Joker di Todd Phillips vince il Leone d’Oro; Luca Marinelli la Coppa Volpi per Martin Eden. Biennale Cinema di Venezia.

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RUMOR(S)CENA – BIENNALE CINEMA 2019 – LEONE D’ORO JOKER – VENEZIA – Un elenco di nomi titolati (non sempre costituiscono certezza di pellicole di qualità), hanno caratterizzato con successo la 76esima edizione della Mostra Internazionale di Arte cinematografica della Biennale di Venezia. 21 i titoli in concorso per il Leone d’Oro sono sfilati sul tappeto rosso insieme ai loro protagonisti. I registi, attrici e attori prescelti dalle giurie non sono garanzia di successo incondizionato ma in questo caso la qualità artistica si è dimostrata vincente.

Joker Joaquin Phoenix crediti Nico Tavernise

Todd Phillips ha portato al Lido di Venezia l’attesissimo Joker, una dolorante versione dark sulle origini della maschera col ghigno interpretata da un Joaquin Phoenix al massimo delle sue capacità trasformiste. Oscuro, inquietante, brutale e triste, è la storia di un uomo maltrattato e bullizzato che non inizia a vivere finché non muore dentro. Pur cercando di affermare la convinzione di come il regista Todd Phillips possa essersi ispirato a Taxi driver di Martin Scorsese, qui riesce davvero a superarlo. Cattura il sapore della forza artistica di uno dei primi film di Scorsese ma crea anche qualcosa di decisamente diverso e unico capace di travalicare questi confronti. La performance di Phoenix è la vera forza del film. È un trionfo di abilità ed impegno, un contendente per la corona per la sua migliore esibizione mai vista fino ad oggi ed è probabile che si porterà a casa anche l’Oscar. L’attore convoglia nella sua interpretazione qualcosa di ultraterreno: un uomo consapevole di diventare un “mostro” psicotico in grado di entrare violentemente dentro di sé, pur cercando di contenerlo. Pensa sia giusto farlo affinché non accada più perché sa di essere “il mostro “ lui stesso.

 

Joker Joaquin Phoenix crediti Nico Tavernise

E tutto questo gli piace. Torcendosi e contorcendosi come una marionetta rotta – e talvolta come un granchio o uno strano insetto che striscia fuori dal suo bozzolo – Phoenix lascia manifestare lo squilibrio interiore in ogni movimento, in ogni sguardo. C’è malevolenza che filtra dai suoi stessi pori. All’inizio è molto difficile da percepire, perché l’attore riesce abilmente a far credere alla lotta contro se stesso che Joker ingaggia per mascherare le sue tendenze psicotiche demenziali e criminali: alla fine, però, l’agghiacciante verità viene a galla. Per l’Italia l’uscita è prevista il 3 ottobre e l’attesa si farà sentire in quanto è il vincitore assoluto della Mostra premiato con il Leone d’Oro. Si può senz’altro affermare che Joker è uno dei veri capolavori del cinema di supereroi ed in assoluto uno dei più grandi successi cinematografici del 2019.

Luca Marinelli è stato premiato meritatamente con la Coppi Volpi come miglior interprete maschile per il film Martin Eden di Pietro Marcello, rivisitando all’italiana l’omonimo romanzo di Jack London che descrive l’ascesa sociale di un marinaio nella Napoli del dopo guerra; dall’animo sensibile nel cercare il riscatto dal proprio status sociale attraverso la conoscenza da autodidatta della poesia e della letteratura. L’attore ha voluto dedicare la sua vittoria a chi salva le vite in mare:
«Ho questo premio tra le mani anche grazie ad un uomo di nome Jack London che ha creato questo personaggio meraviglioso. Un marinaio che cercava la verità. Per questo vorrei dedicare questo premio a tutte le persone splendide che sono in mare a salvare altri esseri umani che fuggono da situazioni inimmaginabili. E grazie anche per evitarci di fare un figura pessima con noi stessi e con il prossimo. Viva l’umanità e viva l’amore».
Il film è già visibile nelle sale italiane dal 4 settembre.

 

Martin Eden Luca Marinelli

La vérité di Kore-eda Hirokazu, interpretato da Catherine Deneuve e Juliette Binoche, è un riuscitissimo esperimento, in versione occidentale, dell’intelligente creatività del regista nipponico: Palma d’oro 2018 al festival di Cannes con il lungometraggio Affari di famiglia. Un in-and- out tra bugie e verità che tengono in piedi, ma non troppo, una famiglia in cui una madre ingombrante e super ego auto centrata si rapporta con la figlia in bisogno d’amore ed il resto del suo entourage. Mirabile interpretazione della Deneuve o forse faceva solo se stessa?
The perfect candidate di Haifaa Al Monsour, fornisce un realistico spaccato della strada lastricata di intemperie sulla quale le donne saudite devono ancora camminare per ottenere una credibilità agli occhi della società maschilista e con la quale, seppur all’alba del terzo millennio, devono fare i conti: ed è proprio una strada, infangata ed inaccessibile, davanti all’entrata dell’unico pronto soccorso in città e per la cui asfaltatura si batterà una giovane dottoressa, il propulsore di questa bella storia.

