Spettacoli — 21/11/2025 at 08:37

Il gioco dei Sosia per un Plauto sempre attuale nel sapido Anfitrione

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RUMOR(S)CENA- ROMA- Due Anfitrione e due Sosia nella commedia degli equivoci sul palcoscenico del Teatro Ambra Jovinelli di Roma. Se non che uno è Giove e tutto può, scatenamento dei temporali compresi. Così da Alcmena, sposa contesa tra i due, viene fuori un parto gemellare: un figlio a uno, un figlio all’altro. E alla fine lo chiameremo Sosia nel segno del riscatto della schiavitù, furba e decisiva. Un must di Plauto che non tramonta. Emilio Solfrizzi uno dei Sosia, meritoriamente lascia il giusto spazio agli altri interpreti ritagliandosi una regia illuminata in cui c’è posto anche per i singoli assolo, con un solo attore in scena. Frizzi e lazzi con condimenti assortiti. Girandole di buffe spiegazioni per legittimare due Sosia e due Anfitrioni. Citazioni da Celentano, Petrolini, vaghi riferimenti all’attualità e alla politica attuale, senza troppo calcare la mano. Tutto il mestiere appreso nella gavetta con Stornaiolo (ricordate Toti e Tata?) viene fuori con perizia nell’assemblaggio della Compagnia Molière che a questo repertorio precipuamente si dedica.

Emilio Solfrizzi

Il momento più spassoso è però quello para-televisivo. Quando si allude ad Amadeus e ai suoi quiz. Qui il deterrente della pausa trattenuta viene sfruttato con perfetti tempi comici ed è l’esauriente epitome della bravura del maggiore interprete che gigioneggia da par suo. L’hesitation paga, a dimostrazione di come l’elemento “pausa” sia un formidabile detonatore per l’umorismo. Il copione prevede equivoci, situazioni buffe, colpi di scena secondo la cifra stilistica che ben conosciamo di Plauto. Il gioco dell’identità non è pesante ma scherzoso. Un bagno d’umiltà che ci fa riflettere chi siamo e ci induce a una maggiore e più scanzonata relatività nei rapporti personali. Il tema universale è quello di non sentirsi all’altezza della situazione che proviamo a sostenere.

Viviana Altieri, una moglie per due, è affascinante nel suo potere seduttivo, invano trattenuto dalla simulazione di una gravidanza giunta al sesto mese. Anche se non ci sono proclami di pacifismo nella commedia scorre il senso del ridicolo per la guerra, trasformata in episodi di routine rispetto alla ben più gratificante soddisfazione sessuale. “Fate l’amore e non la guerra”- è uno slogan che avrebbe potuto ripetere lo stesso Plauto e che oggi non suona neanche male nel mainstream.

Emilio Solfrizzi

Apprezzare Plauto vuol dire misurare la sua contemporaneità nel mondo attuale e la sua capacità di resistenza alle mode con una continua presenza nei cartelloni, evidentemente non solo estivi. Il valore storico-linguistico di Plauto viene filtrato dalle interpretazioni, dalla strizzata d’occhio alla contemporaneità per farlo assimilare dal pubblico di oggi.  Teatro pieno, come da copione della prima con folte comitive di giovani ad abbassare l’età media, come al solito piuttosto alta. Due tempi spigliati ed irriverenti in cui Solfrizzi conferma le doti di mattatore comico trascinando la compagnia a un franco successo corale.

Spettacolo che viene fuori come un diesel con toni maggiori nella ripresa. Nel teatro italiano di oggi nulla si crea e nulla si distrugge, piuttosto si conserva. Così lo spettacolo presentato al Quirino tredici mesi fa ricompare all’Ambra Jovinelli, immutato, con qualche piccola sostituzione di cast, in particolare Giancarlo Ratti al posto di Simone Colombari. Tutto esaurito con risate a volte grasse e qualche sbadiglio finale perché lo spettacolo si sarebbe giovato di qualche sforbiciata, diciamo nella previsione oraria della sottrazione di un quarto d’ora.

ANFITRIONE di Plauto, regia di Emilio Solfrizzi, con Emilio Solfrizzi, Giancarlo Ratti, Ivano Falco, Viviana Altieri, Cristiano Dessì, Beatrice Coppolino e con Rosario Coppolino, scene di Fabiana Di Marco, luci di Mirko Oteri, costumi di Alessandra Beneduce, musiche di Michele Marco. Produzione Compagna Molière

Visto al Teatro Ambra Jovinelli di Roma il 19 novembre 2025.

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