Festival(s) — 04/07/2011 17:52

Cinque poetesse della Vita, sono le Nonne di Sieni

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CASTIGLIONCELLO – “Tutti riceviamo un dono. Poi, non ricordiamo più né da chi né che sia. Soltanto, ne conserviamo pungente e senza condono – la spina della nostalgia”. Giorgio Caproni, poeta (Livorno 7 gennaio 1912-Roma 22 gennaio 1990).

E di doni si parla dopo essere usciti dal minuscolo giardino inselvatichito, dove su un lato tra fasci d’erba secca, alberi di fichi, rami deposti sulla nuda terra, si erge una casetta dalle tinte pastello. Sembra uscita da un libro di fiabe illustrate. E’ quella di Lina, una delle “Cinque Nonne”, creazione di Virgilio Sieni per il festival Inequilibrio 2011. Cinque nonne, assorte in faccende apparentemente quotidiane, eppure così dense di commozione vera. Gesti minimalisti, autobiografici. Traspira da dentro la cucina un sentore di odori antichi, dove si viene accolti come ospiti improvvisi, salutati con un gesto regale della mano. Una liturgia di piccoli esemplici movenze – di lei – la prima nonna, una signora dal viso gentile, addolcito dall’età. Accarezza un limone posto sulla fruttiera al centro della tavola. Natura morta dai colori riverberati. Chiude gli occhi lasciandosi andare a reconditi pensieri nostalgici. Epoche sfumate via con la vecchiaia. Sulle pareti si raccontano fotografie sbiadite di vite trascorse, affetti, visi maschili famigliari.

Basterebbe questo per descrivere, come Virgilio Sieni, sia riuscito a far rivivere un viaggio a ritroso, dove noi adulti ridiventiamo bambini emozionati. C’è una poetica (come in tutti i lavori di questo artista capace di coinvolgere il corpo-mente, sia il cosiddetto normodotato o il diversamente abile), da lasciarci attoniti, tant’è la delicatezza di donare frammenti desunti da storie di vita reali. Solo lui riesce a mutuarli in storie universali, dove l’io e l’altro diventano parte integrante di un percorso etero/auto coscienziale. Metafore esistenziali, virate attraverso la malinconia del gesto fisico, che si proietta nell’aria e lascia traccie di memorie ancestrali. E’ tutto molto colto, ma di immediata comprensione, facilitata da un lavoro di drammaturgia visiva raffinato e preciso, cifra stilistica da sempre congenita nel Dna artistico del coreografo.

Cinque nonne tra i sessantasei e novantun anni, decise, coraggiose, intraprendenti. Cinque donne pronte a raccontarsi e raccontare poesie (brevi e fulminee, scritte da Giorgio Caproni), scelte per loro, sussurrate, donate all’universo tutto. Le altre protagoniste sono sparse e nascoste tra cespugli e arbusti, compaiono solo quando gli astanti, pochi per volta, si sono accomodati su minuscoli sgabelli. In silenzio religioso, una alla volta, escono allo scoperto e “danzano” con il solo gesto di una mano, del camminare, del viso che si reclina. Tra di loro una bambina, una nipote per dirci che la vita si tramanda. Sonia è seduta, guarda verso l’infinito, assorta verso un “Nulla” dietro la siepe. Cura una pianta nel vaso, pulisce le foglie e scova un biglietto celato nella terra. E’ una delle poesie. Tocca poi a Rosa dal bianco vestito e un foulard nero da sembrare, quasi, un cappuccio, mima una gestualità che pare orientale, declamando a memoria: “Sfondata ogni porta, abbattute le mura, è il cosiddetto Infinito, la nostra vera clausura?”. Suona come qualcosa di profetico e mentre lei si congeda, inizia a circolare una strana inquietudine, come se ci fossero delle entità evanescenti in quel luogo agreste. Ectoplasmi leggeri e vaporosi. Adele e la piccola Nadia, dai gesti di una levità assoluta. Solo alla fine, accompagnata dal suono del pianoforte delle meravigliose Suite inglesi di Bach, a fare da accompagnamento musicale, in fondo al giardino, ecco comparire Maristella . Seduta, addormentata, sembra affetta da narcolessia, al suo repentino risveglio caccia invisibili insetti con un fazzoletto, e subito ripiomba in un sonno che strappa il sorriso e mette allegria. A quel punto, tra timidi cenni di approvazione, lei si riaddormenta sopra un banchetto da scuola elementare ai tempi del Collodi, non prima di aver esclamato: “ Piove sulla foresta. Piove sulla mia testa. Piove sulla mia bestia che si impunta e si arresta”. Emozioni suscitate in meno di un’ora, mentre giù sul mare di Castiglioncello freme la gente desiderosa di svaghi, dentro in quel giardino segreto si fa silenzio e ognuno lascia in deposito un pensiero. Loro, le cinque nonne e una bambina, Adele Bonsignori, Maristella Ceccanti, Rosa De Santis, Nadia Nuti, Lina Pelosini, Sonia Salvini ti salutano con un sorriso che ti insegue fino sulla strada, quella che ti riporta nel mondo di oggi. Un altro mondo. Molto più triste.

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