RUMOR(S)CENA – ROMA – In tournée per l’Italia – con tappa a Roma, dove l’abbiamo visto – Moses Pendleton ha portato una versione rivisitata dello spettacolo del 2009. Un caleidoscopio di chimere danzanti, amplessi floreali che riscopre il profondo legame che abbiamo con il mondo intorno a noi.
Poteva riuscire solo a lui, Moses Pendleton – il mago di chimere danzanti, dei caleidoscopi di luce e colore – diventare un ossimoro teatrale: artista vintage e d’avanguardia al tempo stesso. Tornato alla ribalta del teatro Olimpico, con una versione rivisitata di Botanica del 2009, il coreografo americano ha ribadito tutti i suoi antichi amori, dal sodalizio con la Filarmonica Romana (di cui è ospite da più di quarant’anni e Accademico dal 2012) alla natura come ispirazione.

Moses Pendleton è stato uno sperimentatore ardito già agli inizi degli anni Settanta quando fondò assieme a Jonathan Wolken ed altri Pilobolus Dance Theatre, un teatrodanza che prendeva spunto dalle psichedeliche trasformazioni dei vegetali (pilobolus è un fungo allucinogeno). Creativo, vitale e dotato di un’ironia sottile, Moses ha trovato poi un’altra anima teatrale assieme a Cynthia Quinn, sua compagna d’arte e di vita. Ovvero Momix, il gruppo con cui ci delizia da decenni. Ma l’hard core delle sue creazioni resta quello da vero figlio dei fiori, anche oggi che ha quasi 80 anni.

In Botanica il vecchio Pan si inoltra con passo acrobatico nel mondo delle piante, trasforma le sue danzatrici in soffioni leggiadri, api ronzanti o creature di un’epoca primordiale. Tra amplessi floreali e rose che sbocciano, Botanica è un inno al mondo che nessuna intelligenza artificiale potrebbe inventare. Sornione come un gatto, Moses se la ride e va per la sua strada, reinventando le luci, usando la tecnologia per rendere ancora più accattivanti le scene. Dietro a tutto c’è sempre lo stesso meccanismo perfetto di ballerini istruiti fino all’ultimo passo (basterebbe un’inezia, un dito fuori posto a rovinare le visioni). E anche l’impianto resta uguale: una serie di sketches (Pendleton ha un talento speciale per gli haiku teatrali) che va a formare un grande mosaico di un’ora e mezzo di generose visioni, con un messaggio di fusione panica con la natura che torna contemporaneo più che mai. E’ così che Botanica diventa un “oggetto” vintage terribilmente all’avanguardia! E’ così che sai quello che andrai a vedere, ma la meraviglia si rinnova ogni volta.

Visto al Teatro Olimpico di Roma il 28 aprile 2026





