musica e concerti — 25/11/2025 at 14:57

Meacci, Rachmaninov e Verdi: quando la musica unisce il passato e il presente

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RUMOR(S)CENA – TRENTO – BOLZANO – Alessandro Bonato dal mese di ottobre 2025 è il nuovo direttore principale dell’Orchestra Haydn. La sua presenza sul podio a Bolzano e Trento è ormai consolidata e viene accolta sempre più favorevolmente dal pubblico che riconosce quanto sia professionale nel trasmettere a tutti gli orchestrali la necessaria sicurezza nell’affrontare ogni spartito e autore scelto. Il risultato di un approfondito studio che dimostra come sia fondamentale per ottenere il massimo risultato artistico. L’ultimo programma prevedeva “Gli ultimi giorni di Garibaldi”, nuova composizione commissionata dalla Fondazione Haydn di Alessandro Meacci; la “Rapsodia su un tema di Paganini” op. 43 di Sergej Rachmaninov e l’Ouverture e i Ballabili dai Vespri siciliani di Giuseppe Verdi. Un impaginato ricco di suggestioni sonore ben miscelate tra note musicali contemporanee e quelle di tradizione.

Alessandro Bonato

Alessandro Meacci e Giuseppe Verdi si ritrovano insieme per affrontare un virtuale viaggio nelle atmosfere siciliane in cui Garibaldi si trovò a combattere per unire l’Italia.  Il giovane compositore nel presentare la sua opera scrive nel programma di sala: «Garibaldi, ormai anziano, trascorre le sue ultime giornate sull’isola di Caprera, lontano dai campi di battaglia e dalle folle che un tempo acclamavano il suo nome. Il tempo della lotta è finito, ma il silenzio dell’isola gli lascia spazio per interrogarsi sul senso della sua esistenza. Ha combattuto in Italia e in America, ha visto uomini morire per un sogno. Ma ne è valsa davvero la pena? L’Italia che sognava, per cui ha sacrificato tutto, esiste davvero? E se esiste, è quella che avrebbe voluto? O è solo un’illusione, una parola svuotata di significato? Attraverso un flusso di pensieri, ricordi e visioni, Garibaldi si confronta con il passato e con il futuro. Rievoca le battaglie, le speranze, i tradimenti. Ma soprattutto si interroga su ciò che resta e su quello che verrà. Il lavoro, concepito inizialmente come melologo per voce recitante e orchestra, è stato ripensato esclusivamente per orchestra. Il poema sinfonico son si limita a evocare una delle più grandi figure della storia italiana, ma si trasforma in uno specchio del presente, sollevando interrogativi ancora attuali: cosa significa essere italiani? E, soprattutto, che cos’è l’Italia? Esiste davvero?».

Alessandro Meacci

Può la musica assolvere a questo compito? Certo che sì! Ha un ruolo fondamentale nella società in grado di influenzare la cultura, l’identità e contribuisce a riflettere i valori e le esperienze di una comunità. Sul piano musicale la composizione di Meacci offre una tavolozza di colori molto variopinta, dando risalto ai singoli strumenti, ai fiati e alle percussioni, tra cui anche uno scacciapensieri, strumento molto antico e piuttosto diffuso in Sicilia spesso utilizzato nella musica siciliana per accompagnare canzoni e tarantelle. E il richiamo all’isola si percepisce bene nel rievocare quel tipico folklore ma anche il suono delle fanfare e marce. Una partitura che richiede un ascolto meditativo e felicemente applaudito dal pubblico sia di Trento che di Bolzano (il concerto è stato replicato anche a Merano nell’ambito della stagione di Musik Meran).

Arsenii Moon

Il pubblico non può che gioirne, così come è accaduto per la straordinaria esecuzione di Arsenii Moon al pianoforte. L’ascolto si fa elettrizzante per la assoluta padronanza nell’interpretare con assoluto virtuosismo Rachmaninov nella sua variazione da Paganini nella Rapsodia per pianoforte e orchestra op. 43. Ma non è un virtuosismo fine a sé stesso bensì un dialogo fittissimo e incessante con l’orchestra, con la quale si evince ci sia una profonda intesa.  I due bis concessi sugellano la sua presenza così significativa, regalando al pubblico la trascrizione di Alexander Siloti da Bach e La campanella di Liszt dal “Grandes études” da Paganini.

Il finale con Verdi è la riprova di quanto Alessandro Bonato sia in grado di far esaltare con vivacità, brio, precisione impeccabile e direzione raffinata, anche una godibilissima e scoppiettante Ouverture dai Vespri siciliani. C’è tutta la teatralità insita nell’opera e l’orchestra risponde aderendo con entusiasmo.

Nietzsche diceva che la musica non è mai quella dell’essere, ma quella che si riconnette alla vita, quella che “offre alle passioni di poter gioire di loro stesse”

Visto e ascoltato al Teatro Sociale di Trento e all’Auditorium di Bolzano il 17 e il 18 novembre 2025

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