RUMOR(S)CENA – MILANO – Il palinsesto del Teatro Fontana è per curiosi e, almeno nelle stagioni recenti, l’attesa è soddisfatta e, talvolta, viene anche la sorpresa. DATA è all’altezza dell’aspettativa e anche di andare al di là. La messa in scena ha un impatto iniziale cinematografico, secondo il genere della distopia: una situazione sotterranea, buia fino al black out, due protagonisti in tuta da lavoro che, disgraziatamente isolati, senza connessione, con certe guardie a le calcagna, devono prendere in fretta una decisione drammatica riguardo un grande archivio digitale. Frutto di un lungo e rischioso lavoro clandestino il DATA base contiene informazioni su innumerevoli esseri umani, altrimenti destinate all’oblio dall’Azienda.

La situazione è tesa, a turno, i protagonisti, crollano emotivamente; le conversazioni concitate tra loro danno allo spettatore suggestioni dell’atro scenario di questo futuro prossimo: irreggimentazione, ipercontrollo e, irrimediabilmente, paura, alienazione, delazione… tutto di cui la letteratura ha ben scritto, da Orwell a Foster Wallace, e a cui, infondo, si assiste spoetizzato nella realtà contemporanea, in tanti paesi della Terra. Una denuncia ben incarnata dai due attori Salvatore Alfano e Maria Bacci Pasello che hanno una recitazione per niente costruita ma drammatica, com’è adatto alla storia e alla loro età giovane: panico, isteria e slanci coraggiosi compresi.

Personaggi, dialoghi, incedere della narrazione, scenografie, luci e suono, tutto ben concepito e ben messo in pratica, si aspetta solo il finale, casomai aperto, casomai drammatico, ma speranzoso. Come sarebbe da copione. E invece… dopo il buio in sala, ecco l’incanto inaspettato. La voce narrante si fa presenza reale: Anna Manella, intensa con naturalezza, una voce musicale, accompagna il pubblico nella magia; la biografia eversiva si fa voce narrante. Il teatro si riempie d’echi di frammenti di racconti che finiscono per diventare un ordito sonoro che, ancora, si fa canto di tutta l’umanità. Scrivere oltre sarebbe ingiusto; piuttosto, con uno strillo tipico ma legittimo, da recensione entusiasta: “da vedere!”.
regia Claudio Autelli
drammaturgia di Eliana Rotella
con Salvatore Alfano, Maria Bacci Pasello, Anna Manella
scene e costumi Gregorio Zurla
disegno luci Omar Scala
musiche originali e progetto sonoro Gianluca Agostini
assistente alla regia Luca Gerili
montaggio video Alberto Sansone
responsabile tecnico Martino Minzoni
organizzazione Camilla Figini e Dalila Sena
ufficio stampa Cristina Pileggi
comunicazione Elisabetta Bocchino
produzione LAB121
con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”e di NEXT laboratorio per le idee, Regione Lombardia
in residenza presso Teatro Fontana – Milano
un ringraziamento a Fabio Brusadin e Virginia Sutera
Visto al teatro Fontana fi Milano il venerdì 6 febbraio 2026





