Recensioni — 29/11/2025 at 08:18

La morte sconfitta dall’amore. I sopravvissuti del disastro aereo delle Ande

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RUMOR(S)CENA – FIRENZE – Il 13 ottobre 1972, un aereo Fokker Fairchild FH-227D dell’aeronautica militare uruguayana precipita sulla Cordigliera delle Ande mentre era in volo da Montevideo Uruguay a Santiago del Cile. A bordo viaggiavano 45 passeggeri, atleti della squadra di rugby Old Christians Club e alcuni dei loro famigliari. Diciannove di loro persero la vita al momento dello schianto dell’aereo, Ventinove persone sopravvissero all’impatto, ma i superstiti dovettero affrontare temperature sotto lo zero, mancanza di sostentamento per scarsità di cibo, ferite gravi e l’impotenza di non riuscire a segnalare la loro presenza ai soccorsi che per otto giorni cercarono di individuare il luogo dove erano precipitati.

Dicembre 1972, i sopravvissuti del “disastro aereo sulle Ande” attendono il soccorso dopo l’incidente avvenuto il 13 ottobre 1972, al confine tra Cile e Argentina. Rolls Press/Popperfoto via Getty Images/Getty Images
(fonte Focus)

La tragedia fu causata dal copilota che calcolò per errore la rotta, deviando verso nord troppo presto e finendo dentro al Cordigliera delle Ande, dove in alcuni tratti le cime superano anche i seimila metri e quel tipo di velivolo non poteva volare a quelle quote ma avrebbe dovuto seguire un varco tra le montagne ben preciso segnato sulle mappe. A quattro giorni dallo schianto, un aereo inviato per le ricerche non fu in grado di vedere i rottami della carlinga che si confondeva con la neve. Le ricerche furono interrotte nella convinzione che nessuno poteva essere sopravvissuto in quelle condizioni. I superstiti si ritrovarono a oltre tremilacinquecento metri di altitudine con temperature che raggiungevano anche i meno 35 gradi sotto zero.

I sopravvissuti al disastro aereo sulle Ande accalcati nella fusoliera del velivolo distrutto poco dopo l’arrivo dei soccorritori, il 22 dicembre 1972. Per sopravvivere 72 giorni in condizioni durissime sono stati costretti a mangiare la carne dei passeggeri morti.
FOTOGRAFIA DI ARCHIVIO DEL CSU, COLLEZIONE EVERETT/BRIDGEMAN IMAGES
(fonte National Geograpich Italia)

Per il freddo, le ferite subite nell’impatto e la scarsità di generi alimentari, altri dieci morirono e a causa di una valanga persero la vita in otto. Chi era rimasto vivo si trovava di fronte ad una scelta estrema: lasciarsi morire o cibarsi di carne umana, quella dei loro compagni. Fernando Parrado, Roberto Canessa e Antonio Vizintín, decisero di partire per cercare aiuto, rivestiti di vestiti cuciti in più strati con sacchi a pelo fatti di cuscini e materiale trovato nell’aereo e razioni di carne umana per alimentarsi. Prima di morire il pilota aveva detto loro la posizione in cui era caduto l’aereo ma in realtà non corrispondeva al luogo in cui si erano schiantanti. Antonio Vizintín tornò indietro per permettere agli altri due di avere più possibilità di proseguire, nella convinzione di raggiungere il Cile.

OLTRE crediti foto Gianluca-Pantaleo

Dopo dieci giorni la loro presenza fu notata da un pastore, Sergio Catalàn cavalcò per dieci ore riuscendo ad avvisare i soccorsi.  Gli elicotteri riuscirono a recuperare i 16 sopravvissuti il 22 dicembre dopo 72 giorni di permanenza nella neve.  La tragedia ebbe un eco mondiale sulla stampa suscitata dalle reazioni dell’opinione pubblica, una volta venuta a conoscenza di come i superstiti avessero dovuto alimentarsi con carne umana dei loro compagni deceduti. L’eroismo di chi fece di tutto per salvarsi ebbe alla fine il giusto riconoscimento, anche se non fu facile superare un’esperienza così drammatica.

