Spettacoli — 21/10/2025 at 16:19

Gin Game: scontro di solitudine e una grande prova di attori

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RUMOR(S)CENA- ROMA- Un classico scontro a due per prove d’attori. Collaudati ma non esausti. Giuseppe Pambieri che porta magnificamente i suoi 80 anni e Pamela Villoresi che per avvicinarsi alla sua di età s’invecchia con una parrucca bianca, rimarcando l’accento toscano. Passaggio obbligato per un piccolo classico che nel 1978 si fregiò del Premio Pulitzer per la drammaturgia. In quasi mezzo secolo non è cambiato poi di molto la prospettiva umana ed esistenziale delle case di riposo dove i due contendenti, rispetto a tanti reali coetanei,  appaiono persino come soggetti vivi, pimpanti e combattivi anche se lui vive nella sola dimensione del gioco delle carte. Gim Game di Donald L. Coburn, andato in scena al Teatro Ciak di Roma è un testo da cui transitati Paolo Stoppa e Franca Valeri, Paolo Ferrari e Valeria Valeri, Massimo De Francovich e Valeria Moriconi.

Giuseppe Pambieri Pamela Villoresi

Ritualmente ogni dieci o venti anni in Italia il testo di Coburn viene ripreso in considerazione della la forte carica di tenzone teatrale. La tensione progressivamente cresce per l’esercizio del tempo libero consumato attorno a un tavolo da gioco per volere coattivo di lui. È gioco ma quasi vizio e dipendenza il gin rummy, gioco di carte a vocazione britannica di esportazione americana che ricorda il ramino e che va praticato esclusivamente da due soggetti. Regole semplici, partite veloci, resa teatrale garantita anche a  misteriose carte coperte, solo immaginate dallo spettatore. Dunque gioco a due (play) perfettamente adattabile alle esigenze della sperimentata coppia teatrale. L’uomo si picca di essere un valente giocatore ma, un attimo dopo aver spiegato l’essenza del regolamento all’improvvisata partner, infila una serie di vistose sconfitte che mal lo predispongono. Sembra non riuscire controllare i propri nervi. Vieppiù invelenito scarica bestemmie sulla sensibile compagna di gioco che rimane esterrefatta.

Giuseppe Pambieri Pamela Villoresi

L’azione viene spezzata ad hoc in vari quadri in cui la situazione di gioco e i conflitti si ripresentano in varie forme ma con l’invarianza delle vittorie di lei. Che decide a un certo punto di farlo  vincere facendo montare ancora di più l’ira frustrata del finto vincente. Il gioco rivela i caratteri ma dietro vittorie e sconfitte c’è il carattere di perdenti che accomuna i due protagonisti. Lei millanta un figliol  in Svizzera come causa della mancata visita di parenti; lui fa vanagloria dei propri trascorsi professionali. Verrà fuori che lei ha un dissidio insanabile con l’ormai maturo rampollo mentre lui si lamenterà per i problemi fisici che ne hanno causato l’espulsione dalla ditta che aveva fondato. Se nel gioco ci sono vincitori e perdenti (nel caso specifico sempre lei), nella vita non possono sfuggire alla comune definizione di perdenti. È quello che li accomuna ed è anche la miccia che li farà ritrovare dopo l’ultimo conflitto. C’è sempre una rivincita da reclamare, un rimpianto per la vita condotta da resuscitare. I ricordi per gli anziani sono fonte di tormento ma anche di rilancio verso una prospettiva di pacificazione comune. Superando anche l’eccessiva preoccupazione di lei che segnala gli scoppi d’ira del partner di gioco allo psichiatra, riacutizzandone la rabbia.

Alcuni tic vengono valorizzati abilmente dalla regia. Come l’ininterrotta e fluviale conta delle carte di lui che interrompono  prosaicamente ogni tentativo di imbastire un discorso di lei. Dunque alla fine dopo un ultima partita una solidarietà ritrovata che scioglie il pathos e lo sublima nell’abbraccio finale a cui idealmente si unisce tutto il pubblico. Dei nomi dei personaggi iniziali sopravvive solo il Fonsia di lei per ovvia e funzionale versione italiana.

GIN GAME di Donald L. Coburn, con Giuseppe Pampieri e Pamela Villoresi, regia di Giampiero Francese.

Visto al Teatro Ciak di Roma il 19 ottobre 2025

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