Anna's corner, Arte, Culture — 14/04/2014 11:28

L’arte è inutile come una cannuccia annodata e l’artista è uno zombie. La personale di Giacomo Verde “Svendita di arte usata”

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Entri alla mostra Svendita di arte usata di Giacomo Verde e curata dall’associazione Fuori dal museo e ti viene offerto da bere della spuma rossa e un biglietto che poi verrà estratto a sorte: in palio per il concorso “Bella piega” una spuntatina al ciuffo dal parrucchiere “Il bello delle donne”, vicino alla Galleria SottoVetro che ospita l’evento.

Videointervista a Verde

Così in un’atmosfera casalinga, molto colorata e una esposizione da mercatino dell’usato, Verde, che da sempre ha smitizzato l’arte, i suoi creatori e divulgatori, vende a buon prezzo e come qualunque altro pezzo d’avanzo in casa, alcuni articoli della sua lunga carriera d’artista: perché come ama ricordare “L’arte è inutile “e come ogni altra cosa inutile, prima o poi finirà su un banchetto di fiera. Così le cartoline “Morto un Che se ne fa un altro” (dal comunismo al consumismo) del gruppo Theleme; i numerosi disegni a pastello che illustrano il piede ingessato dell’artista, parte del progetto “Opera d’arto video” su cui Verde oggi ironizza: “Si dice che un’opera d’arte è più vera quando c’è la mano dell’artista. Allora la mia vale di più perché oltre alla mano c’è anche il piede”.

Ma l’ultima “non opera” che viene esposta è la più significativa:  150 Knots, testimonia in gigantesche stampe colorate, le 150 cannucce colorate annodate realizzate in forma di performance a cui viene associato un QR code, ovvero un codice leggibile da un dispositivo con apposito APP che rimanda al video della performance e alla frase “L’arte è inutile” che dà il titolo alla mostra. Queste cannucce annodate rappresentano il gesto dell’artista che, dopo l’arte Dada, dopo Pollock, e soprattutto dopo le mille versioni dell’affermazione che nega l’arte ad opera della corrente FLUXUS per bocca di Ben Vautier (L’art est inutile. Rentrez chez vous; Art is Useless, Go Home), è diventato semplicemente inutile. Verde non riqualifica l’oggetto d’uso comune (la cannuccia nella fattispecie o lo schermo della TV) immettendolo nel circolo auratico dell’arte, piuttosto abolisce lo stacco fra oggetto d’uso e oggetto d’arte, sceglie la banalità inutile di un gadget colorato e bizzarro, tendenzialmente prodotto per la massa, contro ogni sofisticazione elitaria da collezionismo. Nel mondo dell’Artivism a cui Verde appartiene come protagonista, c’è spazio solo per una utilità sociale e politica del manufatto, della tecnologia, azione che da tempo l’arte non svolge più.

Gli autoritratti fotografici dell’artista come Zombie, opera del 2013 che prende spunto dal trucco usato per una parte in un film horror, propongono l’idea dell’artista come sopravvissuto, come morto vivente dentro un sistema che continua a tenere in vita cadaveri d’arte. Se l’arte è morta gli artisti sono zombie.Gli Artisti vivono d’arte, come gli zombie mangiano i vivi.

Questa una delle epigrafi dell’artista_Zombie

L’Arte è morta, gli Artisti sono zombie.

L’Artista è uno zombie
azzanna tutto quello che vive

L’Artista è uno zombie
si nutre di tutto quello che vive

L’Artista è uno zombie
più lento della vita
anche se corre

L’Artista è uno zombie
un morto vivente
schiavo nelle piantagioni dell’immaginario

L’Artista è uno zombie
schiavo degli eventi
e dell’istinto di sopravvivenza

Parte integrante della mostra i disegni del Trittico di Goré, realizzato a Dakar durante un viaggio a fianco del Teatro delle Albe (da cui realizzerà anche il video Ravenna-Dakar). L’architettura di Goré che raccoglieva schiavi da destinare a lavori forzati, diventa una forma archetipica (un ideale abbraccio o anello di scale) da restituire in svariate modalità artistiche. Dai disegni in forma di stoyboard, Verde creerà un’animazione di 3 minuti.

Ancora, i disegni a frottage a carboncino che restituiscono oggetti digitali (dvd, cavetto usb, tastieradi computer) e i bellissimi disegni colorati per il Count down di RaiSat, uno dei più ambizioni progetti tecnologici della RAI (l’opera poi realizzata in Paint box da Verde si chiamerà Countdown Classical Music).

Per approfondimenti su Giacomo Verde, videomaker e artista tecnoteatrale:

http://www.annamonteverdi.it/digital/il-tecnoartista-giacomo-verde/

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