Jazz, certamente che si può! Festival Dolomites celebra il jazz ai massimi livelli. Pura magia jazz sotto «KunstGriffe» ha illuminato la Sala Gustav-Mahler di Dobbiaco. Tre formazioni d’eccezione hanno caratterizzato le serate del 6 e 7 settembre 2025 scorsi – ciascuna a suo modo inconfondibile. Il Julia Hülsmann Quartet ha aperto con il programma Under the Surface un viaggio sonoro poetico, che ha condotto con delicatezza il pubblico in un’altra dimensione. Con fine chiarezza e un interplay ricco di sfumature, il quartetto ha creato una musica sospesa tra trasparenza filigranata ed energia improvvisa – sorretta dal pianismo lirico di Hülsmann, dal sax narrativo di Uli Kempendorff e dal solido, elastico fondamento di Marc Muellbauer (contrabbasso) e Heinrich Köbberling (batteria).

A seguire, il Quartetto di Hildegunn Øiseth ha spalancato orizzonti sonori inattesi. La trombettista norvegese ha incantato con l’alternanza tra tromba e corno di capra, fondendo tradizione e modernità con sfumature africane e aprendo spazi di improvvisazione che hanno catturato il pubblico sin dalle prime note.

Il culmine del fine settimana è stato raggiunto domenica con il Sarah Chaksad Large Ensemble. La sassofonista e compositrice svizzera ha conquistato con la sua formazione di 13 elementi, capace di coniugare la pienezza orchestrale con la forza espressiva di singole voci. L’album Together si è rivelato un manifesto vivente di diversità, libertà artistica e condivisione. Con queste due serate, il Festival Dolomites ha dimostrato con forza la sua varietà programmatica e ha sottolineato come il jazz, anche nella Sala Gustav-Mahler, sappia sollevare onde di emozioni: tra culture, stili e generazioni – e dritto al cuore del pubblico.

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