Recensioni — 09/05/2022 at 08:51

Agrupación Señor Serrano, la scalata a The Mountain per raggiungere la verità

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RUMOR(S)CENA – GENOVA – Tre schermi, quattro tavoli, una pedana centrale, telecamere e altri gadget distribuiti sul palco del Teatro della Corte Ivo Chiesa di Genova. Sotto una luce verde, loro, gli Agrupación Señor Serrano composti da Anna Pérez Moya, David Muñiz, Àlex Serrano e Pau Palacios, che giocano in silenzio con movimenti fatti di piccoli gesti. Vogliono far sapere, è una premessa, che questo spettacolo performance era stato studiato molto tempo prima che si parasse a i nostri occhi il conflitto tra Russia e Ucraina e che hanno deciso di lasciare tutto immutato. La pièce è stata insignita del Leone d’Argento alla Biennale Teatro di Venezia nell’anno 2015.

The Mountain RID – © Jordi Soler

Improvvisamente, e attraverso un cambiamento radicale di luce, lo spazio si trasforma in un bianco immacolato e rivela che siamo sulla montagna. Un corpo disteso, la neve spruzzata, è tutto visibile. Una donna parla in inglese faccia a faccia e informa (sottotitoli in italiano): qui la verità la facciamo noi e voi la sosterrete. Accettiamo, quindi, il tacito accordo di scambio tra spettatore e scena. Ed è l’enigmatica scoperta del corpo del britannico George Mallory nel 1999, che insieme ad Andrew Irvine fece una spedizione maledetta sulla cima dell’Everest nel 1924, che dà il via ad un dramma frammentato e che intreccia trame parallele su diversi personaggi del mondo della politica, del cinema e delle arti, indicando eventi paradigmatici della storia contemporanea per avvicinarci all’eterno dilemma: dove inizia e dove finisce la verità. Per questo, Orson Wells, Vladimir Putin, Tom Cruise o Ruth Mallory sfilano, intrecciandosi in pezzi di documentari e altri riferimenti attraverso risorse audiovisive, oppure interpretati da alcuni degli artisti.

The Mountain RID – © Jordi Soler

Grazie alle riprese dal vivo, il pubblico si avvicina a dettagli e oggetti strategicamente ordinati o modelli interattivi che danno vita a paesaggi in cartone, personaggi in plastica, ambientazioni interne ed esterne di piccola scala, realizzate brillantemente, che consentono loro di girare dei piccoli film davanti ai nostri occhi. C’è un lavoro di profonda ricerca tra le tecniche digitali e analogiche che compongono un linguaggio tecnologico ed artigianale nello stesso tempo. È un lavoro tremendamente visivo ed intellettuale che invita a riflettere. Ma rimane molto freddo. Il raggiungimento della vetta ci lascia senza emozioni.

The Mountain RID – © Jordi Soler

The Mountain è un’opera sulla verità ed il suo contrario. Con un susseguirsi di sequenze parallele e salti di spazio, ci espone che le credenze e le certezze estese nella società postmoderna e attuale non si basano sull’empirismo scientifico, ma sulla fiducia. In questo modo, le coscienze possono essere manipolate scavando nelle convinzioni emotive e profondamente radicate. Qualsiasi barbarie può essere vera oppure no: dipenderà solo da chi lo comunica, trasmettendo fiducia, perché la credibilità si ottiene con quella trasmissione diretta al sentimentale e non al cerebrale. Così, il potere resta nelle mani di un mago con un potere enorme: quello della gestione delle coscienze.

Visto il 29 aprile al Teatro della Corte Ivo Chiesa, Genova

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