Recensioni, Teatro lirico — 06/09/2025 at 19:16

Il Don Giovanni di Mozart festeggia la riapertura del Teatro Puccini

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RUMOR(S)CENA – MERANO – (Bolzano) – La città di Merano ha riaccolto in un simbolico abbraccio il Teatro Puccini, dopo un lungo lavoro di restauro architettonico, con un’inaugurazione festosa e celebrativa (quest’anno compie 125 anni) con il successo della messa in scena dell’opera lirica Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, dramma giocoso in due atti nella versione di Praga, qui rappresentata per la prima volta nel 1787, e l’anno successivo a Vienna. Le due versioni sono differenti principalmente per il finale: la versione viennese si conclude con lo stesso accordo di re minore con cui inizia l’intera partitura, mentre la versione praghese termina con un coro in re maggiore. Nel secondo caso il finale risulta più drammatico e teatrale. La scelta del direttore d’orchestra, Marcello Fera, di eseguire la versione praghese è risultata vincente optando per un’esecuzione a tutti gli effetti “giocosa”, sia nella resa musicale quanto sul palcoscenico con le ottime prestazioni vocali e recitative dei cantanti e del coro.

Foto: Karlheinz Sollbauer

Tre repliche da sold out hanno testimoniato fin da subito quanto la cittadinanza attendesse questa riapertura di un teatro che ha una sua specificità architettonica unica nel suo genere, (si contraddistingue per le forme eclettiche da fine secolo, ispirate all’Art Nouveau e allo Jugendstil internazionali), sia nella costruzione esterna come nelle decorazioni interne della platea, palchi e loggione, finemente decorati da colori smaglianti, ori e motivi floreali che richiamano lo stile Liberty, sapientemente restaurati e riportati ai colori originali che risalgono al 1900, anno della sua inaugurazione su progetto dell’architetto Martin Dülfer di Monaco di Baviera.

Foto: Karlheinz Sollbauer

Il teatro fu inaugurato ufficialmente in occasione della rappresentazione del “Faust” di Goethe il 1° dicembre del 1900 e, fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, poté contare su una propria compagnia di notevole livello artistico, attirando artisti e musicisti da tutto il mondo. Solo più tardi, in onore del celebre compositore Giacomo Puccini, che nel 1923 soggiornò a Merano per le cure termali, fu a lui intitolato.  Del restauro se ne è occupato anche il quotidiano statunitense The New York Times che ha dedicato un ampio servizio pubblicato sia nella versione cartacea che in quella digitale. Nel suo articolo, la reporter Heike Blümner ricostruisce le meticolose indagini e il certosino intervento effettuati dagli addetti ai lavori per riportare alla luce e a nuova la vita i colori e gli elementi in stucco originari del Puccini.

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Foto: Karlheinz Sollbauer

Jutta Telser, presidente dell’Ente gestione Teatro e Kurhaus di Merano, scrive nel programma di sala: “I cittadini di Merano di fine ‘800 hanno dato prova di grande coraggio quando hanno osato costruire un teatro e affidare questo progetto a un giovane architetto che non aveva mai progettato un teatro. Non solo ha dato prova di un enorme talento organizzativo, completando la costruzione in un solo anno, ma ha anche osato fare un grande passo verso la modernità. Mentre la facciata del Teatro combina ancora elementi strutturali classicisti con motivi in stile liberty, gli interni celebrano una ritrovata leggerezza, gioia e giocosità”. Sono gli elementi costitutivi che Marcello Fera, sul podio ha diretto l’Ensemble Conductus e Windkraft, il coro Männergesangverein e l’orchestra di scena dei Musikfreunde, accuratamente selezionati per dirigere il Don Giovanni, applaudito da un pubblico emozionato e partecipe come non accadeva da molto tempo a Merano. 

Foto: Karlheinz Sollbauer

Stupore e meraviglia è quanto hanno provato gli spettatori entrando in teatro. Il successo ottenuto deriva in primis dalla concertazione del direttore; in cui si è notata perfettamente la comprensione in profondità della partitura scelta, l’intenzionalità della visione interpretativa, oltre alla conduzione e gestione dell’orchestra, del coro e dei cantanti, al fine di ottenere un risultato artistico compatto e coeso. Ed è quello che Fera ha dimostrato di raggiungere pienamente.  L’intero organico orchestrale e il cast dei cantanti ha così potuto dimostrare una coesione d’intenti tale da vincere una sfida che non era per nulla facile, visto l’impegno di allestire un’opera lirica di tale caratura e soprattutto di Mozart. A partire dalle voci che sono state istruite con l’intento di non cadere nell’errore di far emergere singolarmente ma con un sapiente lavoro omogeneo che valorizzasse tutti. Mozart e il librettista Lorenzo Da Ponte nel Don Giovanni assegnano a ciascun personaggio pari dignità scenica, vocale e attoriale per dare la massima omogeneità allo sviluppo drammaturgico.

Foto: Karlheinz Sollbauer

Marcello Fera lo ha compreso benissimo. Nicola Zambon nel ruolo di Don Giovanni e Pasquale Greco in quello di Leporello sono risultati una coppia artistica vincente, (l’aria del “Madamina il catalogo” è questo.) interpretata brillantemente dal baritono Greco è uno dei momenti più riusciti coadiuvati dal suono impeccabile dell’orchestra. La fluidità delle loro voci timbriche, oltre ad un’ottima capacità attoriale (non scontata nei cantanti), sapientemente guidati dalla regista Silvia Piccolo, musicista di formazione con studi anche nel campo teatrale. La sua regia è risultata perfettamente aderente allo spartito musicale dimostrando di saper caratterizzare i cantanti, lavorando sulle caratteristiche individuali, sia nella resa vocale che drammatica nell’interpretare i diversi ruoli.

