Fotografia — 04/07/2019 00:11

/Keˈbɛk/ Lepage, ritratti e ambienti: un viaggio “inusuale” tra geografie e memorie

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RUMOR(S)CENA – INEQUILIBRIO – LEPAGE – CASTIGLIONCELLO (Livorno) – Il festival Inequilibrio realizzato da Armunia, luogo di incontro del teatro e della danza contemporanea giunto alla sua ventiduesima edizione, ospita quest’anno nelle sale del Castello Pasquini la mostra fotografica di Marzio Emilio Villa /Keˈbɛk/ Lepage, ritratti e ambienti, curata da Anna Maria Monteverdi, studiosa che da anni dedica la sua instancabile attività di ricerca al regista Robert Lepage. Dopo la prima monografia dedicata al regista intitolata Il teatro di Robert Lepage (BFS 2004) e aver prodotto saggi pubblicati su riviste nazionali e internazionali oltre ad aver partecipato a diverse conferenze accademiche, l’autrice pubblica nel 2018 una nuova opera sul regista del Québec dal titolo Memoria, macchina e maschera nel teatro di Robert Lepage (Meltemi) che a partire da queste tre parole chiave ricostruisce criticamente e sapientemente la lunga attività di Lepage attore, drammaturgo, regista e dei suoi collaboratori come lo scenografo Carl Fillon. La mostra di Villa si pone come un ulteriore tassello di questa ricerca, un tassello “inusuale” in grado di essere inteso solo entrando negli spazi della mostra osservando quelle immagini di proporzioni “inusuali” capaci di adattarsi perfettamente al racconto che dispiegano.

HL Mvilla Lepage foto di marzio Emilio Villa

La mostra è un’andata e un ritorno per e dal Québec, in cui tematiche e geografie fanno da filo conduttore del racconto. Si parte, infatti, da un “inusuale” spettacolo di Lepage, Kanata, realizzato per il Théâtre du Soleil di Ariane Mnouchkine andato in scena il 15 dicembre 2018 in cui pone al centro della sua drammaturgia i nativi del Canada e la loro odierna condizione di vita. Paradossalmente le foto di Villa, presenti nella prima sala della mostra e dedicate proprio a Kanata, non raffigurano l’allestimento ma il luogo che lo ospita, la Cartoucherie, nel periodo di programmazione. Non emergono le tematiche della messa in scena ma i luoghi che lo accolgono. La seconda parte dell’esposizione si sposta direttamente in Québec, in cui Villa ha realizzato un viaggio e ha impresso quei temi e quei volti che gli attori interpretano in Kanata. Una scelta che vuole uscire apertamente dalla finzione teatrale per giungere direttamente alla realtà da cui quella finzione prende vita. In questo caso emergono apertamente i luoghi tali da diventare geografie e i volti sono adesso ben identificabili: i ristoranti della Chinatown di Montréal, i graffiti raffiguranti i nativi e infine i visi di chi quotidianamente abita in quelle località. Risulta particolarmente interessante come l’autore sia riuscito a catturare luoghi e volti con una profondità tale da far risultare ogni immagine impressa su carta risulta viva, poiché racchiude una propria identità e riconoscibilità. I volti, infatti, non sono generici ma raccontano la propria storia, mostrano apertamente le proprie ferite e allo stesso tempo il desiderio di un futuro che possa portare tranquillità in quella loro irrequietezza atavica.

 

Frame del videosaggio su Robert Lepage

Completa la mostra un “inusuale” documentario su Robert Lepage diretto da Annamaria Monteverdi, dove si va oltre le semplici riprese e i montaggi che caratterizzano i comuni documentari, affondando le proprie radici nella videoarte. L’opera del regista è raccontata attraverso l’inserto di riprese in un ambiente grafico 3D realizzato dal videoartista Lino Strangis. L’autrice del documentario e Lino Strangis lo definiscono videosaggio e l’opera si caratterizza come un completamento visivo della pubblicazione Memoria, maschera e macchina citata. Il videosaggio, oltre che connettersi al libro, mantiene un rapporto indissolubile con la mostra, poiché si fonda e prende vita dalle geografie, da un viaggio virtuale che conduce direttamente sui luoghi di Lepage da cui solo, come avviene per le fotografie, il racconto può cominciare.
/Keˈbɛk/ Lepage, ritratti e ambienti è caratterizzata dall’inusuale e proprio questa parola determina la novità assoluta che questa mostra dona poiché è dedicata a Robert Lepage ma che del regista mostra poco, almeno apparentemente. Rivela l’invisibile, quello che apertamente gli spettacoli non possono mostrare, quei luoghi che obbligatoriamente, per appartenenza, sono parte del regista e che hanno ispirato tutte le sue creazioni. Opere teatrali che da quei luoghi partono per viaggiare in tutto il mondo ma allo stesso tempo non li abbandonano mai, luoghi celati nei piccoli tasselli di memoria che il regista sempre appone alle sue diverse drammaturgie. Inusuale perché presenta un orizzonte vasto che non si ferma all’artista ma si estende dalla ricerca sulla singola figura alla ricerca che appartiene agli studi teatrali. Gli interrogativi che apre l’esposizione riguardano tutti coloro che a diverso titolo conducono ricerca nel campo performativo. Sprona a pensare ad uno spettacolo non come una creazione fine a se stessa, che si dipana in un luogo asettico e neutro quale può essere una sala teatrale ma, partendo da quel luogo in cui viene presentata, suggerisce di andare a rintracciare le radici tematiche e geografiche tali da aver permesso come quel determinato progetto abbia assunto quella forma e non un’altra in ragione dei luoghi, degli ambienti, degli habitat da cui è emerso, da cui si è originato.

A corredare la mostra come un segno che si fa memoria, testimone e frammento dell’evento stesso come avviene per il teatro, è il catalogo fotografico in cui sono raccolti gli scatti di Villa ed è impreziosito da alcuni testi: la prefazione che lo stesso Robert Lepage ha scritto in occasione della mostra, i testi di Annamaria Monteverdi che conducono direttamente dentro i temi delle fotografie e il saggio di Vittorio Fiore, architetto e professore associato in Tecnologia dell’architettura presso l’università di Catania dove a partire dall’esposizione fotografica illustra la tematica del multiculturalismo e l’uso dei luoghi come spazi dell’intimità in Robert Lepage.

 

foto di Marzio Emilio Villa

 

Marzio Emilio Villa

/Keˈbɛk/ Lepage, ritratti e ambienti

A cura di Anna Maria Monteverdi

Msiche originali di Virginie Bujold-Paré

Videosaggio L’attore è una macchina diretto da Anna Maria Monteverdi, direzione artista, grafica 3D, VR e suoni di Lino Strangis, aiuto regia Veronica D’Auria.

Videoinstallazione a cura di Gianluca Rigo.

La mostra è stata inaugurata il 26 giugno 2019 a Castello Pasquini (Castiglioncello) come parte del programma di Inequilibrio Festival organizzato da Armunia e diretto da Angela Fumarola e Fabio Masi e con il supporto della Delegazione del Québec a Roma. Un contributo attivo è stato offerto dalla spocietà Natural Code www.naturalcode.eu L’Accademia Alma Artis ha collaborato alla mostra con il proprio corpo docenti e con stage dedicati agli studenti dei corsi di Fotografia. La mostra ha ricevuto il sostegno dell’Università Statale di Milano – Piano di sostegno alla ricerca Linea 2 2019. Informazioni sulla mostra www.anna.monteverdi@gmail.com 

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