RUMOR(S)CENA- ROMA- Greg si sperimenta in solitaria in un monologo che non si preoccupa della blasfemia, tutto centrato sull’antitesi bene-male, Cristo-diavolo. Argomento impervio da scalare ma condito con spruzzate di blues. Quale il nesso? Beh la leggenda vuole che il blues sia la musica del diavolo, nata negli States all’angolo di un crocevia con spirito black. E il diavolo è un soggetto poco prevedibile ma anche piacevole con cui conversare mentre dall’altra parte della barricata c’è l’arcigno Signore. Sfrondando l’ultimo quarto d’ora la resa sicuramente migliorerebbe anche per lo spettatore sia pure nelle vivaci variazioni assicurate della perfetta sinergia tra innesti musicali, immagini, video a somiglianza e estro del protagonista che comunque si sobbarca più di cento minuti da one man show. Perché la regia nell’assolo è tutt’altro che facile ma non paga dazio all’errore. Questo per dire dell’ambizione del progetto e il misto di scherzo serio che alla fine sfuma in tirate filosofiche moraleggianti che sono un po’ incongrue nel momento di massima stanchezza della platea. Lo spettacolo è uno schiaffo continuo al politicamente corretto e alla logica del benpensante.

Greg delizia tra country, rock e blues. Con richiami a Bobby Darin e Johnny Cash ma non esagera per quella che alla fine diventerebbe una passerella musicale. Dominano comunque i crooner alla Dean Martin. Dunque solo brevi accenni e non pezzi interi, con l’incombere dei Rolling Stones o dei Giganti. Prende di petto la Bibbia e le sue durezze, gi infiniti elenchi di personaggi difficilmente catalogabili. La Sodomia, la diminutio delle donne facilmente a disposizione per essere abusate in favore di ospiti che meritano ogni riguardo. La lettura dei libri sacri ci mette continuamente di fronte alle contraddizioni e al dubbio sulle veridicità delle affermazioni contenute. Del resto Gregori si schiera. Prima si dichiara ateo, poi agnostico nell’impossibilità di contare su prove certe sull’esistenza di Dio. L’affabulazione riguarda l’infanzia e l’adolescenza con la severa educazione impartite dalle suore, primo motivo di allontanamento dalla religione. Di lì si sviluppa la gag di un Signore che parla come il Padrino di Mario Puzo. La Divinità diventa un boss della malavita.

E con acconcia lettura la Bibbia propone passi sconcertanti con morti (anche tanti) continuamente all’ordine del giorno. La storia personale racconta l’amore per la musica con l’avvicinamento difficile al suono della tromba, abbandonato in ragione della più facile seduzione chitarristica. E poi l’oscillazione tra il mito dell’America e la Roma ruspante, un minus anche linguistico. Greg ha come alias Gin Cooper, uno che sa di non essere uno stinco di santo, e, come ragazza, l’amata Gwendy. La sua donna peraltro l’ha già mandato al diavolo. Ed ecco il rimando al titolo dello spettacolo. Vuoi mettere il gospel della black music con le noiose litanie chiesastiche! Buon ricorso a strumenti di scena per mini-travestimenti, figurazioni, richiami al porno delle prime masturbazioni giovanili. Greg non si risparmia, tracima per eccesso con gag frizzanti, battute che presto o tardi arrivano. Non parla alla pancia dello spettato rema si rivolge alla sua intelligenza. Al diavolo il luogo comune e il quieto vivere nel nome del gusto di una costante provocazione. C’è di buono in questa overdose di comicità surreale che non ci sia nessun facile scivolone sulla politica e sull’attualità, argomenti corrivi da cui Greg si tiene saggiamente lontano. Forse sarà un Big Bang che sistemerà ogni cosa diradando la confusione attuale.
IO SONO IL DIAVOLO di Greg con Claudio Greg Gregori, aiuto regista Maria Chiara Argenti. Produzione Viola Produzioni- Centro di Produzione Teatrale.
Visto al Teatro Spazio Diamante il 16 ottobre 2025