Fa salire dalla buca orchestrale sia i cantanti che alcuni dei musicisti accompagnati per mano, in un via vai frenetico di sali e scendi sempre appropriati per ottenere una dinamicità dell’azione scenica corale. L’abolizione della quarta parete (a teatro rappresenta la metafora di una barriera invisibile che divide la scena dal pubblico in platea), in questo caso è una scelta registica molto efficace. Lo spazio ristretto del palcoscenico del Puccini ridotto per far spazio all’orchestra di scena, posta sul fondo del palcoscenico, aveva necessità di movimentare il più possibile l’azione degli artisti tra cui si è distinto nel doppio ruolo di Masetto e del Commendatore Ludovico Dal Pra la cui voce è rotonda e dal timbro denso e profondo. Non sono stati da meno Floriana Cicio nel ruolo di Donna Elvira e la Zerlina interpretata da Paola Valentina Molinari, abili nel tratteggiare le due figure di donne sedotte da Don Giovanni, la prima è vittima del libertino che la tradisce, dimostra tutta la sua passionalità divisa dal desiderio di vendetta e la speranza di ottenere il suo pentimento. La seconda è una contadina promessa sposa di Masetto, vulnerabile e ingenua viene pure lei travolta dal fascino dell’uomo che la seduce.

Foto: Karlheinz Sollbauer

Elvira rappresenta una sorta di giudice della “coscienza” per Don Giovanni mentre Zerlina è una vittima che riuscirà a sottrarsi alle sue mire, dimostrando carattere e l’amore provato per il suo promesso sposo. Nel cast il ruolo di Donna Anna è stato affidata alla meranese Mirjam Gruber che nell’aria “Or sai chi l’onore” nel primo atto in cui cerca di proteggere il padre da Don Giovanni, che l’aveva assalita, al fine di ottenere giustizia, possiede un bel timbro da soprano. Infine Don Ottavio è Carlos Negrin López che possiede una buona vocalità tenorile.  Nel Don Giovanni tutti i personaggi agitano passioni e desideri, sentimenti meschini e debolezze umane, caratteristiche riconoscibili nell’essere umano e che tutti possiamo riconoscere, merito della caratterizzazione psicologica dei personaggi voluta da Mozart e Da Ponte.

Foto: Karlheinz Sollbauer

La regia li fa esprimere ad uno ad uno e si avvale del contributo artistico delle coreografie firmate da Hillary Anghileri del Collettivo Clochart dove le sue danzatrici assumono il ruolo di ancelle – vestali e con movimenti sinuosi e aggraziati sottolineano con ironia le gesta di Donna Anna e di Don Giovanni; quando ordina a Leporello di organizzarli una festa per distrarre gli ospiti grazie all’euforia sorseggiando del vino, evitando ogni tentativo seduttivo nei loro confronti. Fanno da collante tra l’azione scenica dei cantanti e lo sviluppo della trama fino alla scena del cimitero, dove si tramutano in statue funebri e gli spiriti che seppelliscono Don Giovanni il “dissoluto punito”. Scelte registiche originali che alleggeriscono la drammaticità dell’opera stessa.  A determinare il buon esito complessivo dell’opera anche il contributo dei costumi della Sartoria teatrale di Alessandro Osemont, appropriati al contesto drammaturgico tardo settecentesco del Don Giovanni, scelti in modo appropriati per rivestire i cantanti e il coro.  

Foto: Karlheinz Sollbauer

Colorati e briosi, eleganti per i personaggi e semplici e modesti per i contadini.  Una scelta azzeccata in contesto scenico connotato fin troppo dal nero delle quinte e del fondale che non permette di esaltare a pieno la vivacità dello spettacolo, in mancanza di una scenografia se pur essenziale adatta a creare l’atmosfera per rappresentare l’ambiente in cui si svolge la narrazione della storia. Insieme alla regia e i costumi, la scenografia permette alla musica e al testo di godere da parte del pubblico un’esperienza visiva completa. Un elemento fondamentale per la sua realizzazione teatrale. Applausi ripetuti hanno tributato un successo meritato.

Don Giovanni

Don Giovanni (Il dissoluto punito) Dramma giocoso in due Atti. Musica di Wolfgang Amedeus Mozart. Libretto di Lorenzo Da Ponte. Ensemble Conductus & Windkraft. Clavicembalo Carmen Leoni, Violoncello Federica Ragnini, Violino di spalla Veronika Egger. Direttore d’orchestra Marcello Fera. Regia Silvia Piccollo

Interpreti Don Giovanni Nicola Zambon, Leporello Pasquale Greco, Don Ottavio Carlos Negrin Lopez, Donna Elvira Floriana Cicio, Donna Anna Mirjam Gruber, Commendatore/ Masetto Ludovico Dal Pra, Zerlina Paola Valentina Molinari

Coro Männergesangverein, Maestro der coro Josef Sagmeister, Orchestra di scena Orchester der Musikfreunde,

Clavicembalo: Carmen Leoni

Violoncello: Federica Ragnini

Violino di spalla: Veronika Egger

Corpo di ballo Collettivo Clochart, Coreografia Hillary Anghileri

Luci Marco Comuzzi, Scenografia Iris Da Ruos, Beatrice Zucca (Accademia di Belle Arti di Brera), Costumi Alessandro Osemont

Direttore di scena: Michele Pignolo

Assistente alla regia: Emma Bez

Foto: Karlheinz Sollbauer

Inaugurazione Teatro Puccini di Merano

visto il 29 agosto 2025 al Teatro Puccini di Merano

29.08; 30.08 e 31.08.2025

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