Recensioni — 16/03/2026 at 13:09

MAMI: due sillabe, π

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RUMOR(S)CENA – MILANO – Mario  Banushi ha inaugurato il festival FOG di Triennale con Mami. Un autore perfetto per rappresentare lo spirito della rassegna. All’apparenza, il tema ancestrale, potrebbe non proiettare direttamente nell’ultracontemporaneo delle arti performative vocazione di FOG; eppure, la cifra di Banushi è proprio questa: trasposizioni aliene delle cose umane, come appunto le età della vita, le costellazioni famigliari, le trame domestiche e, per questa occasione, l’eterno avvicendamento della maternità.

Di nuovo come in Goodbye, Lindita, Banushi concepisce drammaturgie come tesseratto: una geometria semplice si sviluppa in un numero di dimensioni che ne moltiplicano le possibilità, e così è anche per le varietà di suggestioni e sentimenti che ogni spettatore restituisce. Un iperteatro. Per questo lavoro, la condizione di partenza è quella di cui chiunque, ma proprio chiunque, ha cognizione, ovvero l’idea materna. Se non altro perché tutti hanno una genitrice. Ma poi ecco la complessità irrisolvibile dei legami di sangue, l’amore in tutte le sue declinazioni, il ciclo vitale che si ripete dalla nascita alla decrepitezza, la brutalità catartica del parto, la fragilità dei neonati e degli anziani, la spensieratezza della pubertà, l’infatuazione, la voluttà, i parossismi dei complessi freudiani. Tutto trasposto in quadri simbolici di sogno e d’incubo: l’abnegazione della madre per il figlio piccolo e dell’adulto per il genitore infermo, l’invincibilità dell’adolescente e la crudeltà del declino.

Tutto questo letteralmente incarnato e letteralmente messo a nudo: corpi floridi, seni generosi di latte e d’erotismo, sessi turgidi, intrecci di mani e di tutto, ma anche membra avvizzite, sguardi vitrei e tutti gli umori: le lacrime, il sudore, perfino i liquami dell’incontinenza senile. Le acque che si rompono e liberano nel mondo un nuovo umano e un acquario claustrofobico che annega la fanciullezza nell’adultità. Questo è l’andamento del racconto e dei racconti nel racconto: ciclico ed esponenziale insieme, realistico, intimo e allucinato e dirompente.

La brevità rassicurante del titolo, “mami”, diventa un blob romantico e orroroso: alle due sillabe si aggiunge un π di infinite altre, pur senza che una sola parola sia pronunciata. Pervade invece un ordito sonoro di musiche e suound design composto e curato splendidamente da Jeph Vanger. Non vi sono parole in nessuna forma drammaturgica, ma tutto vibra e comunica in note minimali o sinfoniche, litaniche o armoniose, gravi e rimbombanti o argentine, tuonanti o sommesse. Lo stesso Banushi ha spiegato che il suono è l’altro protagonista dello spettacolo insieme agli attori. Attori che, infatti, dimostrano una bravura estrema nel recitare senza il vantaggio del verbo, ma facendo molto di più che mimare: conquistando lo spazio e spingendo avanti -talvolta indietro- nel tempo la propria esistenza nella farsa e insieme i corsi e risorsi umani. Una compagnia eccezionale, disposta a fare e mostrare di se tutto quello che è possibile e, a momenti, quasi proibito, su un palco, per realizzare Banushi: un prodigio cui si fatica a riconoscere la giovinezza anagrafica per un teatro che trascende il tempo lineare. D’altronde, la tentazione di guardare l’orologio, ai suoi spettacoli, non esiste.

Crediti

Concepito e diretto: Mario Banushi Con: Vasiliki Driva / Katerina Kristo, Dimitris Lagos / Nontas Damopoulos, Eftychia Stefanou / Ilia Koukouzeli, Angeliki Stellatou, Fotis Stratigos, Panagiota Υiagli. Scenografia e costumi: Sotiris Melanos. Musica originale e sound design: Jeph Vanger Progettazione luci e dramaturg associato: Stephanos Droussiotis. Collaboratori artistici: Aimilios Arapoglou, Thanasis Deligiannis

Assistente alla regia: Theodora Patiti. Relazioni internazionali e gestione del tour: Nikos Mavrakis Gestione della produzione durante il periodo di creazione: Rena Andreadaki & Christos Christopoulos – TooFarEast Line production & tour production manager: Ioanna Papakosta – TooFarEast Coordinatrice audizioni e residenza & tour production manager: Konstantina Douka Gkosi – TooFarEast Lighting designer in tour: Marietta Pavlaki

Ingegnere del suono in tour: Kostas Chaidos Assistente scenografia: Sofia Theodorou. Assistente costumi: Nikoleta Anastasiadou Costruzione scenografica: Michalis Lagkouvardos Costruzioni speciali: Fratelli Alaxouzoi, Alexandros Loggos Costruzioni speciali per luci: Giorgos Lerapetritis. Coordinamento tecnico prove & tecnico di scena in tour: Aristidis Kreatsoulas – TooFarEast

Elettricista per le prove: Konstantinos Mavrantzas Supporto tecnico per le prove: Stefanos Ntaoulas, Iason Papantoniou, Grigoris Zkeris, Paris Asimakopoulos. In collaborazione con: OMAZ Civic Non-Profit Company Commissariato

Prodotto da Onassis Stegi [GR]

Co-prodotto da: Berliner Festspiele [DE], Odéon – Théâtre de l’Europe [FR], Triennale Milano Teatro [IT], Espoo Theatre [FI], Festival d’Avignon [FR], Grec Festival Barcelona [ES], Théâtre de Liège [BE], Noorderzon Festival / Grand Theatre Groningen [NL] Ricerca e sviluppo iniziali resi possibili grazie a: Onassis AiR Fellowship [GR] e Centre Culturel Hellénique – Paris [FR]

La presentazione di MAMI è supportata da: Onassis Stegi Touring Program Con il sostegno finanziario del Ministero della Cultura della Grecia

Visto sabato 28 febbraio al Teatro della Triennale di Milano

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