recensioni — 05/04/2019 09:50

Lebensraum (Spazio Vitale): un film muto a teatro di Jakop Ahlbom

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RUMOR(S)CENA – LEBENSRAUM – TEATRO DELLA TOSSE – GENOVA – Un film muto a teatro? Jakop Ahlbom può farlo. Laureatosi in mimo presso la Mime Training di Amsterdam nei primi anni ‘90 si distinse da subito come lo studente più promettente ed esuberante, ricevendo il Top Naeff Prize. Forgia il suo stile con elementi di mimo, teatro, danza ed illusionismo per giungere al suo linguaggio teatrale unico.
Lebensraum (Spazio vitale), presentato per la prima volta in Italia alla Biennale di Venezia 2018, è basato sul film co-diretto ed interpretato da Buster Keaton nel 1920, The Scarecrow (Lo spaventapasseri).
L’apertura della scena catapulta dentro ad un salotto dal vecchio stile inglese, dotato di una tapezzeria a righe verticali assai inquietante dove i due musicisti (gli Alamo Race Track), si mimetizzano perfettamente indossando, appunto, abiti identitici alla stessa (quando si dice: fare tappezzeria). Da qualche parte, sul letto che poi diventerà un armadio, avvolti dalla semioscurità, vi sono i performers Reinier Schimmel e Yannick Greweldinger, a malapena distinguibili. Sono i nostri Buster Keaton per la serata. La performance prende forma quando due inventori in camice bianco consumano tranquillamente la loro colazione seduti ad un lungo tavolo rettangolare e come accade esattamente all’inizio del vecchio film di Keaton, il set è fornito di ampolle, condimenti e posate che sono sospesi sulla loro testa con un complicato sistema di carrucole e piccoli pesi di sabbia. Con precisione calcolata al secondo i due commensali agiscono su i vari pesi penzolanti sopra di loro, scambiandosi ketchup e bottiglie d’acqua che volano attraverso la stanza mentre il cestino del pane viaggia su di un piccolo carrellino a rotelle.

La precisione è di rigore e la performance è basata principalmente sulle prodezze mimiche ed atletiche, senza alcun margine di errore. Ma poi fa la sua entrata Silke Hundertmark ovvero The Girl: dapprima in veste di manichino, con un sorriso dall’aria vuota, ma che ad un certo punto prende vita autonoma mantenendo una rigidità impressionante, seppur lanciata in aria, capovolta a testa in giù, sballottata a destra e a manca, rimbalzando a terra. Senza mai scomporsi. Il resto dello spettacolo è un fracasso squisitamente cronometrico, il tutto avviene nel piccolo spazio vitale che fa de i muri di tappezzeria dei nascondigli e passaggi segreti, in un crescendo piuttosto anarchico mentre gli Alamo Race Track eseguono i loro brani anche arrampicati sopra gli armadi. La fatica dei performers viene rivelata soltanto dalle gocce di sudore che colano da i loro volti dipinti di bianco. Il lavoro di Jakop Ahlbom si concentra sull’essere umano che con difficoltà si rapporta con se stesso ed il proprio ambiente. Mostra come qualcuno riesce ad interagire in un mondo che non sempre è ciò che appare. Esamina i limiti della nostra normale esistenza e cosa succede quando decidiamo di attraversarne il confine. L’amore è un tema importante nel suo lavoro e lo usa come guida per i personaggi, unendo tragedia e umorismo.

Visto al Teatro della Tosse di Genova il 30 marzo 2019

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