Culture, editoria, racconti, poesie — 06/12/2011 21:54

Giancarlo Cauteruccio Krypton Teatri di Luce, spazio corpo tecnologia. Ed. Titivillus

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La copertina evoca un’immagine simile ad un mondo sommerso dove filtra dall’alto una luce che rischiara le ombre: sono mani e teste protese verso una luce che crea un vortice. Riproduce un’immagine dello spettacolo “Angeli di Luce” andato in scena nel 1985 al Teatro Fabbricone di Prato, ispirato al Libro dell’Apocalisse di Giovanni. La luce, la protagonista di una carriera artistica dedicata al teatro. Un connubio indissolubile per un uomo che ha creato i “Teatri di Luce” che tanto ha dato all’arte scenica.

 

 

(foto di Claudio Focardi)

 

È Giancarlo Cauteruccio a cui le Edizioni Titivillus hanno dedicato il saggio Krypton -Teatri di Luce- Spazio Corpo Tecnologia. 128 pagine documentate da un corredo fotografico molto ricco di testimonianze e dalla biografia che ripercorre gli oltre venticinque anni di carriera del regista, fondatore della Compagnia Krypton, sperimentatore di nuovi linguaggi utilizzati per creare un diverso e innovativo modo di fare teatro. Creazioni per la scena contemporanea come indagini forme e spazi in cui la parola, il corpo, e l’uso di tecnologie, si fondono in un unico corpus vitale e visionario. Il saggio critico contiene i contributi di studiosi, critici e artisti che hanno conosciuto e condiviso il percorso artistico di Cauteruccio e di tutti i protagonisti di Krypton, tra cui figura anche il nome di Pier Vittorio Tondelli che nel lontano 1986 scrisse a proposito di questo gruppo e di Cauteruccio (da “Un weekend postmoderno”), “Nel panorama della nuova spettacolarità italiana in cui sempre più spesso il teatro si fonde con il cinema, con le arti visive, la musica rock dove gli attori sono più acrobati o mimi o danzatori cge altisonanti dicitori di testi letterari, dove lo spazio scenico assomiglia sempre più a monitor televisivi in cui si cambia canale e programma ogni secondi, non poteva mancare il tentativo di sposare il teatro con l’architettura, dando luogo a performance spettacolari in cui la multimedialità fila dritta verso l’opera d’arte totale”.

Krypton nasce nel 1982 dalla scissione di un altro gruppo: I Marchingegno, per iniziativa di Giancarlo Cauteruccio, Pina Izzi e Regina Martino. Tondelli nel suo “Fauna d’arte” ricorda il loro spettacolo del 1984 “Intervallo” creato sull’Arno a Firenze, tra Ponte Vecchio e Ponte alla Grazie, dove la creatività visionaria di un artista di formazione architetto, scelse raggi laser, musica computerizzata, ballerini, attori, settanta subacquei, riflettori hollywoodiani. “Anche i Krypton appartengono alla nuova immagine di Firenze… per arrivare in Giappone o, nel caso loro, a Linz, in Austria”. L’analisi di Tondelli trovava corrispondenza con le parole di Cauteruccio: “È proprio Firenze, la sua architettura, il rapporto tra natura e la classicità dell’intervento dell’uomo, che ci ha portati a interpretare la natura attraverso la tecnologia, sia essa laser, sistema multi vision, musica elettronica”. È il manifesto alla base della sua poetica che lo porterà a creare, nel corso della sua lunga carriera, opere che hanno fatto la storia del teatro contemporaneo e sperimentale, innovativo e dotato di linguaggi multimediali sempre diversificati. “Corpo, ambient-video-laser” del 1982 al Teatro Augusteo di Salerno. Il primo progetto realizzato dalla Compagnia Krypton sul rapporto con corpo umano versus tecnologia, l’utilizzo del linguaggio e le possibilità del video come strumento per la manipolazione elettronica dell’immagine reale. Il successo richiama l’attenzione della stampa specializzata che individua la nascita di una nuova sintassi della scena. Da questo momento Cauteruccio si affermerà sempre più sulla scena del contemporaneo.

