Festival(s) — 24/11/2015 19:31

Love-Sharing tra impegno civile e scelta non violenta

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SELARGIUS (Cagliari) – Teatro e società s’incontrano sul palcoscenico di Si ‘e Boi a Selargius con “Love Sharing”/ I Festival di Teatro e Cultura non-violenta firmato Theandric: il dilemma di Antigone diventa il fulcro di una riflessione sulle dinamiche del potere e sulla libertà individuale in una performance interattiva che mette in risalto il fluire delle emozioni. Il mistero della personalità si fa gioco di maschere, l’eroina sofoclea simbolo dell’indignazione morale e della strenua lotta contro le leggi ingiuste, fino al sacrificio di sé in nome dei propri ideali, ha il suo controcanto nella sorella Ismene, cui è riservato il ruolo di spettatrice inane della tragedia. “Antigone on Antigone” – la versione di Theandric, interpretata da Maria Virginia Siriu con voce fuori campo in lingua inglese e inserti in greco e in sardo a sottolineare la valenza universale e l’intramontabile attualità dei classici – invoca la partecipazione dei spettatori, moderno coro, specchio delle passioni che dilaniano la figlia di Edipo.

La crudeltà di un editto che nega gli onori della sepoltura ad un ucciso, condannandolo all’eterna inquietudine, in favore del fratello, come lui a un tempo vittima e assassino, caduto in difesa della città, supera i confini dell’umano, per invadere il territorio del sacro, violando le regole non scritte della religione dei padri e la volontà degli dèi. La legge emanata nel momento del trionfo e dell’ascesa al trono del nuovo sovrano, erede dei nipoti, periti in una guerra dolorosa e fratricida, secondo una tradizione patriarcale che negava alle donne – Giocasta prima, le sue figlie Antigone e Ismene poi – di esercitare l’arte del governo, è espressione dell’esaltazione, della ferocia e della cecità del potere. La fragile auctoritas di Creonte dovrebbe rinsaldarsi attraverso la proclamazione di un nuovo ordine, e la città purificata dal sangue di Edipo – il figlio di Laio e Giocasta, esule e poi re per aver sconfitto la Sfinge ma, ignaro delle sue origini, precipitato nell’incesto, sposo della madre e padre dei suoi stessi fratelli – dovrebbe finalmente risorgere all’antico splendore.

Sfidare gli dèi è pericoloso, ma la hybris di Edipo, tuttavia inconsapevole della colpa e vittima del fato – la stessa superbia e irruenza dei figli, incapaci di regnare in armonia in una pacifica alternanza – sembra aver contagiato Creonte: una nuova peste si diffonde a Tebe, l’olezzo della morte giunge come pesante monito per chi infrange le sacre leggi, mentre dall’alto del suo scranno il nuovo sovrano finge di non sentire i mormorii e sussurri, pretende l’obbedienza e punisce qualsivoglia, reale o presunta, trasgressione.
L’intransigenza di Creonte segnerà la condanna a morte di Antigone, ribelle e irriducibile alle leggi del terrore, e la tragedia ammanterà di lutto la reggia: il figlio del re, Emone, invano perorerà la causa della sua promessa sposa, accusando il padre di non voler ascoltare altre ragioni che la propria e richiamandolo alla saggezza e alla necessità di conservare una mente aperta, e infine si ucciderà davanti al corpo dell’amata, suicida nella sua cella. Si toglierà la vita pure la regina, devastata dal dolore per la morte del figlio. Creonte resterà solo a contemplare le rovine della propria casa, la miseria in cui egli stesso è precipitato, nella sua follia temeraria, rifiutando di dare ascolto ai saggi consigli e alla voce del veggente Tiresia.

Le parole di Soflocle, nella lingua poetica della tragedia declinata in italiano e inglese, in greco e in sardo, riecheggiano sulla scena ritmando l’azione, e la forza di un pensiero che si interroga sul ruolo del cittadino nella sua patria e nel mondo – riaffermando l’imprescindibilità del dialogo e del confronto, e ridefinendo la politica come spazio della conciliazione di istanze e volontà opposte e della risoluzione dei conflitti in nome del bene comune – giunge come un messaggio di pace attraverso i secoli. Nell’Atene di Pericle, culla della democrazia, il teatro era il luogo in cui i cittadini si confrontavano con temi etici e morali e questioni pratiche e filosofiche attraverso il mito: un laboratorio politico formidabile da cui scaturiva una coscienza collettiva, una capacità di analisi della realtà, la consapevolezza della complessità e dell’esistenza di ragioni apparentemente inconciliabili, ma altrettanto valide. L’“Antigone on Antigone” di Theandric rappresenta un tentativo di riportare sulla scena gli argomenti scottanti e fondamentali alla base del vivere civile, coinvolgendo gli spettatori in un’esperienza totalizzante, facendo sperimentare loro le emozioni – la rabbia, l’amarezza, la paura – e le sensazioni – come l’acuto gelo della morte – fino alla catarsi finale.