 

 

LA Vérité Juliette Binoche, Catherine Deneuve Ethan Hawke crediti L.Champoussin – 3B-Bunbuku-MiMovies-FR3

The Marriage story di Noah Baumbach, narra dell’evoluzione del rapporto sia personale che professionale di due giovani coniugi, per merito del loro divorzio. New York, terzo millennio, Adam Driver è un giovane regista di teatro sperimentale il quale si innamora, ricambiato, di un’attrice, Scarlett Johansson, diventata nota al grande pubblico per aver interpretato una pop-fiction. Coronano il loro sogno di lavorare insieme e di costruire una famiglia con la nascita di un figlio, ma qualcosa si infrange quando lei si rende conto che necessita di realizzarsi in quanto attrice e decide di accettare un’offerta per girare un film a Los Angeles, dove è nata, e portare con sé il figlio. Da qui in poi sarà una discesa agli inferi, a colpi di avvocati e tiri e alla fune con un sottofondo, però, di un amore e rispetto ancora presente, ed anche una notevole dose di umorismo. Laura Dern  nei panni dell’avvocato divorzista senza scrupoli ma materna, risulta davvero un’attrice strepitosa. La sceneggiatura non regala nulla di particolarmente nuovo, non vi sono colpi di scena, ma il regista Baumbach ha saputo trovare una propria lettura su di un argomento spinoso e di attualità dirigendo gli attori, tutti, fino ad estrapolare la loro parte più intima, con il risultato di rendere profonda la psicologia dei protagonisti di questa amara storia di una separazione che, in contro tendenza, unirà la coppia anziché dividerla.

Marriage Story Laura Dern Scarlett Johansson

Ad Astra di James Gray, è un viaggio nella relazione tra un padre, Tommy Lee Jones, scomparso da tempo nel cosmo, ed un figlio, Brad Pitt, il quale affronta un lungo cammino da cosmonauta per ritrovarlo. Una narrazione di matrice fantascientifica su come non dovrebbero esservi limiti alla preservazione dei legami più profondi.

Ad Astra Brad Pitt

 

Il sindaco del Rione Sanità di Mario Martone. Dalla pièce teatrale di Eduardo De Filippo allestita in teatro dallo stesso regista due anni fa, al film ambientato sulle falde del Vesuvio e con lo stesso bravissimo interprete Francesco di Leva. Molto intensi i personaggi dove nel loro dialetto napoletano si affidano nelle mani di un giovane Don Antonio Barracano in una Napoli in cerca di giustizia, che da sempre mostra le sue due facce. Il film ha vinto il Premio Francesco Pasinetti 2019 e Il Leoncino d’oro Agiscuola 2019

 

 

Il sindaco del rione Sanità Francesco Di Leva crediti Mario Spada

J’accuse di Roman Polanski, il quale non si è presentato sul tappeto rosso causa i troppi rumors a suo carico, rilegge il celeberrimo affaire Dreyfuss, che divise la Francia di fine ‘800. Protagonista un commissario del controspionaggio militare dell’esercito (Jean Dujardin, Palma d’Oro a Cannes 2011 per The artist) il quale scopre che, seppur assicurato alle patrie galere sull’isola del Diavolo il capitano di origine ebraica Alfred Dreyfuss accusato di spionaggio, il flusso di informazioni ai tedeschi non è cessato: chi sarà il vero colpevole? Prestigioso il cast, da Emmanuelle Seigner a Mathieu Almaric a Louís Garrel.

Pablo Larraín torna alla Mostra con Ema, melodramma dalle sonorità e coreografie reggaeton, girato nella sua Valparaiso in Cile. Forse il film meno incisivo visto fino ad ora. Parla di genitori incapaci di un’adozione che si sfidano a colpi di sessioni di danza di strada e sesso e un finale a sorpresa. Tra i protagonisti Gael García Bernal.
Da segnalare, fuori concorso ma degno di nota, l’ultima creazione di Costa-Gravas, Adults in the room, un’ avvincente ricostruzione della trattativa del governo di Atene con i vertici del Fondo monetario a i tempi della crisi economica del 2015, tratto dall’omonimo diario dell’ex ministro delle finanze greco Varoufakis. Ottimi interpreti e un ritmo incalzante.

 

Wasp Network Gael García Bernal

 

Wasp Network di Olivier Assayas affronta i fatti reali ricostruiti nel libro di Fernando Morais The last soldier of the cold war (L’ ultimo soldato della guerra fredda). Negli anni ’90 cinque agenti segreti del controspionaggio cubano si infiltrarono nelle organizzazioni anti-castriste di Miami, attivando una caccia spietata da parte dell’FBI. Penelope Cruz, Edgar Ramirez e Gael García Bernal interpreti d’eccezione.
Mery Streep a 70 anni è l’unica attrice a livello mondiale che riesce ancora ad entusiasmare gli spettatori in sala. In The Laundromat (La lavatrice) è affiancata da Gary Oldman e Antonio Banderas i quali, in questo lavoro del premio Oscar Steven Soderbergh, cercano di illustrare, seppur a tratti confusamente, il mondo corrotto nascosto tra le righe de i Panama Papers. Il regista parte da un libro-inchiesta che fece assai scalpore dove si narra dell’ imponente inchiesta svolta da ben 400 reporter sui documenti confidenziali provenienti da un’importante studio legale di Panama specializzato in occultamenti di ingenti patrimoni. Umorismo un po’ forzato ma con ritmo.

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