RUMOR(S)CENA- ROMA- Un Molière derivato dal non troppo noto romanzo di Michail Bulgakov, reinterpretato con personalità da Fausto Paravidino, allestito al Teatro Greco di Roma con una scenografia scabra ma animata dall’andirivieni dei personaggi fondamentali che hanno inciso nella vita del commediografo francese. Considerando la personalità dell’ex enfant prodige del teatro italiano, l’one man show che a 22 anni, mieteva premi, ci si poteva attendere una rilettura estremamente originale ma l’attore sta anche disciplinatamente nelle briglie del testo rielaborato da Maria Teresa Bernardelli e virato in regia da Danilo Capezzani. Si restituisce il mood del sublime artigianato del commediografo francese ma anche della sua convulsa vicenda esistenziale. Conteso e poi accettato da due donne in compagnia che sono madre e figlia (di qui il sospetto d’incesto), osannato ma a volte censurato re Luigi IV, consumato dall’invidia dei rivali e dalla propria irrequietezza. Inventore di un teatro a sua immagine e somiglianza, senza pretese di arte pura ma semmai costruzione di un laborioso artigianato, modello per tanti che riusciva a sopravvivere solo in ragione degli incassi.

Infaticabile capo comico di una compagnia agile ma insieme attaccabile, costretto ai salti mortali per sbarcare il lunario. A Bulgakov interessava soprattutto il vissuto di Molière a cavallo tra i due secoli, seicento e settecento, il suo amore indiscusso per il teatro, superiore e a qualunque pulsione amorosa e il contrastato rapporto con la censura. Qualcosa che tocca sensibilmente le corde di Bulgakov, scrittore di grande equilibrismo nel conflittuale rapporto con i controllori di Stato. Il commediografo francese s’impone anche attraverso debilitanti trattative. Il suo Tartufo mette nel mirino la religione; le Preziose Ridicole attacca lo spirito del tempo. Non c’è dramma se non c’è critica anche se la stessa può essere esercitata con il sorriso radioso dell’autore. Gradatamente precipita in una sorta di stress produttivo. Quando non si parlava ancora di esaurimento nervoso cade in una sorta di collasso fisico che lo rende sempre più ipocondriaco. L’impegno però non decade e contribuisce al suo progressivo decadimento. Il subbuglio psico-fisico viene mostrato fino alle estreme conseguenze. La commedia satirica diventa un’ossessione. E Molière progressivamente è nei fatti il peggior nemico di stesso, covando paure, angosce che lasciano tracce nel fisico e nella psiche.

Lo spettacolo non ci risparmia il momento tragico della morte anche se forse indulge troppo nella preparazione della stessa. Il momento più divertente e didattico dello spettacolo, che dilata gli 80 minuti di prevista durata nei 100 finali anche in ragione di una partecipazione generosa degli attori, è quando Molière alias Paravidino mostra a Baron, uno suo attore di talento, come bisogna uscire da se stessi per performare e creare i palpiti emotivi che devono toccare lo spettatore. Una lezione di teatro, di passione e di generosità di un personaggio che era insieme attore, creatore, regista come usava a quel tempo. Senza psicologia ma con azione. Precursore di Goldoni ma anche fonte di ispirazione per Bulgakov che nell’aria difficile del suo tempo scriveva: “Non so se sono necessario al teatro sovietico ma a me il teatro sovietico è necessario come l’aria”. I suoi testi dedicati all’autore francese, non a caso, vennero pubblicati dopo la sua morte: la censura aveva colpito ancora su temi apparentemente innocui. La frase di Bulgakov, lo stesso Molière avrebbe potuto sottoscriverla in area francese. Il tema dell’eccessivo amore come scorciatoia per la malattia è comune nei due autori.

VITA DEL SIGNOR MOLIERE DI Maria Teresa Bernardelli, liberamente ispirato al romanzo Vita del signor Molière di Michail Bulgakov, con Fausto Paravidino, e con Barbara Giordano, Paolo Faroni, Diego Giangrasso, Paolo Madonna e Aurora Spreafico, regia di Danilo Capezzani. Produzione Compagnia Mauri/Sturno, con il contributo dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico.
Visto al Teatro Greco di Roma il 7 febbraio 2026





