Recensioni — 15/02/2026 at 15:23

Ecaped Alone: uno per tutti, ognuno per sé

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RUMOR(S)CENA – MILANO – Un popolato Piccolo Teatro Grassi si quieta all’incominciare di Ecaped Alone, perché la scena è tutta da esplorare con gli occhi. Un vasto cielo digitale in alto e sotto, il tappeto di verde di un back garden e, allestito sull’erba, un salottino da tè all’aperto.

Sally, Vi e Lena, tre amiche di lungo corso invitano ad accomodarsi anche la Signora Jarrett che invece “passa di lì” e discorrono. I dialoghi sono consueti: piccoli aggiornamenti sulle faccende famigliari, commenti superficiali sui fatti del mondo. Senza preavviso, ripetutamente, un’atmosfera più cupa si manifesta nella luce e nel sottofondo sonoro, e la Signora Jarrett, straniata, dipinge a parole scenari apocalittici, poi, come ad un risveglio, si riprendono le chiacchiere lasciate in sospeso. Ma anche quella che sembra una leggiadra merenda sinora, col passare del tempo, diventa, a tratti e a turno, una novena di psicodrammi malcelati: le incomprensioni in famiglia, i rimpianti, le mestizie della senilità e, di più drammatico, la depressione, il panico, fino all’ombra tetra di un antica violenza, dell’uxoricidio e del carcere.

Ognuna per i suoi motivi, ognuna per un qualche retaggio drammatico, o per un presente imbastito di rimpianti e nostalgia, le amiche s’incupiscono: chi balbetta, chi si commuove, chi reagisce con più carattere ma palesemente cadendo in debolezza. L’impressione è che le tetre profezie della Signora Jarrett intossichino anche l’oggi. Anche i dialoghi ilari diventano, via via, brevi monologhi pensosi, alienazioni, frasi interrotte, lapsus. Tutto va verso il tramonto: l’atmosfera, la sintassi, la vita delle protagoniste… in definitiva, le sorti del pianeta e dell’umanità; delle attrici e nonché degli spettatori. Lacasadargilla che ha designato, studiato e inscenato Caryl Churchill, ha accettato una sfida: un carico intellettuale e una responsabilità etica. La regista Lisa Ferlazzo Natoli e il regista Alessandro Ferroni hanno con consapevolezza affrontato una drammaturga impegnata e impegnativa, senza temere argomenti e suggestioni anche possibilmente indigesti, se non opprimenti. Sarebbe meno angoscioso dire che le visioni della Jarret sono distopiche ma, di fatto, è più onesto chiamarle incombenti, se non attuali. Infatti, anche la platea è via via più concentrata: sembrano tutti coscienti d’essere  molto vicini a oltrepassare la parete invisibile.

Caterina Carpio, Tania Garribba, Arianna Gaudio e Alice Palazzi, le quattro attrici cui è affidata tutta la narrazione e la dinamica delle scene, sfidano i loro anni giovani e mortificano i fisici agili, dimostrando di essere capaci di indossare parrucche imbiancate ma soprattutto corpi di un altra epoca: si legano nei movimenti, compulsano i telefonini con sguardi presbiti, cercano qualche volta le parole che non sovvengono. Scelta originale ma fatta con cognizione (parola della regia), quella di scegliere giovani attrici per rappresentare anziane lady: sarebbe anche una farsa del tutto efficace anche se, giocoforza, a tradire “le ragazze”, è comunque il timbro vocale giovanile.

Questo richiede uno sforzo di fantasia dello spettatore che forse gli si poteva risparmiare, dovendo già mantenere alta l’attenzione ad una drammaturgia ardua.  È ormai il crepuscolo e, in un tramonto fiammeggiante, resta solo più da fare un brindisi uno per tutti, e poi disperderci ognuno per se, consacrando il titolo dello spettacolo: escaped alone. Un encomio alle maestranze: scenografia,  luci e suono suggestivi e ben orchestrati; costumi originalissimi!

di Caryl Churchill traduzione Monica Capuani un progetto de lacasadargilla regia Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni con Caterina Carpio, Tania Garribba, Arianna Gaudio, Alice Palazzi dramaturg Margherita Mauro paesaggi sonori e ideazione spazio scenico Alessandro Ferroni drammaturgia del movimento Marta Ciappina scene Marco Rossi e Francesca Sgariboldi ambienti visivi Maddalena Parise drammaturgia delle luci Luigi Biondi costumi Anna Missaglia accompagnamento alla ricerca Marco D’Agostin assistente alla regia Matteo Finamore produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Roma – Teatro Nazionale diritti di rappresentazione a cura dell’Agenzia Danesi Tolnay

Visto al Teatro Grassi di Milano il 24 gennaio 2026

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