A tavola dopo il teatro, Co-Scienze, Culture — 16/11/2025 at 09:36

“Prendete quel che volete, mettete quel che potete”, Ivan Fantini dona ciò che altri scartano

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RUMOR(S)CENA – GENOVA – Al centro della scena un pane di 14 chili celato sotto un canovaccio, composto da farina di farro, cotto al forno a legna, pronto per essere condiviso con i commensali-spettatori, seduti al tavolo imbandito con tovaglie bianche, piatti e bicchieri. Un banchetto molto semplice come se ne vedevano un tempo nelle case della gente comune.  Attendono l’arrivo di Ivan Fantini per partecipare al rito collettivo “Prendete quel che volete, mettete quel che potete”, evento in programma al Festival Testimonianze Ricerca Azioni del Teatro Akropolis di Genova.

Ivan Fantini crediti di Ginevra Mangano

Per sfatare da subito ogni possibile frainteso, il programma di sala spiega che “non è una cena, ma una postura politica quotidiana, ideata da Ivan Fantini; cuoco eterodosso che ha scelto di abbandonare le logiche del successo per dedicarsi a una cucina etica, fondata sul recupero di prodotti destinati allo scarto. I piatti nascono semplici ma curati, diventando occasione di incontro e condivisione. Al centro vi è il principio del recupero, che restituisce dignità a prodotti scartati dalla grande distribuzione perché imperfetti per il mercato, ma ancora perfetti per essere consumati. In questa esperienza conviviale, durante la quale saranno proiettati video, declamate poesie e il gesto del nutrirsi si trasforma in un atto politico, sociale e poetico, il cibo è il pretesto per far dialogare le persone, dove il tempo non è denaro, ma vita che scorre, dove in fin dei conti, Fantini mostra con estrema chiarezza che un altro mondo è possibile”.

Una postura politica inteso come scelta di vita, alla pari di un manifesto programmatico, dove i propri ideali mirano a scegliere un’alternativa ad un sistema capitalista che impedisca la possibilità di esprimersi, senza essere condizionati o ostaggio di scelte contro la volontà individuale. Ivan Fantini usa la parola “saccheggio” nel riferirsi alla possibilità di raccogliere prodotti della terra, altrimenti scartati dalle grandi filiere della produzione agroalimentare.  «Il cibo diventa vostro quando viene escluso dalla vendita e appartiene alla cultura anticapitalista perché è ricavato dalle aziende biologiche che raccolgono solo la prima scelta. Io ho adottato il sistema del baratto da 11 anni e non compro più quasi nulla. Il saccheggio si basa sulle cose che offrono le stagioni. Un altro tipo di saccheggio è quello di non accettare la volgarità della proprietà privata e la saccenza di non permetterti di raccogliere quello che resta nei campi e non viene più raccolto».

Ivan Fantini crediti di Ginevra Mangano

Il protagonista ospite del Festival del Teatro Akropolis offre ai partecipanti, venuti ad ascoltarlo, di poter conoscere il cibo preparato dalle sue mani, utilizzando solo prodotti agricoli, frutta e verdura, abbandonati sui terreni, rifiutati dal commercio in larga scala. Scarti di carne bovina e suina. Il pane viene spezzettato a mano. Un’offerta votiva, un dono come segno di benvenuto, un rito che si ripete da secoli. Un gesto di condivisione laico.  «Offrire il cibo agli sconosciuti funziona meglio – spiega Ivan Fantin – e il recupero delle materie prime con il quinto/quarto di maiale, somma proteica di testa, coda, zampe e interiori degli animali, considerati erroneamente non edibili per l’essere umano, diventano poi cibo per gatti e cani». Le frattaglie vengono chiamate quinto quarto perché costituiscono tutto ciò che non rientra nei quattro tagli principali (anteriori e posteriori) dell’animale.

Ivan Fantini crediti di Ginevra Mangano

La riprova di quanto spiegato da Ivan, anticipando l’offerta del cibo, si è avuta con il gradimento da parte dei commensali nell’aver potuto degustare la bontà di tali sapori, antichi e appartenenti un tempo alla cultura gastronomica della cucina povera, quella dei contadini per intenderci, obbligati a dover rinunciare a quelle parti nobili della carne, troppo costose per le loro economie domestiche. Cibo povero per gente povera. L’ascolto si fa sempre più attento, sempre più partecipe e nelle parole dell’oratore, narratore, c’è un’etica che rimanda ad una filosofia dell’atto politico come presa di coscienza: «Quando l’individualità diventa collettività è un’azione potentissima. Una forma di cura che non è solo mia ma che mette tutti nelle condizioni che altri possano curarti».

Ivan Fantini crediti di Ginevra Mangano

Il suo luogo di “cura” si chiama Boscost’orto a Gemmano, un ameno paesino della Romagna.  Un orto creato dal disboscamento di un bosco dove lui si è creato le condizioni per una completa autonomia alimentare, praticando il baratto di marmellate, succhi di frutta, sottaceti, sciroppi e ottenendo in cambio altri prodotti alimentari che non può coltivare o produrre, dalla farina al latte, dal pesce al vino. Pensare al giorno d’oggi una pratica così nella civiltà dei consumi e dello spreco è una rivoluzione straordinaria. Ivan Fantini è anche scrittore e autore di “Anonimo fra gli anonimi”, “Educarsi all’abbandono”, “Io la vedevo, dovevo”, “A parte il resto, tutto bene” e “Animanimale”, schivo nell’ammettere queste sue doti ma se viste nel complesso della sua scelta di vita esistenziale, complementari e unite dallo stesso intento: far conoscere un’altra possibilità di stare al mondo.

Dichiaratamente antifascista e anarchico, il valore etico è rappresentato da un percorso di rinascita e di trasformazione. Rifuggendo da imposizioni in cui si era venuto a trovare, ostaggio di obblighi nel citare norme stringenti che un ristoratore deve applicare per poter svolgere il proprio lavoro, ad esempio, pena la chiusura, con il rischio della perdita di una individualità e originalità e libertà, fonte di alienazione e sofferenza. Mali della nostra epoca. La sua radicale scelta di cambiamento gli ha permesso di riconciliarsi e intraprendere una nuova vita basata esclusivamente sull’agire quotidiano «perché non sono abituato a pensare al futuro». Al pubblico è stato anche proiettato il docu-film “Cosa c’è di strano in tutto questo?” del regista Mauro Bartoli. A suggellare l’incontro la degustazione di specialità culinarie dai sapori genuini, carni e formaggi, verdure e frutta, sciroppi e marmellate, la cui sorte era segnata se non fosse intervenuto Ivan a salvare ciò che la nostra società rifiuta e scarta. Un convivio solidale tra “sconosciuti” dove tutto era deciso da “Prendete quel che volete, mettete quel che potete“.

Visto, ascoltato e degustato al Teatro Akropolis di Genova sabato 8 novembre 2025

https://www.teatroakropolis.com/testimonianze-ricerca-azioni/

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