Danza — 06/12/2017 18:56

“Resistere Creare”: l’uso politico e sociale della danza

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GENOVA – “Chi vuol ballare con me?”, chiede all’improvviso un danzatore nel foyer del Teatro della Tosse di Genova. Si fa largo tra la gente, timidamente, una bella ragazza che abbandona una custodia di strumento musicale – musicista, quindi, non ballerina. E comincia a modulare con attenzione, poi con maggiore fiducia i movimenti su quelli di uno dei componenti di Balletto Civile, l’ensemble di Michela Lucenti che dirige questa terza edizione di “Resistere Creare“. E’ una performance estemporanea, dolce e rassicurante. Ma le esibizioni possono essere molto energiche in questo intermezzo, chiamato “Impronte”, che racchiude in sintesi lo spirito di un progetto. “Resistere Creare” propone infatti, attraverso gli spettacoli e 8 laboratori fino al 10 dicembre, un uso politico e sociale della danza come mezzo per attivare il Pubblico Corpo ossia lo scambio tra audience e professionisti motivati a mettersi in gioco nella limpida comunicazione della danza.

La giornata di domenica 3 dicembre, ad esempio, ha coinvolto al Teatro della Tosse prima una platea di genitori e figli dai 2 ai 13 anni, in una versione dello Schiaccianoci di Ciaikovskij, che includeva molte componenti: parti danzate dai Natiscalzi allievi di Abbondanza Bertoni; parti cantate dai bambini del coro del teatro Carlo Felice; azioni acrobatiche su tappeto elastico; testi improntati al valore del ricordo e dei desideri… “Un panino troppo imbottito” ci ha detto Giulia, 5 anni, critico severo che avrebbe gradito una durata minore dello spettacolo.

 

Dopo l’intermezzo fascinoso di Impronte, si produce Marco Chenevier capofila del Tida Teatro Danza per l’esilarante riedizione di Quintetto, versione per 5 danzatori sui rapporti tra scienza e arte, dedicata al Nobel Rita Levi Montalcini. Chenevier appare invece solo in scena e, adducendo una diserzione dei compagni, chiama volontari dal pubblico per improvvisare in diretta un tecnico luci, un dj e quattro interpreti. La risposta è immediata: chi si mostra pronto a indovinare le luci, chi a passare musiche dal proprio cellulare, chi per stare in scena. Le istruzioni di Chenevier sono quasi naziste, pur nella gentilezza dei modi. E la performance risulta formidabile, per i disponibili rappresentanti del pubblico che – intenerimento nei confronti dell’artista? divertimento? – si producono in una rappresentazione incredibilmente corretta, lasciando inoltre a Chenevier lo spazio per mostrare la sua bravura come danzatore.

 

Il festival viene ospitato in un contesto di grande apertura, come dimostra da anni il Teatro della Tosse di Genova tra sale deputate e nuovi spazi. Dopo i solo di tre giovani performer (Yoris Petrillo, Simone Zambelli e Demian Troiano Hackman) sul mondo degli uomini e le giornate dedicate a Anna Halprin, teorica del “danzare la vita”, la rassegna di incontri e spettacoli culmina il 10 con una star come Boris Charmatz che in Danse de nuit coinvolge nella piazza i presenti in un percorso di collegamento tra danza contemporanea e sonno, sogni, incubi.

 

Visto al Teatro della Tosse di Genova il 3 dicembre 2017

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