Biennale di Venezia, Danza — 07/04/2023 at 14:32

Gli stati d’animo “alterati” dalla danza nella Biennale di Wayne McGregor

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RUMOR(S)CENA – VENEZIA – Dal 13 al 29 luglio si svolge a Venezia Altered State, il cartellone degli “alchimisti del movimento” scelti dal direttore inglese Wayne McGregor al suo terzo anno di conduzione. Dalla retrospettiva sull’opera pioniera di Simone Forti alla vitalità frizzante della compagnia cubana di Carlos Acosta.

Insaziabile ricercatore di assonanze fra corpo e danza, in questa sua terza direzione della Biennale Danza Wayne McGregor non si ferma al cosa ci muove, ma passa direttamente al cosa ci com-muove, coinvolgendo lo spettatore nella sua indagine. Il metodo è il medesimo usato per le sue coreografie: concentrarsi su quello che accade al nostro corpo (e cervello) mentre assistiamo a una danza. La parola d’ordine è “interocezione”, ovvero quel “presente emozionale soggettivo” che ci rende consapevoli delle sensazioni provate, la tempesta più o meno incalzante di sollecitazioni chimiche e sensoriali che ci coglie davanti a una performance,soprattutto di danza.

Ajiaco di Acosta Danza – © Hugo Glendinning

Rendiamo grazie a McGregor per non aver tirato in ballo – è il caso di dire – gli abusati neuroni a specchio, anche se responsabili di gran parte delle nostre reazioni. Interocezione è un concetto più vasto e respirato, pronto ad adattarsi a un cartellone molto versatile ma incentrato sulla fisicità, persino carnale, del corpo, e sull’alchimia del movimento che alcuni artisti sanno imprimere creando quegli Altered States (stati alterati) della nostra percezione che danno il nome al programma. Le linee guida sono date in primis dalla presenza eclettica di Simone Forti – Leone d’oro 2023 a riconfermare, dopo il riconoscimento dato a Steve Paxton nel 2014, la grande eredità della post modern dance americana sulle creazioni contemporanee. A 88 anni, Forti verrà omaggiata con una retrospettiva che esplora gli oltre sei decenni di sfaccettata carriera, dalle rivoluzionarie Dance Constructions in odore di Fluxus alle opere su carta, video, ologrammi. Un vivace repertorio tra arte visiva e danza contemporanea che continua a dirci cose, inaugurando la Biennale Danza il 13 luglio.

L’altro polo di riferimento è la presenza di Carlos Acosta e della sua compagnia fondata nel 2015 per valorizzare i giovani talenti di Cuba, come fece per lui Alicia Alonso sotto le cui ali è cresciuto per poi volare al Royal Ballet di Londra che ha consacrato la sua carriera di danzatore e coreografo. Le caratteristiche della scuola cubana – tecnica brillante, energia ed espressitivà sensuale – sono esaltate in un bouquet di coreografie, passando dall’esotismo saporoso di una prima mondiale del venezuelano Javier de Frutos alle costruzioni sentimentali di Sidi Larbi Cherkaoui, ritorno particolarmente gradito del coreografo belga-marocchino che molto ha danzato e creato nel nostro paese.

A firma dei Leoni d’argento 2023, Tao Ye e Duan Ni, è lo spettacolo presentato a Venezia per la prima volta della loro compagnia Tao Dance. Un’esperienza ipnotica che avvolge il pubblico in una spirale di movimento, quasi a spingerlo in uno stato di trance meditativa. Torna alla Biennale anche un altro Leone d’Argento (2021), Oona Doherty che ha creato per l’occasione Navy Blue, strana ode alla vita in una società che deve cambiare se non vuole soccombere. Uno sguardo simile, crudo e coraggioso, è quello dell’artista colombiana/canadese Andrea Peña con BOGOTA, esplorazione di forme ibride del movimento attraverso “una lente barocca postindustriale, queer e latinoamericana”.

MÁM di Michael Keegan-Dolan- © Matt Grace

Emozioni in novanta minuti sono proposte con MÁM da Michael Keegan Dolan in una maratona di danza e musica che vuole esplorarle tutte, intrecciando le performance dei suoi dodici danzatori, musiche tradizionali irlandese e musica classica europea. Variation(s) sono i due assoli creati da Rachid Ouramdane, in bilico fra trance e stato di veglia, mentre è Luna Cenere l’artista scelta per rappresentare l’Italia con le sue indagini sul corpo nudo, postura, oggetto e paesaggio – tipiche della sua ricerca – nell’inedito Vanishing Place.

On The Nature Of Rabbits è l’opera con la quale Pontus Lidberg presenta la sua compagnia alla Biennale. Una parabola tra amore e sesso nei primi anni Novanta con riflessi(oni) sull’evoluzione della nostra relazione con la natura. Mescolando danze di strada, hip hop, testo e teatro fisico, Botis Seva prova a tracciare una mappa del mondo contemporaneo, focalizzando in BLKDOG la questione di “come combattere i vizi per trovare un senso di pace”.

Pendulum di Lucy Guerin – © Sarah Walker

Infine, tra gli altri appuntamenti in programma, spicca la curiosa installazione dell’australiana Lucy Guerin che in PENDULUM all’Arsenale usa 39 pendoli a cui sono appese delle campane, tra le cui oscillazioni si muovono i performer in dialogo attivo. Una sperimentazione che ricorda quella di William Forsythe – geniale pioniere spesso un passo avanti a tutti -, sempre alla Biennale nel 2012, con Nowhere and Eveywhere at the Same Time. Anche qui con pendoli schivati e incontrati da un performer. A volte certe ispirazioni ritornano.

LA BIENNALE DANZA IN NUMERI

Il cartellone va dal 13 al 29 luglio, diviso in cinque aree tematiche

: Live/Installazioni, Biennale College, Collaborazioni, Film, Incontri con gli artisti/Workshop.

 7 prime mondiali, 3 prime europee e 9 prime italiane, che includono artisti di spicco della danza mondiale e voci emergenti innovative. Nell’arco di 17 giorni, saranno in scena a Venezia oltre 150 artisti in 89 eventi.

Per informazioni ulteriori e dettagli consultare il sito: https://www.labiennale.org/it/danza/2023

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