A Firenze mette in scena nel 1983 Eneide al Teatro Variety, ispirata all’Eneide di Virgilio. Esperienza che riscuote un successo tale da essere definito da Giuseppe Bertolucci come una “Nuova Spettacolarità”, dove il regista si colloca di diritto per la ricerca intrapresa. Le recensioni sono entusiastiche come quella di Gianfranco Capitta che scrive: “A voler chiarire bene che non si tratta di uno sterile confronto tra la classicità e l’elettronica, Cauteruccio traccia col suo laser le sagome della moderna e futura metropoli sovrapposte fino a fondersi con quelle della nuova città dove l’eroe di Virgilio va finalmente a raggiungere la pace e a dare luogo al futuro”. Una recensione pubblicata sul Manifesto del 1983. Le foto di scena che corredano la scheda di questo allestimento sono un caleidoscopio di colori rifrangenti. Proiezioni dove in dissolvenza si sfumano geometrie disegnate con il laser, i corpi dei performer.

Cauteruccio lo spiega bene nella conversazione curata da Fulvio Paloscia, quando afferma “Cerco il teatro nella luce”. La risposta nasce dalla richiesta di delucidazione su come nasce questa progettualità, l’uso della multimedialità, password per compiere un’azione definito di “hackeraggio” teatrale, con l’intento di scardinare i codici drammaturgici e contaminarle con altre discipline artistiche.

L’esperienza che mi ha portato al teatro è stata filtrata dal passaggio nei linguaggi delle arti, della pittura all’architettura, al rapporto tra corpo e spazio, tra materialità e immaterialità; tutti elementi che determinano un avvicinamento inevitabile al teatro, che è il luogo in cui tutte le discipline si incontrano”…. Giancarlo Cauteruccio si dedica alle prime sperimentazioni una volta trasferitosi da Cosenza a Firenze, per seguire gli studi alla facoltà di Architettura, prima ancora di fondare il gruppo Marchingegno, basate su “azioni tese a mettere insieme la sensibilità dello spazio del corpo, della pittura, della scultura, di trovarti dentro questo straordinario mondo: la scena

Sfogliando il bel volume “Krypton Teatri di Luce” si comprende bene come la scena è un mondo che lo stesso regista ha voluto indagare a tutti i livelli, dove la sua personale visione estetica spettacolare non si limita solo a creare spettacoli di altissimo livello, basati solo sull’impatto visivo, ma in lui c’è anche un’approfondita ricerca d’avvicinamento all’opera di Beckett, come lo stesso Cauteruccio spiega, sempre nella conversazione con Fulvio Paloscia: “È la poetica di Beckett a condurmi definitivamente al teatro. Quel teatro del detrito, delle derive, del silenzio ha segnato profondamente tutta la mia vita artistica (…) un autore così rigoroso nello scardinare il senso, creatore di drammaturgie che sono vere e proprie partiture da eseguire come musica, necessitasse di un approccio non esclusivamente teatrale. Beckett detiene nel Novecento, il primato poetico-drammaturgico di un concreto rapporto con la scienza, con la tecnologia”. E Beckett è presente nella sua scelta drammaturgica dal 1989 con Forse -uno studio su Samuel Beckett, anche con gli spettacoli che per tema e contenuti sembrano non abbiano niente in comune con l’autore. Nel 1993 mette in scena L’ultimo nastro di Krapp, seguito da Giorni Felici dove lo stesso Cauteruccio veste i panni di Willie, mentre Winnie venne affidata a Marion D’Amburgo. Nel 1997 sceglie di portare sulla scena Finale di partita, mutuando il titolo in U juocu sta finisciennu, in lingua calabrese, dove Hamm è interpretato da Giancarlo, mentre il fratello Fulvio Cauteruccio (attore che segue da anni insieme al fratello il percorso artistico) sarà Clov. Nel 2003 ancora una volta Il nastro di Krapp, selezionato per i Premi Ubu come miglior attore protagonista. Nel 2006 sarà la volta del Trittico Beckettiano con Atto senza parole I, Non io e L’ultimo nastro di Krapp. Spettacolo premiato per la migliore regia dall’Associazione nazionale critici di teatro.

