Recensioni — 09/08/2025 at 19:06

Una Tosca d’essai opera ubiqua meta-teatrale a Lari

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RUMOR(S)CENA – LARI (Pisa) – Al Festival Collinarea di Lari il 1 e 2 agosto scorso ha debuttato Tosca d’essai, opera ubiqua scritto e diretto da Loris Seghizzi, spettacolo in cui lirica, musica pop sperimentale, teatro, video e suono si uniscono in un progetto immersivo coinvolgente. Lo spettacolo che ha registrato sold out nei due giorni, con molti giovani tra il pubblico, rientra in uno speciale “format” teatrale tecnologicamente avanzato e prodotto dal Festival da alcuni anni, grazie all’infrastruttura Connessioni, ideata dallo stesso Seghizzi e Mirco Mencacci e finanziata con il fondo PNRR Next Generation Creative Europe.

Connessioni è uno strumento tecnologico innovativo che permette di connettere insieme ambienti urbani e di far convivere contenuti artistici reali e virtuali dislocati in luoghi differenti. Con il recupero del Teatro, fulcro dell’attività di Scenica Frammenti (che ha ideato e diretto il festival fino al 2020) e la disponibilità del SAMworld Studio, la banda larga ha permesso di connettere vari luoghi nel borgo: il Castello dei Vicari, Piazza Matteotti, il Giardino del Comune, la Propositura di San Leonardo e di Santa Maria Assunta.

crediti foto Andrea Casini In Lari shop

Tutti gli spettacoli ideati con questa complessa liveness digitale dal 2020 a oggi, portano la firma registica di Seghizzi (ultimogenito della storica compagnia familiare d’arte Seghizzi – Barone) e la regia audio di  Mirco Mencacci, famoso sound designer per il cinema e i concerti. Quest’anno dopo Butterfly, Turandot e Bohème è stata la volta di un altro omaggio a Puccini con Tosca d’essai, opera ubiqua; il sottotitolo ci preannuncia che lo spettacolo ha luogo contemporaneamente su due palcoscenici diversi (ubiqui, appunto), due “location” del paese vicine ma visivamente e acusticamente comunicanti solo grazie a una diretta resa possibile da un cablaggio in fibra ottica dedicato.

La novità sta nelle proiezioni audio e video (e nel relativo montaggio in diretta) che permettono agli artisti di agire contemporaneamente e di spostarsi da una location all’altra, di ascoltarsi e vedersi tra loro con assenza di latenze. Scenicamente lo spettacolo si struttura con due palcoscenici all’aperto a loro volta triplicati ciascuno in spazi dedicati rispettivamente alla parola, alla musica e all’immagine: la tecnologia sapientamente programmata, apre a nuovi orizzonti drammaturgici e scenici. Potremo sbizzarrirci a inventare un nome per questo nuovo formato teatrale perché al momento, pare non esistano esempi simili (forse solo gli spettacoli di mobile mediality dei Blast Theory): teatro dislocato, teatro della doppia scena, teatro cablato, teatro simultaneo. Un teatro che si dispiega e si articola in più spazi-tempi, un teatro a distanza, un teatro che include vari luoghi nell’esperienza dello spettatore: le tecnologie oggi rendono possibile alcune di queste utopie dell’avanguardia sperimentate, tra gli altri, da Robert Wilson,Roy Ascott e Nam June Paik.

crediti foto Andrea Casini In Lari shop

Lo spettacolo, grazie alla tecnologia e alla drammaturgia multimediale messa sapientemente in campo, si offre allo sguardo di un pubblico piacevolmente spiazzato di fronte a questa nuova versione “multistrato” della Tosca che trae spunto sia dalla musica di Puccini che dal libretto di Giacosa e dal romanzo di Sardou, spostandosi tra prosa, cinema e lirica, e il tutto contemporaneamente anzi ubiquamente. Qui lo spettatore viene letteralmente “iniziato” a un processo di vera e propria dislocazione spazio/temporale: la scena è dislocata ma il montaggio permette di unire ciò che è lontano; il pubblico alla fine del primo atto può scegliere di spostarsi verso un altro palcoscenico, portandosi a casa nuovi punti di vista, nuovi sguardi anche grazie alla presenza non solo di schermi in scena ma anche di svariati monitor a lato palco.

