RUMOR(S)CENA – MILANO– al Teatro Studio Melato è in scena l’Analfabeta, con la regia di Fanny & Alexander e Federica Fracassi sola alla ribalta; eterodiretta, come d’uso non comune dei sodali Luigi de Angelis e Chiara Lagani, dalla stessa Ágota l’attrice incarna in modo mimetico, viscerale e perfino splàncnico la Kristóf. Eppure, la cifra attoriale non si annienta nell’imitazione: è forte e magnetica.
Nonostante l’architettura del Melato sia di proposito adatta all’immersione del pubblico nella messinscena (l’ambiente è circolare e i gradoni della platea arrivano fino all’altezza del pavimento del palco, dunque allo stesso livello di attori e allestimenti), in questa pièce c’è letteralmente un filtro tra la recita e il pubblico: uno schermo opaco chiude una porzione della pista circolare e solo dietro a questa protezione si vede la sagoma di Ágota accomodata ad un bancone. Di contro, proiettato, c’è il dettaglio ingrandito delle sue mani al lavoro sui meccanismi di un orologio.

Agota è approdata in Francia esule dall’Ungheria invasa dai russi e l’argomento principale dei suoi pensieri espressi a voce alta, in un italiano tinto da un’inflessione straniera, è quello del combattimento con la nuova lingua. Nel paese d’adozione lei è un’analfabeta ma vuole fortissimamente essere francofona e così scrivere: resterà sempre un’apolide, ma avrà un posto legittimo nel paese d’adozione. Intanto si fanno largo le reminiscenze dell’infanzia e quelle della fuga recente. Nelle parole asciutte della Kristóf ben rese da un modo distaccato e dimentico da Federica Fracassi, c’è tutto il carattere della scrittrice, reso duro dalle vicissitudini ma risoluto nell’agognare ad una nuova cittadinanza letteraria.
Intervengono, in un allestimento così essenziale, momenti di confusione visiva e sonora: proiezioni lisergiche che travolgono fisicamente la protagonista che avanza in silouette, stentando dei passi come in controvento e a carponi. S’intuisce l’impeto di una subcoscienza traumatizzata, di un combattimento contro le difficoltà sferzanti di un’esistenza spiantata. In questo, gli appigli simbolici sono il vocabolario e i fogli appuntati: la nuova lingua, conquistata, le darà la certezza di inverarsi anche in questa nuova esistenza, il cui futuro, per intanto, resta imponderabile.

Una citazione importante è quella del progetto di Fanny & Alexander che ha preceduto questo, ovvero l’adattamento de la Trilogia della città di K, sempre trattato dai romanzi di Ágota Kristóf, prodotto dal Piccolo nella stagione 2023/24, e sempre recitato da protagonista da Federica Fracassi. I due allestimenti sono stridenti perché la trilogia è stata un’opera ipertrofica in tutto: la durata, il numero di attori, gli allestimenti, i linguaggi artistici… l’Analfabeta, al contrario, vede un’attrice solitaria, relegata in una piccola porzione di palcoscenico, addirittura celata dietro una cortina, di poche parole e che riguardano la sua privatezza. Eppure entrambi gli spettacoli sono la Kristóf, : uno la moltiplica, l’altro la compenetra. Da vedere entrambi: l’Analfabeta completa, come una postilla intimista decisiva, meglio ancora, come una firma -quasi- autografa il grande testo d’invenzione de La Trilogia.
L’analfabeta di Ágota Kristóf un progetto di Fanny & Alexander e Federica Fracassi traduzione e adattamento Chiara Lagani, Con Federica Fracassi, regia, scene, luci, video Luigi Noah De Angelis , sound design Damiano Meacci , installazione multimediale Voxel. Costumi Chiara Lagani, organizzazione e promozione Andrea Martelli, Marco Molduzzi , amministrazione Stefano Toma , produzione E Production, coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro Stabile di Bolzano, in collaborazione con Romaeuropa Festival, Olinda/TeatroLaCucina, AMAT e Comune di San Benedetto del Tronto
Visto al Teatro Studio Melato di Milano il 31 ottobre 2025




