RUMOR(S)CENA – FIRENZE – Angelo Savelli ricava dai testi di Jarry un irriverente pastiche in salsa patafisica che è anche un piccolo Bignami dei 50 anni di carriera teatrale del regista. Visto il 7 febbraio scorso al Teatro Nuovo Rifredi Scena Aperta di Firenze, dove ha debuttato

Cosa si fa quando si porta sulle spalle il peso di 50 anni di carriera da regista, di cui 40 a tirare le redini di un teatro come Rifredi? Ci si libera dalla gravità, ci si slaccia la cravatta, ci si sfila dal sussiego che tanto curriculum comporterebbe et voilà si prende in prestito il ghigno beffardo di Jarry per creare uno spettacolo scanzonato. È quello che fa Angelo Savelli, raccogliendo dal suo passato uno spunto drammaturgico pensato con Vincenzo Cerami e mai realizzato. I coniugi Ubu, infatti, è uno spassoso potage di generi e umori che il regista prepara in salsa patafisica e mette in scena al Teatro Nuovo Rifredi Scena Aperta. Un modo per ripassare il suo repertorio, prendendo un pezzetto da Shakespeare e uno da Pasolini, frullando Jarry come spezia e servendo agli spettatori una perfetta ricetta del suo teatro artigianale che ancora ama gli attori e la recitazione, l’impaginazione chiara anche quando si fa un pastiche e un testo riscritto divertendosi.

La licenza di rivisitare gliela dà virtualmente lo stesso anarchico drammaturgo: alla fine dell’Ottocento Alfred spettinava le coscienze dei benpensanti francesi e Savelli fa lo stesso oggi. Mette panni nuovi ai coniugi Ubu, presentati da borghesucci in pantofole nel tinello (in questo con un omaggio latente a Cerami che tanto amò infilzare la borghesia italiana). Al muro le effigi dei controeroi a cui ispirarsi – Stalin, Hitler, Mussolini e Franco -, mentre davanti ai coniugi (calzati con vigore efferato da Massimo Grigò e disincanto malizioso da Giulia Weber) gorgoglia la tv di Bruno Vespa e delle telenovele. Ma l’istinto si risveglia presto e Ubu ricomincia le sue tessiture sanguinarie, burattino di un potere più vicino alla bambola assassina che a un Pinocchio criminale. Dal tinello della coppia Mondaini-Vianello alla sala al neon in stile wilsoniano di Achras (il visionario Olmo De Martino) che inventa poliedri, il carosello di ambientazioni (create con estro da Federico Biancalani) e personaggi continua ribaltando di continuo la narrazione.

Siate pronti a cogliere le allusioni, o il vero turning point quando si sostituiscono a quelli del passato i ritratti di Putin, Trump, Erdogan e Netanyahu. Quando cioè l’anarchia del potere citata da Pasolini trasforma la democrazia in porta d’ingresso della dittatura. Dalle tragedie di ieri alla farsa di oggi, non meno cruenta, non meno crudele. Sarebbe interessante rivedere Père e Mère Ubu in cartellone, sperando che la stagione futura del mondo non confermi la catastrofe attuale.

Spettacolo inaugurale per le celebrazioni dei 40 anni dalla riapertura dello storico teatro fiorentino,
I CONIUGI UBU
prima nazionale
liberamente tratto dalle opere di Alfred Jarry testo e regia Angelo Savelli con Giulia Weber, Massimo Grigò e con Cosma Barbafiera, Olmo De Martino, Fabio Magnani, Samuele Picchi, Sebastiano Spada, Elisa Vitiello scene Federico Biancalani disegno luci Samuele Batistoni costumi Elena Bianchini musiche Federico Ciompi produzione Teatro della Toscana
Visto al Teatro Nuovo Rifredi di Firenze il 7 febbraio 2026





