Recensioni — 20/11/2025 at 09:53

La vita di Giò Stajano raccontata da Gianluca Ferrato in “Beata Oscenità”

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RUMOR(S)CENA – BOLZANO – Alla nascita fu registrato all’anagrafe come Gioacchino Stajano Starace conte Briganti di Panico. Nato a Sannicola in provincia di Lecce, l’11 dicembre del 1931, Giò Stajano, così si faceva chiamare, scelse di cambiare identità sessuale nel 1983. Nobile, scrittrice, giornalista, attrice e pittrice transessuale italiana, negli anni ’60, prima dell’operazione a Casablanca divenne celebre e al centro dell’attenzione pubblica per essere stato uno dei primi uomini omosessuali pubblicamente dichiarati in Italia e nipote del gerarca fascista Achille Starace, figlio di Riccardo Stajano Briganti di Panico e di Fanny Starace, unica figlia di Achille Starace. Fin da bambino si distinse per la sua indole trasgressiva e ribelle: il nonno Achille diede in braccio a Benito Mussolini il nipote, che in quell’occasione fece la pipì addosso al dittatore fascista.

crediti foto Tommaso Le Pera

Un episodio raccontato nello spettacolo Beata Oscenità presentato in prima nazionale al Teatro Stabile di Bolzano con Gianluca Ferrato nel ruolo di Giò Staiano per la regia di Serena Sinigaglia e la drammaturgia di Massimo Sgorbani. Per la collana di Teatro 470, Einaudi ha pubblicato il monologo scritto dall’autore. Gli spettatori seduti sul palcoscenico si trovano di fronte un set fotografico – cinematografico allestito per ospitare sdraiato sul divano l’attore, una vicinanza significativa affinché si possa creare un’intima conversazione emotiva. Gianluca Ferrato si addentra nella vita di Giò Staiano per raccontare la sua biografia dove sullo sfondo emerge il regime fascista in Italia. L’attore racconta le vicissitudini del personaggio scomodo per una società borghese in cui Giò non rinunciava a scandalizzare, come fece nel 1959 quando pubblicò “Roma capovolta”, un’autobiografia in cui vengono citate le sue incursioni trasgressive nell’alta società romana, pretesto per descrivere sociologicamente la realtà omosessuale nell’Italia di quel tempo. Inevitabile il sequestro accusando Stajano di diffondere contenuti contrari alla “pubblica morale” e “dannose per il costume”.

crediti foto Tommaso Le Pera

Il monologo è avvincente per la straordinaria capacità di Gianluca Ferrato di impersonificare il personaggio, cogliendo l’essenza stessa di un uomo le cui consuetudini, regole e convenzioni sociali dell’epoca lo costringevano a reagire. La regia di Serena Sinigaglia è curata nei minimi dettagli capace di suggestionare il pubblico con l’apporto delle immagini proiettate e del contributo musicale. Un lavoro per nulla facile vista la mole di aneddoti, citazioni e testimonianze che descrivono la vita complessa e per nulla facile di Giò diventata Gioacchina. Attrice per molti registi cinematografici ispirò il regista Federico Fellini, facendo il bagno nella Fontana della Barcaccia di Piazza di Spagna, prima dell’iconica scena interpretata da Anita Ekberg nel film La dolce vita con il bagno nella Fontana di Trevi.

crediti foto Tommaso Le Pera

Ottenne anche una parte ma a causa di un litigio con il regista, la sua parte fu tagliata. La ricostruzione per il teatro condotta da Massimo Sgorbani rende efficacemente la complessità di Giò e dei tanti tormenti esistenziali che la rendevano inquieta e sempre alla ricerca di nuove esperienze. Il protagonista in scena riesce altrettanto a rappresentarlo nei migliori dei modi, senza mai eccedere e sconfinare nella ritrattistica aneddotica fine a sé stessa. Una prova d’attore e di regia godibile per un teatro che sa raccontare ed emozionare.

Visto al Teatro Comunale di Bolzano l’11 novembre 2025

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