musica e concerti — 15/08/2026 at 18:52

Matteo Mancini e Giuseppe Toia: due belle voci rossiniane per pagine immortali

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RUMOR(S)CENA – PESARO – Già in grande rilievo alla “prima” di L’occasione fa il ladro, i due giovani baritoni Matteo Mancini e Giuseppe Toia si presentavano al pubblico del Teatro Rossini con una compilazione cameristica entusiasmante, interamente rossiniana, fatta di arie tra le più note e di briosi duetti, validamente accompagnati dal pianista Michele D’Elia. Due colleghi bene affiatati e di ottima presenza, due vocalità molto differenti ma ugualmente seducenti, che esordivano singolarmente con due classici impareggiabili, l’aria Largo al factotum dal Barbiere di Siviglia per Mancini e l’aria di Bartolo A un dottor della mia sorte, altamente virtuosistica quanto insidiosa (anch’essa dal Barbiere) per Toia, provocando da subito le acclamazioni della sala, che le voci piene, gradevoli e uno stile rigoglioso ben meritavano.

crediti foto  Amati Bacciardi

Complice e in perfetto affiatamento, D’Elia contribuiva non poco a vitalizzare lo spirito rossiniano con un apporto più che valido all’espressività e alla verve; stupende le due arie dalla Cenerentola, quella di Dandini Come un’ape ne’ giorni d’aprile e quella di Magnifico Sia qualunque delle figlie, seguite dallo spiritoso e altrettanto splendido duetto Un segreto d’importanza (Dandini-Magnifico). Per il pubblico, che applaudiva vigorosamente, impossibile trattenere l’ilarità e le acclamazioni; D’Elia faceva poi scoprire la grazia, il distacco e lo spirito tipici del Rossini ormai lontano dalle scene, con un brano per pianoforte, La Pesarese, il quinto del Volume VI (Album pour les enfants dégourdis) dei Péchés de vieillesse. L’esecuzione, precisa quanto espressiva, svelava l’ironia distaccata e la scienza musicale che attraversano questa pagina, che virtuosistica non è ma si rivela come una gemma di musicalità, parte di un patrimonio non ancora adeguatamente conosciuto.

crediti foto  Amati Bacciardi

La cambiale di matrimonio offriva poi la cavatina di Slook Grazie … grazie … Troppo presto alla potenza vocale di Mancini, seguita dal duetto Mill-Slook Dite presto dove sta. Poco male se nell’aria di Taddeo Ho un gran peso sulla testa (da L’Italiana in Algeri) la memoria tradiva momentaneamente Giuseppe Toia, che per la sua aria successiva, quella di Geronio Se ho da dirla, avrei molto piacere (da Il Turco in Italia), ricorreva al leggio (supporto psicologico piuttosto che necessità effettiva): con un’occhiata d’intesa tra lui e il pianista e un applauso  l’aria ripartiva da capo, senza che il recital ne risentisse minimamente. Ancora un pezzo per Mancini, da L’inganno felice (aria di Batone Una voce m’ha colpito) e infine, dalla medesima opera, il duetto Batone-Tarabotto Va taluno mormorando, che concludeva in bellezza un programma ricco in tutti i sensi. La sala in delirio non consentiva agli artisti di andarsene senza un bis, concesso “purché piccolo”: l’assurdo, geniale duettino di Gamberotto e Buralicchio Ah, vieni al mio seno, da L’equivoco stravagante.

Rossini Opera Festival 2026 – Concerti di Belcanto

Pesaro, Teatro Rossini. Recital di Matteo Mancini e Giuseppe Toia – al pianoforte Michele D’Elia.

Visto al Teatro Rossini di Pesaro il 14 agosto 2026.

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