crediti foto Andrea Casini In Lari shop

Il teatro è dappertutto, il teatro si muove, il teatro si infiltra nei meandri dei luoghi più nascosti di questo piccolo ma storico paese e svela memorie e sonorità mai udite prima. Gli spazi raccontano, gli spazi risuonano e sono proprio questi gli invisibili protagonisti della storia, insieme a Cavaradossi, a Scampia, a Tosca. La tragedia nella finzione teatrale ideata da Seghizzi, è un film in tempo reale sul dramma, uno spettacolo che mostra una troupe che gira il film dell’opera: qua sta l’altro registro interpretativo della Tosca d’essai. Da un lato, il pubblico assiste alla messa in scena dal vivo della vicenda pucciniana; dall’altro, gli stessi gesti, le stesse emozioni e le stesse parole vengono catturate dalle telecamere e trasformate in film.

Dice Loris Seghizzi intervistato dopo lo spettacolo: “Con il tema dell’ubiquità e della dislocazione cambia il concetto di drammaturgia: devi pensare contemporaneamente su due mondi diversi, in presenza e in video. È una drammaturgia articolata, i “livelli” sono aumentati, ti rendi conto che su un palco grazie alla dislocazione aumenti le dimensioni, le profondità: fuori dal palco ci sono altri attori, c’è il coro… Scriverlo è stato cervellotico, ci sono voluti otto mesi. Avevo fatto la regia di Tosca in teatro e mi è venuto in mente che dovevo aggiungere qualcosa in questa versione per il Festival: doveva essere l’occasione per smascherare, far vedere come funzionasse il dietro le quinte, cosa comportasse avere tante telecamere: il dramma di Sardou per me era più interessante del libretto dell’opera di Puccini, ne ho studiato le sfumature, l’ho riscritto come in un copione per un film (che nascerà davvero, ndr). Il risultato finale è che nello spettacolo ci sono tanti livelli di meta-meta-meta teatro!”

crediti foto Andrea Casini In Lari shop

Questa co-presenza di immagini video live e attore danno vita a una forma di teatro-cinema poco praticata in Italia ma già sperimentata con successo all’estero da registi come Katie Mitchell, Christiane Jatahy, Lukasz Twarkowski o dallo stesso Robert Lepage, in cui si evidenzia la relazione tra la discontinuità tipica del linguaggio filmico e il racconto teatrale vero e proprio. Forse l’esempio o il modello più vicino di live-cinema o teatro-cinema a cui sembra aderire questa Tosca è proprio quello dell’inglese Katie Mitchell in cui l’ambivalenza teatro e cinema si attua anche (e soprattutto) a livello scenografico con una interessante contemporaneità di processi di co-presenza: in proiezione (con le immagini) e sul palco (con l’attore).

crediti foto Andrea Casini In Lari shop

Certamente il passaggio più critico è da rilevarsi nella complessa costruzione drammaturgica multimediale non sempre immediatamente comprensibile a causa dei molti stacchi visivi, previsti e necessari perché lo spettacolo si confronta costantemente con il paradigma diegetico del montaggio in diretta. È proprio la regia di montaggio (teatrale, audio e video) ciò che restituisce valore a questa operazione teatrale, scegliendo ogni momento cosa far vedere e cosa non far vedere: i contributi dei numerosi attori sono ripresi in video da molte telecamere e proiettati in diretta insieme a animazioni grafiche 3D di Castel Sant’Angelo (dove è ambientato soprattutto il terzo atto) su schermi/veli in scena che contribuiscono a fornire campi e controcampi e ambiti di senso stratificati. L’apporto musicale dell’orchestra e del coro del Teatro Goldoni di Livorno diretta da Mario Menicagli e dei cantanti tutti (lirici e pop), con un contributo delle voci degli abitanti del Paese, ha un ruolo determinante nel progetto: sono le fondamenta e insieme la texture su cui attori e attrici, professionisti e non, danno respiro alla storia. Loris Seghizzi da tempo insegue questo ideale di inclusione di non professionisti nello spettacolo, facendoli recitare o cantare – dopo laboratori e training – sullo stesso palcoscenico insieme con professionisti del teatro e della lirica, affinché sia per loro un grande stimolo e un’esperienza importante per la loro formazione.

