Teatro, Va in scena a — 29/06/2011 08:57

Antonio Rezza in 7,14,21,28 a PSA

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Antonio Rezza 

Flavia  Mastrella

 

7, 14, 21, 28

 di Flavia Mastrella e Antonio Rezza

con Antonio Rezza

 e Ivan Bellavista(mai) scritto da Antonio Rezza

habitat di Flavia Mastrella

assistente alla creazione Massimo Camilli

disegno luci Maria Pastore

  regia di Antonio Rezza e Flavia Mastrella

interpreti Antonio Rezza, Ivan Bellavista

produzione Compagnia Rezza Mastrella-Teatri91- Fondazione TPE

 

 TEATRO TENDA PERGINE SPETTACOLO APERTO

sabato 9 luglio ore 21.15

 

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Rompe, irrompe, spiazza, scheggia, frulla parole e scompiglia anime, strapazza il pubblico, è un fenomeno senza eguali, somiglia solo a se stesso. Antonio Rezza, guai a qualificarlo attore, è un performer, anarchico e amabilmente scorretto. Genialoide fuori da ogni schema, autore, cineasta, scrittore, in tandem con l’inseparabile compagna d’avventura, la scultrice-scenografa Flavia Mastrella, travolge il pubblico con il suo nuovo spettacolo da numeri a colori: “7-14-21-28”, traboccante, irruento, sciabordante, adrenalinico. Artisti corrosivi, sanamente fuori di testa, fanno accorrere miracolosamente frotte di giovani a teatro e chiunque cerchi nuovi linguaggi e salutari novità outsider. Ragazzaccio scalmanato Rezza, classe 1965, è un vero animale da palcoscenico. Non è facile riassumere i suoi spettacoli senza trama lineare, azioni e quadri in sequenza, voraci, simultanei, pazzeschi,  bisogna vederlo con quel volto puntuto e furfante. Flavia Mastrella, complice alter-ego rezziana ha creato, come sempre, l’habitat della perfomance, rappresentando lo spazio come un ideogramma cinese con un’altalena che sottolinea il tema portante dell’impianto scenico basato su fluttuazione e tentennamento con alcuni complementi necessari per l’esplosione del linguaggio del performer.

In 7,14,21,28 affrontano un tema a loro caro: l’uomo e la fatica di vivere. Ma è inutile cercare significati razionali e codificabili negli spettacoli di Rezza e Mastrella: ognuno legge ciò che vuole. In questo caso sconfitto, tormentato, strepitante, senza dignità: “Lo spazio diventa numero, per chi si vuole perdere, per chi rinuncia al filo del discorso che è lo stesso che ti impicca”.  Rezza ammonisce “Qui non si racconta la storiella della buonanotte, qui si porge l’altro fianco. Che non è la guancia”. Vedere per credere.

www.perginepsa.it

 

crediti fotografici Stefania Saltarelli

 

 

 

 

 

 

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