Danza — 10/09/2025 at 16:15

Somewhere: l’altrove di Yue Yin tra luce, corpo e memoria

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RUMOR(S)CENA – ROVERETO – (Trento) – Con Somewhere, seconda tappa della sua trilogia in fieri, Yue Yin porta a Oriente Occidente Festival 2025 un viaggio coreografico che si impone come esperienza ipnotica, sospesa tra astrazione e densità percettiva. Dopo Nowhere (2023), questo nuovo capitolo si presenta come un attraversamento sensoriale, in cui corpi, suono e luce si fondono in un continuum poetico, capace di evocare un altrove che non è luogo fisico ma condizione percettiva, spazio mentale e fisico insieme.

YUE YIN_SOMEWHERE_PH MONIA PAVONI

L’impianto scenico, essenziale, è dominato dal disegno luci di Solomon Weisbard. Tagli radenti, geometrie mutevoli e improvvisi bagliori creano una topografia invisibile che si ridefinisce costantemente. Ogni spostamento dei danzatori modifica la percezione dello spazio: la luce diventa materia attiva, capace di scolpire il corpo, di suggerire profondità, di segnare pause e accelerazioni nella drammaturgia gestuale. In certe sequenze, fasci sottili tracciano linee virtuali nello spazio, trasformando la scena in un paesaggio dinamico, un’architettura luminosa che dialoga con ogni movimento.

La partitura musicale di Michel Banabila, basata su elettronica rarefatta, pulsazioni minimali, loop reiterati, non è semplice accompagnamento ma vero e proprio tessuto drammaturgico, non accompagna ma genera, con una funzione quasi organica. Le sonorità creano ambienti sonori in continua metamorfosi: i corpi dei danzatori sembrano nascere dall’aria, crescere dentro onde sonore, fondersi con paesaggi acustici che mutano in tempo reale. È un ascolto corporeo e visivo allo stesso tempo: il silenzio si carica di tensione, i toni bassi generano risonanze interne, i picchi elettronici modulano lo spazio scenico: un tessuto drammaturgico vivo entro cui i corpi si muovono dentro un ambiente sonoro che li plasma.

YUE YIN_SOMEWHERE_PH MONIA PAVONI

Il vocabolario coreografico di Yue Yin, frutto della tecnica FoCo e della sua formazione eclettica combina spirali originate dal centro del corpo, cadute trattenute e rilasci dilatati, costruendo un movimento che fluttua tra tensione e sospensione. È un movimento che vive di contrasti, resistenza e abbandono, compattezza e dispersione, radicamento e leggerezza. La scrittura scenica si configura come polifonia di corpi, che alterna compattezza corale e frammentazione individuale, che non si dissolve ma diviene parte di un organismo collettivo in cui l’individualità si intreccia armonicamente alla struttura complessiva. Il rigore interpretativo si misura in una costante precisione dei danzatori che incarnano uno stato di vigilanza corporea e di presenza totale.

Ogni gesto appare come frammento di un disegno più ampio, ogni accento repentino o dissolvenza progressiva contribuisce a una drammaturgia in cui il corpo è al tempo stesso memoria e futuro. Le sequenze di movimento suggeriscono dialoghi silenziosi, tensioni trattenute, una fluidità attentamente calibrata che guida l’occhio dello spettatore lungo traiettorie invisibili. Somewhere evita ogni retorica per scegliere la via della suggestione, un’opera che non è in nessun momento narrazione definita, ma un processo aperto, una tensione verso un altrove continuamente sfuggente. La maturità artistica di Yue Yin si manifesta nella capacità di fondere rigore tecnico, chiarezza di linguaggio e forza visionaria, restituendo un’esperienza intensa, densa, stratificata. Lo spettatore viene condotto a percepire il corpo come territorio fragile e potente, come specchio delle inquietudini contemporanee, ma anche come luogo di proiezione verso dimensioni future. Luce, musica e movimento diventano un unico organismo, in perpetuo divenire, capace di sorprendere, incantare e interrogare, in un’esperienza che risuona ben oltre il confine del palco.

YUE YIN_SOMEWHERE_PH MONIA PAVONI

Visto il 5/09/2025 Auditorium Melotti, Rovereto

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