crediti foto Andrea Casini In Lari shop

Un’operazione complessa su vari piani e che porta a comprendere quanto le tecnologie oggi non pongano davvero più limiti al teatro e in generale, all’arte: grazie al cablaggio in fibra ottica che abolisce i cavi, ideato espressamente per lo spettacolo, c’è una perfetta connessione tra i due palcoscenici, una perfetta sincronicità di movimenti di scena, e una perfetta trasmissione del suono e dell’immagine, dando l’impressione al pubblico, di essere davanti a un unico palcoscenico. Sottolineiamo ancora l’appassionata partecipazione degli abitanti del Paese al progetto teatrale e musicale, tra gli obiettivi principali e non nascosti dello stesso Seghizzi: non è un caso che il Festival di Lari ha ottenuto un alto punteggio dal (ex) FUS 2025 per la qualità artistica ma anche e soprattutto per il coinvolgimento del pubblico. “Questa idea dell’inclusione vera della gente di Lari nello spettacolo arriva da lontano; l’ho cercata fortemente, ci sono voluti 20 anni (il Festival nasce nel 1999 ndr) e ci sono riuscito. Il Festival c’è tutto l’anno, c’è un teatro aperto a tutti, ci sono i laboratori a cui sono iscritti sessanta persone e a cui partecipano il proprietario del bar, del ristorante… Il teatro ha ripreso la sua funzione sociale e questo per me è fondamentale: è nata una compagnia di donne del paese che hanno le chiavi del teatro, io le aiuto artisticamente insieme ad altri attori della compagnia; dai laboratori teatrali nel corso degli anni sono nati dei professionisti che sono andati a perfezionarsi nelle Accademie di Arte Drammatica. Mirco Menicacci che è docente ai laboratori di formazione, ha il suo studio qua a Lari sopra il Circolo Arci: il suo è un set sempre disponibile. Questa è la vera inclusione. Gli abitanti si sono innamorati del progetto teatrale a partire dalla Butterfly; questa cosa “provinciale” che il teatro sia solo per pochi l’hanno definitivamente cancellata: hanno compreso che l’opera è per tutti, e non c’è neanche distinzione di età. Hai visto quanti giovani c’erano a vedere la Tosca?”

TOSCA D’ESSAI

opera ubiqua in due atti – interazione Teatrale/Cinematografica/Musicale scritto e diretto da Loris Seghizzi

con Iris Barone, Walter Barone, Eros Carpita, Alice Giulia di Tullio, Alice Bosio, Sergio Masiero, Filippo Brancato, Nicola Finozzi, Sveva Gini, Giuliana D’Alessandro, Edoardo Mancini Baldacci, Ksenia Rotar, Gimmi Barone.

band: Giacomo Macelloni (batteria), Giovanni Bracci (chitarre), Luca Ciarfella (chitarra acustica e tastiere), Fabio Di Tanno (basso), Lorenzo Raffaele (piano), Daniela Bulleri  (voce), Francesco Oliviero (voce)

Orchestra e cori del Teatro Goldoni di Livorno diretta da Mario Menicagli. Con la collaborazione di Opera Music.

progetto sonoro di Mirco Mencacci

progetto luci di Michele Fiaschi e Stefano Franzoni

progetto video di Boris Pimenov

assistenti alla regia Anna Fatticcioni e Zaira Di Stefano

impianto video a cura di C3 srl

costumi a cura di Eros Carpita

collaborazione esecutiva Silvia Rubes

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