Dopo oltre una settimana di cammino, due dei sopravvissuti all’incidente partiti dal relitto dell’aereo per una disperata missione di salvataggio hanno finalmente incontrato un altro essere umano: un mandriano che si trovava dalla sponda opposta di un ruscello. Scrissero un biglietto, lo avvolsero attorno a una pietra e lo lanciarono al mandriano attraverso il ruscello. Recita così: “Vengo da un aereo precipitato sulle montagne. Sono uruguaiano. Stiamo camminando da circa 10 giorni. Nell’aereo sono rimaste altre 14 persone. Anche loro sono feriti. Non hanno nulla da mangiare e non possono andarsene. Non possiamo camminare oltre. Per favore, venite a prenderci”.
FOTOGRAFIA DI BETTMANN, GETTY IMAGES
(fonte National Geograpich Italia)

I parenti dei giocatori non smisero di cercare e tentarono in tutti i modi di continuare le ricerche. Al cinema è stato realizzato nel 2023 “La società della neve”, diretto da J.A. Bayona, e tratto dal libro di Pablo Vierci “La società della neve. La storia mai raccontata dei sopravvissuti al terribile disastro aereo sulle Ande” e “Alive – Sopravvissuti” del 1993, diretto da Frank Marshall, tratto dal libro di Piers Paul Read “Vivo: la vera storia dei sopravvissuti delle Ande”. Nel 1976 fu anche girato “I sopravvissuti delle Ande”, diretto da René Cardona.

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Ora è il teatro ad occuparsene con la realizzazione di un progetto che ha visto la regista Fabiana Iacozzilli e la drammaturg Linda Dalisi recarsi a Montevideo per incontrare i sopravvissuti e i parenti delle vittime da cui è nato lo spettacolo “Oltre. Come 16+29 persone hanno attraversato il disastro delle Ande”. Sono testimonianze di dolore e di sofferenza, di chi non ha potuto rivedere i propri figli, rievocate senza nessun diniego, e chi si è salvato, come spiega Fabiana Iacozzilli nell’intervista rilasciata ad Angela Consagra e pubblicata nel programma di sala: «Ci ha colpito la generosità di questi uomini e donne, la loro capacità di reimmergersi, ogni volta che viene chiesto loro, in un passato così incredibile».

Alla domanda se il dramma del disastro aereo delle Ande in che modo può diventare un’occasione di un racconto pieno di amore, la regista risponde così: «Questa storia incredibile, che come dicono i sopravvissuti non è più soltanto loro ma appartiene al mondo, ci racconta che per attraversare una soglia, per riuscire a credere nella possibilità di una trasformazione, l’io si deve trasformare in noi e che solo a quel punto, quando ci si sente parte di una comunità, si può pensare di raggiungere mete impossibili: attraversare a piedi per dieci giorni le Ande vestendo scarpini da rugby e arrivando a nutrirsi perfino della carne dei propri amici…..».

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Una storia che sconfina nel mistero insondabile dell’esistenza stessa della vita, messa alla prova da un destino crudele. Salvaguardare la propria vita a costo di profanare il corpo di chi invece l’aveva persa. “Oltre. Come 16+29 persone hanno attraversato il disastro delle Ande” assume quindi un significato che va ben oltre a un semplice lavoro di narrazione e ricostruzione storiografica, la cui validità avrebbe smarrito il suo reale obiettivo. È piuttosto un’indagine in grado di immergersi nelle pieghe dell’animo umano, della sua fragile esistenza terrena, fino ad esplorare quanto sia possibile resistere a delle condizioni di sopravvivenza, ai limiti di ogni evidenza scientifica. I sette bravissimi performer in scena muovono a vista dei puppets (ispirati alle opere di Giacometti) a grandezza naturale; sono gli stessi sopravvissuti e spiegano come ogni loro azione è un’incessante lotta contro la morte. Rivestita di bianco, ricoperta di neve e ghiaccio. Lo stesso colore dei manichini mossi dai corpi dei performer vestiti di nero. Quel bianco che normalmente simboleggia la purezza, la perfezione, associato alla spiritualità e all’innocenza, qui si trasforma in un nemico.

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Bianca è la carlinga dell’aereo ( le scene e la progettazione dei puppets sono di Paola Villani) che si confonde con il manto nevoso e impedirà di essere vista da un velivolo che sorvolava la zona alla loro ricerca. Bianca è la valanga che travolgerà chi stava dormendo all’interno del velivolo. Fabiana Iacozzilli e Linda Dalis si sono concentrate sul rapporto tra i puppets e i performer che agiscono sullo stesso piano e spiegano la loro scelta: «(…) farli lavorare insieme come fossero una comunità e, infatti, si aiutano e si sostengono proprio come hanno fatto quei ragazzi sulle Ande nel 1972». Danno vita a qualcosa di simile a delle coreografie minimaliste (la cura dell’animazione è di Michela Aiello), mimando ogni singolo gesto con una lentezza quasi esasperante. Quanto di più vero accaduto nella realtà: a quelle altitudini in cui si sono trovati e per il freddo, ogni movimento doveva essere risparmiato per non sprecare energia. La volontà di sconfiggere la morte li accomunava ma per farlo era necessario provare un altro sentimento. A drammatizzare ulteriormente l’azione scenica intervengono efficacemente anche le musiche e il suono di Raffaele Vitiello, un sinistro sibilo irrompe dal buio della scena simile ad una bufera di vento e ghiaccio che tante volte si è potuto percepire sulle montagne.

