recensioni — 03/12/2018 09:41

The Black’s Tales Tour: Licia Lanera, pop star al festival di Teatro Akropolis

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RUMOR(S)CENA – FESTIVAL TESTIMONIANZE – TEATRO AKROPOLIS – GENOVA – Intuizione profonda quella pensata, vestita e calzata da Licia Lanera, (premio Ubu 2014 come miglior attrice under 35), nella sua personale rivisitazione noir delle più celebri favole del ‘900, andata in scena al Teatro Akropolis di Genova in occasione della nona edizione del festival Testimonianze ricerca azioni. The Black’s Tales Tour ovvero Favole per non dormire, al ritmo dell’energia dissacrante, perversa ed incalzante di Licia Lanera dalla voce ora suadente ora urlante, in un pentagramma assordante di incubi notturni a cui fanno da sottofondo scenografia, luci (Martin Palma) e colonna sonora da concerto rock, su musica elettronica originale di Tommaso “Qzerty” Danisi. Le protagoniste tutte al femminile e con un bel fardello da accollarsi sulle spalle: segni particolari il desiderio di essere amate, capite, accettate, abbracciate. Da uomini un po’ così, padri e matrigne che nemmeno in miniera..; sorellastre che ti coprono di cenere ed insulti. Tagliaboschi capaci di mozzarti un piede per far prima. Uomini implorati incapaci di ascoltare. Di estrema attualità la scelta drammaturgica in periodi di campagna MeToo, se si pensa che proprio Scarpette rosse, insieme ad altre novelle, fu scelta da Clarissa Pinkola Estés, psicanalista di scuola junghiana (autrice del saggio Donne che corrono coi lupi), come spunto in quanto metafore tese ad illustrare gli archetipi millenari di cui le donne sono state spesso vittime involontarie.

 

Licia Lanera – The Blacks Tales Tour

A pochi giorni dalla giornata contro la violenza sulle donne, lo spettacolo è una vera e propria consacrazione di un gioco al massacro, al quale il genere femminile partecipa silenziosamente fin dalla notte dei tempi. E nella narrazione di The Black’s Tales Tours soccombono tutte le donne, anche quelle, che nell’immaginario favolistico, impersonificano la malvagità. Pur di conquistare uno stolido principe azzurro le sorellastre di Cenerentola, durante la notte noir colma di insomnia di Licia Lanera  si mozzano dita e calcagni in sovrappiù per poter entrare nella famigerata scarpetta, sgocciolando sangue. Saltano sul famoso bianco destriero con sfumature purpuree, per andare incontro al loro destino: tanto a che ti servono dita e calcagni se quando sarai regina non dovrai più andare a piedi? Ma per quanto al principe qualche dubbio sorga, lui prosegue nella sua ricerca e finalmente trova la sua sposa dalla calzata numero 36: una  Cenerentola la quale, una volta giunta sull’altare, non trova per nulla sconveniente se due virginali colombe cavino, prima ad una e poi all’altra, gli occhi delle sorellastre in veste di damigelle d’onore.

Licia Lanera nel frattempo si atteggia ad una vera rockstar, modula la sua voce cangiante e si muove sinuosa dentro al suo body nero, impugnando il microfono con fare sensuale. La sua fisicità prorompe mentre la macchina del fumo emette una profumata nebbia. Come quella che incombe sulle acque sopra Manhattan, di cinematografica memoria, mentre la Sirenetta chiede a ripetizione al principe, che un giorno salvò da quelle acque: “Ma tu mi ami?” Lui però non può sentirla, o non vuole, e lei ha soltanto tre giorni per farlo suo. Il tempo è sempre tiranno nel quotidiano di una donna. Il principe nel frattempo si invaghisce di un’altra et voilà la dead-line è scaduta: con un pugnale che mai avrebbe usato contro il suo amato, la dolce Sirenetta un tempo capace di chiedere a “voce muta” l’amore con la A maiuscola, trafigge il suo sogno per sempre e si trasforma in schiuma. Intanto un drago occhieggia dall’alto dell’armadio di Licia e la schiaffeggia con le sue ali. Incubi marini. Si ode la voce la matrigna di Biancaneve, dotata del celebre leit-motiv: “Chi è la più bella del reame?” venuta a patti con la crema anticellulite ed il balsamo riparatore, ma non con la propria invidia perché un cuore invidioso non si darà mai pace. Con due microfoni utilizzati come un’arma seduttiva ed amplificati in grado di fare di lei un’ ammaliatrice, la protagonista esordisce con un “Ma che belle scarpe, uhmm, proprio belle: rosse!” fino a raggiungere sempre più in basso la china di una danza sfrenata, che pur di interrompere il fremito indemoniato delle sue estremità, se le fa mozzare.

Licia Lanera – The Blacks Tales Tour

Chi vuole essere bella.. si ma non troppo, a volte finisci anche mutilata. Però più saggia (?). E sul far della mattina, quando ormai tutti hanno goduto le loro benefiche ore di sonno, ecco Licia ingaggiare un dialogo sfidante con un’orata che occhieggia dal suo freezer; smonta la scenografia fatta di leggeri pezzi geometrici di diverse forme ed inizia ad anagrammare e comporre parole sulle note del brano di Edith Piaf:Non, je ne regrette rien” (No, non rimpiango nulla). Rien, Tenera, Tenerti, Eternità. Morale della favola? Tenerci svegli a pensare, quando da piccoli ci si addormenta attraversando mondi impestati di orchi e streghe, anche se poi il finale è rassicurante. Da adulti abbiamo appreso come non sempre le cose vanno come vorremmo, anche se ce le raccontiamo come in una fiaba: mai smettere di sognare anche se ad occhi aperti. No! Niente di niente. No! Non rimpiango nulla. Perché la mia vita, le mie gioie, oggi, tutto ri-comincia con te.

Lo spettacolo è stato realizzato con il contributo del Bando CURA 2017 per le residenze interregionali: Teatro Akropolis  è uno dei soggetti partner.

Visto al Teatro Akropolis di Genova Festival Testimonianze ricerca azioni il 14 Novembre 2018

The Black’s Tales Tour (Favole nere tour)

Di e con, regia di Licia Lanera e con Qzerty

Sound design Tommaso Qzerty Danisi

Luci Martin Palma

Scene Giorgio Calabrese

Costumi Sara Cantarone

Compagnia Licia Lanera Produzione Fibre Parallele (Italia)

 

 

 

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