Antigone

Antigone

Antigone

Antigone

L’idea forte di un teatro immerso nella realtà, un teatro-reportage capace di narrare le storie del presente, di dar voce a coloro che sono condannati al silenzio, di trasmettere attraverso l’empatia l’esperienza concreta delle vittime dei conflitti negli innumerevoli scenari di guerra nel mondo, approda a Selargius con il Teatro di Nascosto/ Hidden Theatre di Annet Henneman e lo spettacolo “La lotteria del sogno”: un crocevia di destini, di esistenze finite in fondo al mare, perdute nell’inseguimento di una speranza. Un’opera corale e straordinaria, magmatica, intessuta di testimonianze “dal vivo”, che inizia con un ricordo dei naufraghi, donne, uomini, vecchi e bambini i cui sogni giacciono in profondità, tra i relitti dei barconi, impigliati tra le alghe come i loro corpi: una strage silenziosa, e interminabile, almeno finché le guerre, le carestie, le persecuzioni e discriminazioni continueranno ad esistere come la ferocia dei regimi e la mancanza di libertà.
L’immagine poetica di un mare disseminato di pensieri, di parole, di emozioni e memorie, una distesa di fogli su cui son scritti i desideri, le aspirazioni, i rimpianti cancellati dall’acqua ma rimasti come sospesi tra una verità troppo amara e il sogno, infranto, di una vita migliore è il preludio di una narrazione interrotta, fatta di frammenti, di echi, di verità indicibili.

Hidden Theatre

Hidden Theatre

Il Teatro di Nascosto – racconterà poi Annet Henneman – nasce dall’istanza ineludibile di documentare quel che accade, rompendo il gioco della finzione per cercare le trame nel reale, per poi riportarle sulla scena rivivendole insieme agli spettatori: davanti alla brutalità degli eccidi e delle deportazioni, all’emergenza dei campi profughi, alle città distrutte, al senso di precarietà e ineluttabilità di chi si muove costantemente tra il fuoco incrociato dei cecchini, tra bombardamenti e posti di blocco, cercando di illuminare con il sorriso il volto dei bambini, l’arte subisce una metamorfosi. L’astrazione del dramma diventa la concretezza del vento sulla pelle, della polvere, dell’eco dei mortai e delle esplosioni, del colore e dell’odore inconfondibile del sangue: la storia di Noor, la bambina innamorata delle scarpette rosse troppo grandi per i suoi piedini, fa pendant al racconto di una madre che nel viaggio ha perduto la sua creatura, e sembra aver esaurito le lacrime, sfinita e consumata dal dolore.

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“La lotteria del sogno” – rappresentato a maggio davanti al Parlamento Europeo – è uno spettacolo potente ed evocativo, nella sua “semplicità” e immediatezza: un’antologia di racconti e testimonianze con artisti e giornalisti provenienti dalle diverse regioni del mondo – Danimarca, Egitto, Irak, Giordania, Kurdistan, Libano, Palestina, Regno Unito, Turchia e Ucraina – ciascuno con la forza e l’evidenza della verità. In Sardegna sono arrivati in pochi – molti non ce l’hanno fatta, come Mahmood Balani di Gaza – impegnato a distrarre i bambini dalle attività della guerra attraverso l’arte e il gioco e Fidaa Ataya di Ramallah che con il Freedombus ha fatto del raccontare storie il suo lavoro e la sua vita. Nei loro occhi si riflettono episodi di ordinaria follia – come tornare l’indomani in una scuola e trovare o solo macerie e cadaveri, e un ragazzino imprigionato sotto un’enorme lastra di pietra che chiede aiuto invano, e non poter far nulla se non piangere, e andare avanti, perché fermarsi non serve, ma ci sono e ci saranno sempre altri bambini da consolare.