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Lo spiega bene la regista nel citare il libro “Settantadue giorni. La vera storia dei sopravvissuti delle Ande e la mia lotta per tornare” di Nando Parrado. «Lui con Roberto Canessa ha affrontato la traversata finale: insieme hanno raggiunto la civiltà, mettendo in salvo loro stessi e il gruppo rimasto alla fusoliera. Nando ci spiega quel momento in cui si rende conto che hanno sbagliato strada e che di fronte a loro non ci sono le verdi valli del Cile ma una distesa sconfinata di montagne: pensa che molto probabilmente moriranno e, in quel preciso momento, lui pensa a suo padre. Ed è allora che percepisce quanto il contrario della morte non sia la vita ma l’amore. Comprende che, quindi, bisogna andare avanti comunque…».

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L’amore è la spinta propulsiva che determinerà il coraggio di affrontare dieci giorni di estenuante cammino nella neve, a dormire abbracciati per riscaldarsi e sopportare ogni tipo di fatica fisica e psicologica. Nello spettacolo non sono solo i corpi a far rivivere la storia, quanto anche le voci registrate di chi ha vissuto in prima persona o di chi ha sofferto a distanza nella speranza di rivedere i propri cari. È il contributo più significativo a livello emozionale per chi assiste, sentire le loro voci e leggere la traduzione sul fondale nero, implica una concentrazione che va al di là della semplice partecipazione- presenza a teatro. Costringe a entrare dentro la storia stessa diventando parte integrante dello spettacolo, annullando di fatto quella che viene chiamata la quarta parete a teatro.

Accade quando due puppets, manovrati da quattro performer, scendono dal palcoscenico e si dirigono verso gli spettatori sollecitati ad aiutare i loro movimenti avanzando sulle poltrone. Tendono le mani verso chi è seduto e in quel istante capisci che sono i due ragazzi che incontrano chi li salverà. Un contatto fisico ravvicinato. Per loro e gli altri rimasti ad attendere l’arrivo dei soccorritori è la prova che l’amore aveva sconfitto vinto la morte.

Visto al Teatro Nuovo Rifredi Scena Aperta di Firenze il 21 novembre 2025

Oltre. Come 16+29 persone hanno attraversato il disastro delle Ande

ideazione e regia Fabiana Iacozzilli
con Andrei Balan, Francesco Meloni, Marta Meneghetti, Giselda Ranieri, Evelina Rosselli, Isacco Venturini, Simone Zambelli
dramaturg Linda Dalisi
scene Paola Villani
musiche e suono Franco Visioli
luci Raffaella Vitiello
cura dell’animazione Michela Aiello
aiuto regia Cesare Del Beato
assistenti alla regia volontari Matilde Re e Francesco Savino

con le testimonianze di Roberto Canessa, Beatriz Echavarren, Roy Harley, Soledad Inciarte, Susana Danrée de Magri, Ana Ines Martínez Lamas, Juan Pedro Nicola, Alejandro Nicolich, Gabriel Nogueira, Claudia Pérez del Castillo, Eduardo Strauch, Teresita Vásquez, Gustavo Zerbino

produzione Teatro Stabile dell’Umbria
in coproduzione con Cranpi, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello
con il sostegno e debutto nazionale Romaeuropa Festival
con il sostegno del Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna L’arboreto – Teatro Dimora | La Corte Ospitale, Teatro Biblioteca Quarticciolo
con il contributo dell’Istituto Italiano di Cultura di Montevideo
un ringraziamento a Fivizzano27 , un ringraziamento speciale a Biblioteca Nuestros Hijos

In tournée

LAC Lugano 2 e 3 dicembre 2025

Teatro Masini di Faenza 8 dicembre 2025

Teatro Biondo di Palermo 20-25 gennaio 2026

Teatro Studio Melato di Milano dal 28 febbraio al 1 febbraio 2026

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