 

 

 

(Fulvio Cauteruccio)

Il regista ha al suo attivo oltre cinquanta tra allestimenti per il teatro e progetti scenografici che sono stati portati in scena anche all’estero, come a La Mama Theatre di New York, al Teatro Mossoviet di Mosca, a Documenta di Kassel, il Festival di Zagabria, Oslo, Valencia, Berlino. Le sue opere video sono presenti nell’archivio della Biennale di Venezia e alla Triennale di Milano. Cauteruccio si è avvalso anche di altri autori e poeti contemporanei, come Mario Luzi, Dino Campana, Alfred Jarry, La sua scelta è stata quella di lavorare sulla drammaturgia che venisse plasmata dalla sperimentazione tecnologica. Interessante è la sua affermazione quando spiega che in “Angeli di Luce”, “facevo mangiare la luce agli attori;la luce: nutrimento, svelamento, rivelazione”, senza venire meno al teatro di parola. La luce e la parola per il fondatore di Krypton è una conquista che si è venuta a creare pari passo, come lui stesso dice: “La parola è senza alcun dubbio la forma più complessa dell’espressione, e la poesia è il luogo speciale della parola. Ho sempre cercato di coniugare la parola poetica con gli altri linguaggi dell’arte. Nel teatro parola e corpo sono inscindibili dal luogo, sia esso palcoscenico o qualsiasi altro spazio”.

Il suo agire artistico ha trovato casa a Scandicci nel Teatro Studio, l’attuale sede della sua Compagnia, e dove da direttore artistico organizza ogni anno la stagione teatrale e il Zoom Festival.

Krypton Teatri di Luce -Spazio Corpo Tecnologia – “ contiene anche molti contributi critici tra i quali “Riflessione su Eneide” di Maurizio Grande,Da Eneide alla Tempesta” di Renato Palazzi, una interessante rievocazione delle sue prime recensioni e considerazioni sull’opera di Cauteruccio, e su come il giudizio del critico milanese, a distanza di tanti anni, abbia potuto rivedere e rivedersi su quanto sostenuto in principio, facendo una sorta di revisione delle sue criticità originarie. Palazzi cita l‘Eneide vista nel 1984 e Angeli di Luce del 1986. La sua disamina tocca però anche i principali titoli della carriera del regista.

 

Marcello Walter Bruno firma il contributo “L’invenzione del teatro da zero”, Giuliano Compagno titola il suo saggio “Dei bisogni appagati. La poetica totale di Krypton- Cauteruccio”, Francesco Guerrieri si sofferma su “La feconda meta teatralità di Giancarlo Cauteruccio”. La seconda parte del volume è corredata da illustrazioni a colori riguardanti gli spettacoli messi in scena. Dal 1982 al 2009 sono oltre cento i titoli che portano la sua firma, tra spettacoli teatrali, lirica e balletto, allestimenti internazionali, Teatro Architettura e Installazioni. Tibet – tra cui I nove miliardi di nomi di Dio del 1988 al Teatro Manzoni di Pistoia, ME DEA del 1991 al Teatro Vascello di Roma, Dino Campana. Un poeta in fuga del 1994 al Teatro Studio di Scandicci. Arsa del 1993 al Teatro Studio di Scandicci, Avremmo voluto raccontarvi una storia d’amore al Teatro Gesualdo di Avellino (2003), Il Guardiano di Harold Pinter del 199, Ubu C’è Teatro Studio Scandicci 2004, Medea e la luna del 2006 andato in scena al Festival Magna Grecia, Uno Nessuno Centomila 2009/10 di Pirandello Scandicci – Firenze, Il Ponte di Pietra 2009/10, Scandicci. Impossibile citarli tutti. Si rimanda la lettura e la consultazione, un saggio dove è possibile ricostruire la vita artistica di un uomo che ha saputo dare al teatro una “luce” universale.

 

 

Giancarlo Cauteruccio

KRYPTON TEATRI DI LUCE

Spazio CorpoTecnologia

Edizioni Titivillus

Teatrino dei Fondi/Titivillus Mostre Editoria 2010

progetto grafico Giuseppe Viola

 

Compagnia teatrale Krypton

Direzione artistica Giancarlo Cauteruccio

Direzione organizzativa e produttiva Pina Izzi

Laboratorio di Cultura teatrale e dell’attore Fulvio Cauteruccio

Linguaggi dell’Arte Pietro Gaglianò

Assistente alla regia Massimo Bevilacqua

Responsabile tecnico Loris Giancola

Segreteria organizzativa Ilaria Giannelli

Amministrazione Jennifer Batistoni

 

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