RUMOR(S)CENA – BOLZANO – Nell’ambito delle numerose iniziative in omaggio a Luigi Dallapiccola (nel 50° della sua scomparsa) a corollario della mostra recentemente conclusasi a Trento (Palazzo Trentini, sede del Consiglio provinciale), il concerto dell’Ensemble del Conservatorio Monteverdi di sabato 24 gennaio scorso (nella Sala Michelangeli del Conservatorio di Bolzano) aveva in programma brani di raro ascolto del pioniere della dodecafonia in Italia, istriano di nascita, fiorentino di adozione, nato da genitori trentini, un gigante per la musica italiana del Novecento. L’ottima esecuzione degli strumentisti e della voce faceva rivivere un periodo della storia della musica in cui la creatività e la scienza musicale erano quanto mai vitali, in una scena dove differenti scuole convivevano e spesso si scontravano, come avveniva per Luigi Dallapiccola (1904-1975), isolato aderente alla scuola dodecafonica, spesso in contrasto con i compositori allineati al formalismo.

L’Ensemble Monteverdi, formato secondo la felice formula che include studentesse e studenti accanto a figure già professionalmente affermate, comprendeva il soprano Sabina Martin, Edoardo Franchini (flauto e ottavino), Gabriel Fonseca (oboe), Valentina Zandegù (clarinetto), Matteo Pozzato (clarinetto basso), Paolo Zordanazzo (violino), Michelangelo Giorgetti Medina (viola), Matteo Pigato (violoncello), Rebecca Mader (vibrafono), Benedikt Hohenegger (arpa), Stefano Bozolo (pianoforte e celesta), Emir Omar Saul (concertazione). Vivace e intrigante l’interpretazione di Tartiniana seconda per violino e pianoforte, pagina di impianto tonale, l’ultima prima dell’adozione integrale e definitiva della dodecafonia, nata dallo studio dei manoscritti di Tartini forniti all’autore dal violinista Sandro Materassi.
La destinazione a violino e pianoforte è quella sua originale, che in seguito sarà oggetto di strumentazione per orchestra da camera. Dallapiccola manifestava forte vicinanza anche alla cultura francese, fondante per diverse sue composizioni. I tre brani di Rencesvals, dedicati al duo formato da Francis Poulenc (come pianista) e dal baritono Pierre Bernac, si rifanno alla Chanson de Roland e risalgono al 1946; ottima l’interpretazione di Sabina Martin, una voce notevole, che sa affrontare intervalli impegnativi e fraseggi tutt’altro che scontati, con l’apporto indefettibile di Stefano Bozolo al pianoforte. Qualità che spiccavano ancora maggiormente nelle Quattro liriche di Antonio Machado, partitura di fattura estremamente raffinata, che esprime tensione verso un’espressione pura unita a forte sensibilità poetica e profonda partecipazione etica e mistica. Occasione più unica che rara di ascoltare i Due Studi per violino e pianoforte, composti negli anni 1946-1947 ed eseguiti per la prima volta dal compositore e da Sandro Materassi nel St. Albansaal di Basilea, per la sezione svizzera della Società Internazionale di Musica Contemporanea.

La musica qui intesse un parallelismo con due affreschi del ciclo Storie della vera Croce di Piero della Francesca: il primo Studio corrisponde a Incontro tra Salomone e la Regina di Saba ed è intitolato Sarabanda (dell’antica danza iberica, di origine moresca, riprende la misura ternaria e il ritmo), il secondo, Fanfara e Fuga, impetuoso, fortemente ritmato e incisivo, si riferisce a Battaglia di Eraclio e Cosroè. Matteo Pigato si distingueva per maestria strumentale nell’esecuzione di Ciaccona, Intermezzo e Adagio per violoncello solo, pagina dell’immediato dopoguerra dedicata al violoncellista Gaspar Cassadó, che porta un forte significato extramusicale e autobiografico, come l’autore stesso evidenzia: “Per chi voglia e possa leggere, per chi sappia ascoltare, qualche cosa della tragica e recente esperienza potrà dire Ciaccona, Intermezzo ed Adagio per violoncello solo (soprattutto l’Intermezzo) …”.
Incastonato tra le pagine dallapiccoliane vi era Lumen di Franco Donatoni, che data al 1975, anno della morte di Dallapiccola ed è un breve, intenso omaggio alla sua memoria. Inappuntabile l’interpretazione del gruppo strumentale, grandemente apprezzato anche nella Piccola musica notturna, pagina introdotta dalla poesia Notte d’estate di Antonio Machado, letterato antifranchista tra i preferiti del compositore. Un’espressività allusiva piuttosto che esplicita, parsimoniosa nell’intensità delle dinamiche, che richiama la magia metafisica di un quadro di De Chirico è la caratteristica che informa questa musica, dove i procedimenti dodecafonici sono utilizzati con grande libertà. Meritati gli applausi e le acclamazioni, doveroso l’omaggio al grande Dallapiccola, di cui prossimamente verrà rappresentata l’opera “Il Prigioniero” in versione cameristica (il 19 febbraio, al Mart di Rovereto, con la direzione di Mario Ruffini), le cui musiche si potranno ascoltare in altre occasioni nel corso dell’anno.
Visto e ascoltato al Conservatorio Monteverdi di Bolzano sabato 24 gennaio 2026





