L’attore e drammaturgo toscano propone il suo ultimo lavoro ispirato alle origini rivelatorie del Golden Man che infesta le scene politiche del mondo. Dopo il debutto al Piccolo di Milano, lo spettacolo arriva alla Pergola dove lo abbiamo visto il 6 novembre scorso e dove replica fino a domenica 16 novembre-
RUMOR(S)CENA – FIRENZE – Consumato narratore di storie, e ormai diventato un popolarissimo volto in tv, dove fa il Savonarola fustigatore dei costumi e dei personaggi della nostra società, Stefano Massini torna in scena. A teatro – la Pergola di Firenze, nel caso specifico – che è stato il primo nido del prolifico autore toscano. La cifra resta quella che l’ha reso famoso: una parlantina sciolta che snocciola impeccabili testi contemporanei (è sempre stato una delle penne più felici delle ultime generazioni di drammaturghi), un’aura affabulante e la capacità di cogliere il lato umano troppo umano dei suoi soggetti.

Stavolta nel suo mirino occhiuto ci capita Trump, ovvero Donald prima di diventare il roboante presidente americano che abbiamo imparato a conoscere oggi. Donald è infatti un ritratto che parte letteralmente dal primo vagito del Nostro, il 14 giugno 1946 nel Queens, sobborgo di New York. Entrambi i genitori erano tecnicamente immigrati: scozzese la madre Elizabeth, di origini tedesche il padre Fred che faceva di cognome Drumpf, poi cambiato in Trump per non svelare troppo radici teutoniche. Particolare degno di nota per un uomo che farà della lotta all’immigrazione uno dei suoi Leitmotive preferiti e di “America first” il suo motto. L’ambivalenza è il suo dna, l’affarismo il suo profeta.

Massini mette uno sull’altro i mattoncini della leggenda del Golden Man, da quando appena seienne smerciava ai suoi coetanei due banconote da un dollaro in cambio di una da dieci con la scusa che lo zero non valeva nulla mentre a lui piaceva l’immagina sul deca. Dagli esordi fanciullini al quarantenne rampante che guarda Manhattan da un attico di tremila metri quadri, il racconto di Massini è una galoppata sfrenata quanto Trump, che si ferma mozzafiato sull’abisso della bancarotta e l’idea di entrare in politica (vi ricorda qualcuno?)

Donald coinvolge molto nella prima parte, nei particolari impensati ma rivelatori della sua adolescenza e giovinezza. Meno nella seconda, un po’ troppo impigliata a seguire le giravolte dell’imprenditore senza scrupoli. Ma il merito più interessante dello spettacolo è la capacità di Stefano Massini di sovvertire impercettibilmente i binari classici del monologo, trasformandolo in un vero e proprio show. Lo aiutano i boys musicanti (Valerio Mazzoni, Sergio Aloisio Rizzo, Jacopo Rugiadi e Gabriele Stoppa) che fanno da controcanto alla sua partitura. Un’orchestrina nomade dai sapori jazz siglati da Enrico Fink (da anni “spalla” sonora degli spettacoli di Massini) che si arrampica sui lastroni della scenografia di Paolo Di Benedetto.

Sembrerebbe un paesaggio immoto e invece i lastroni si animano, si alzano come piccoli grattacieli, si ribaltano in insegne sgargianti e donaldeggianti. Fanno del panorama uno skyline newyorchese dove Stefano Massini saltella come uno stambecco. Si tuffa, sprofonda, emerge e ribaldeggia come il suo personaggio impone. Un corpo a corpo con la scena che getta la parola oltre il proscenio e premia alla ribalta il suo mattatore.
Ancora da vedere alla Pergola fino a domenica 16 novembre




