RUMOR(S)CENA – MILANO – Sulle assi del Teatro Fontana è approntato un tavolo da riunioni d’ufficio e due schermi gemelli, da un lato e dall’altro, proiettano istericamente immagini di repertorio di catastrofi contemporanee: scenari di guerra, esplosioni, cataclismi ecologici, volgarità e spazzatura televisive. Senza una giustificazione, direttamente nel dialogo, entra in scena Shakespeare. Chi è prevenuto – e come biasimarlo -, in un riflesso condizionato, abbassa il mento e accenna un no con la testa, qualcun’altro decide di dare una chance al 44 Avanti Cristo nel tempo corrente, rende acuta la vista e le orecchie attente. Gli indecisi si riservano di vedere come procede il primo atto.

Chi prima, chi dopo, ma comunque non deve trascorrere molto, a giudicare dal silenzio attento che si fa presto, tutti sembrano essersi dimenticati d’interrogarsi: se per un attimo escono dalla concentrazione, non senza un guizzo di stupore, il giudizio muto ma esclamativo è “funziona!”. Che soddisfazione poter scrivere senza esitazione: questo spettacolo è una bomba. Si sente il dovere di nominare le persone che regalano messinscene di forma e sostanza manifeste: la regia di Marco Lorenzi, suo anche l’adattamento drammaturgico insieme a Lorenzo De Iacovo sono misurati con esattezza, del peso e della durata che non semplificano il magnifico copione originale e che rispettano l’intelligenza del pubblico.
Tutti, se sono ben condotti, possono calarsi in una vicenda grave e solenne, nei rivolgimenti dell’animo, negli inviluppi dei caratteri e dei sentimenti complessi, nei ricorsi della storia antica e moderna. E non servono didascalie o incisi: se chi lavora su un classico ne possiede l’intreccio e la parola, allora le restituisce alla platea che è pronta a concentrarsi per tutto il tempo che serve e con l’impegno mentale che chissà da quanto non dedica ad una prosa.

La compagnia torinese de Il Mulino di Amleto fa quello che dichiara nella sua presentazione: “crediamo fortemente che la ricerca artistica debba essere coraggiosa, rischiosa, indipendente e libera”. E di nuovo è d’obbligo scrivere nomi e cognomi anche di tutti gli attori: Vittorio Camarota, Yuri D’Agostino, Raffaele Musella, Francesco Sabatino, Alice Spisa e Angelo Tronca sono bravi, bravi, bravi. Come viene gridato dopo il buio sala. Non stroppiano mai e non declamano, in ogni situazione che sia dialogante o monologante, che si esprimano con la voce o col corpo.

Cesare non calca la scena, ma è sopra tutti, letteralmente: si raddoppia negli schermi come un’interferenza incarnata da Danilo Nigrelli. Non perora la sua causa, non esplicita il non detto, ma esprime, telepaticamente, i presentimenti di tutti quelli che assistono alle vicende al di fuori della quarta parete: da voce al giudizio del tempo e dei posteri e alle utopie, alle illusioni abbaglianti, alla corruzione degli ideali, mentre lì sotto, troppo presi dal loro presente storico e di finzione, i vivi, i morenti e i sopravvissuti, hanno orizzonti brevi, così come racconta il perpetuo ricorrere delle velleità umane. D’eterno resta Shakespeare.

Da William Shakespeare, Adattamento drammaturgico e riscrittura Marco Lorenzi e Lorenzo De Iacovo. Progetto Il Mulino di Amleto / A.M.A. Factory. Regia Marco Lorenzi. Collaborazione artistica Barbara Mazzi, Rebecca Rossetti, Daniele Russo. In ordine alfabetico: Vittorio Camarota, Yuri D’Agostino, Raffaele Musella, Francesco Sabatino, Alice Spisa, Angelo Tronca. Con la partecipazione in video di Ida Marinelli e Danilo Nigrelli. Regista assistente Barbara Mazzi. Assistente alla regia Federica Gisonno. Training a cura di Rebecca Rossetti. Disegno sonoro Massimiliano Bressan. Progettazione regia video PiBold / Paolo Arlenghi. Progettazione luci Umberto Camponeschi, Consulenza per scena e costumi Gregorio Zurla Ufficio stampa Raffaella Ilari notte / Shakespeare
Visto al Teatro Fontana il 14 dicembre 2025




