità di uno stile di stare al mondo, fatta di cose semplici come il pane e l’olio offerto con generosità al termine di un viaggio nel passato. Quello che ci appartiene ma troppe volte smarrito.

 

 

Viaggio a Folgòria Gloter Viaggi di e con Katia Giuliani e Maria Caterina Frani collaborazione drammaturgica di Caterina Poggesi Travel soundtrack Le Schwarz un particolare ringraziamento a Lucio Mattioli, Otello Brunotti, Federico Moriconi, Andrea Fischietti, famiglia Pompili, Circolo Arci di Cecalocco

 

Visto al Festival internazionale della Creazione Contemporanea di Terni il 22 settembre 2013

Cecalocco è un piccolo comune in alta collina a 605 metri sopra il mare nel territorio di Terni (Umbria) immerso nel verde dei boschi di leccio , dei castagneti e della macchia mediterranea caratteristica di questa regione. Il piccolo borgo risale all’ epoca alto medioevale. La prima comunità sembra essersi stabilita in questa zona protetta da un insediamento militare per le condizioni ottimali di fortificazione a difesa delle terre Arnolfe del ducato di Spoleto e in epoca romana a difesa della via Flaminia. Oggi conosciuto oggi come rocca dei Santi , è posto alla sommità di un costone roccioso che domina dall’alto la Val di Serra.

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