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Tra gli “attori” del Teatro di Nascosto, oltre a professionisti della scena come l’egiziano Mahmood Badr e la giovane Gabrielle Prince-Guérard, volata dal Canada a Volterra (dove ha sede la compagnia) per cercare un teatro che le corrispondesse – c’è anche Monthadar Hanoon, cronista di guerra, appena ripartito per l’Iraq: la passione e la determinazione di Annet Henneman riescono a risvegliare le coscienze sopite, riportando al centro l’umanità, e coinvolgere non soltanto artisti, ma anche personalità della cultura, attivisti politici e giornalisti che hanno visto consumarsi immani tragedie. L’impegno del Teatro di Nascosto non è scevro da pericoli – la visibilità è la miglior protezione, sembra suggerire Annet Henneman, ma a volte non basta: la compagnia lavora nei territori in guerra, a stretto contatto con intellettuali e artisti impegnati sul fronte dei diritti umani, e in Paesi in cui la libertà di parola e d’espressione è tutt’altro che garantita. Sul sito www.teatrodinascosto.com (http://teatrodinascosto.com/?lang=it) – oscurato proprio nei giorni della tournée in Sardegna –  e sarà forse un caso –  ma perfettamente adatto a descrivere la repressione strisciante e la censura su eventi scomodi e voci del dissenso – è presente una sorta di diario, con il calendario degli eventi e le testimonianze, ed inoltre è nata una radio che dà voce agli artisti nelle diverse regioni del mondo.

Tra mille difficoltà – per quanto encomiabile, l’attività del Teatro di Nascosto tocca interessi sensibili, trascende regole diplomatiche e galatei della politica internazionale, con l’incomprensibile – si direbbe – ossessione di mettere a nudo gli aspetti più ingloriosi della battaglia per il controllo del petrolio e delle stragi per la gestione di insostituibili materie prime.
La visione de “La lotteria del sogno”, coinvolgente e stravolgente pur nella sua scarna essenzialità, che diviene complicità quando il riso e il pianto si mescolano nella narrazione della tragedia di un popolo attraverso la figura di Deike – la mamma curda – e della sua figlia Rayman, culmina in una danza, quasi a evocare la bellezza della vita oltre i paradossi e le ingiustizie, le grandi tragedie e i drammi individuali, e far trionfare lo spirito della gioia. Un rito per una catarsi – dopo l’orrore e il terrore: la profonda empatia con le vicende dei protagonisti, la consapevolezza di quanto malgrado tutto ci somiglino, la sensazione che quel che è accaduto a loro possa ancora ripetersi, e l’incapacità di comprendere il senso dei tanti e troppi conflitti bellici, in cui le vittime sono soprattutto e sempre più civili rendono la partecipazione allo spettacolo un’esperienza intima, profonda, intellettuale ed emotiva insieme, che non può non lasciare il segno.

Il Lupo e l'Agnello

Il Lupo e l’Agnello

Etica e impegno civile caratterizzano gli altri spettacoli in cartellone – in particolare “Tessiduras de paghe” su un arcaico rituale di riconciliazione per impedire o arrestare la catena di sangue e vendette di una faida e “Addia” – storia di una donna emancipata e presunta strega nella Sardegna della metà del Cinquecento, scritta a quattro mani, in due varianti del sardo, logudorese e campidanese, da Paola Alcioni e Antonimaria Pala. Tra parole e musica un viaggio nelle memorie dell’Isola, per ritrovare un alto senso di vita comunitaria e i primi germi di una pulsione autonomistica – tra le polifonie dei Tenore Murales di Orgosolo e la colonna sonora composta ed eseguita dal vivo da Andrea Congia.
Per i giovanissimi, “Il lupo e l’agnello” di Francesco Enna nella mise en scène de La Botte e il Cilindro si affida alle antiche favole per far riflettere sul concetto di giustizia e sul diritto del più forte, con una serie di poetici e divertenti apologhi in cui si insegna a difendersi dalla malizia delle “volpi”, a difendere i deboli e a far valere i propri diritti. Momenti ludici e coinvolgenti con il “Pizzagioco” del Teatro Instabile di Paulilatino,Adoliere” e “La festa dei colori” di Abraxa Teatro.

Il Pizzagioco

Il Pizzagioco

Un palco per giovani artisti con un’inedita “Iliade” in forma di opera rock (prodotta dall’Ente Concerti di Iglesias), una vetrina per le associazioni e una festa swing per ritrovare, tra la mostra a tema e un incontro con gli artisti, la dimensione conviviale in cui scambiare idee e riflessioni, e ipotesi di futuro.

La prima edizione del Festival “Love Sharing” a cura di Theandric nel Teatro Si ‘e Boi di Selargius – con il patrocinio e il sostegno del MiBACT/ Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Regione Sardegna e del Comune di Selargius si chiude a tempo di musica, con un bilancio positivo e buoni riscontri, a conferma della validità dell’assunto e del fatto che nella civiltà contemporanea c’è sempre più bisogno di “amore condiviso”.

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