RUMOR(S)CENA- ROMA- Carrozzeria Orfeo è uno dei più creativi collettivi del teatro italiano al rituale passaggio annuale nel suo luogo di riferimento ideale nella capitale – il Teatro Vascello – con la replica di Misurare il salto delle rane (record sociale al momento imbattuto un balzo di 3 metri e 82 centimetri). Un trio di donne dai caratteri dissonanti, avvolte in un clima di mistero stagnante. Come il lago che le ospita. Luci e scenografia di conseguenza: buie, tristi, sanno di umidità. Il lago è un microcosmo dove le tre sembrano vivere in un mondo a parte, un universo in cui pesano il proprio passato ma anche il proprio attuale vissuto. Madre e nipote sembrano godere dei continui litigi, un battibeccare sterile che lascia ognuna sulle sue posizioni. La terza rappresenta l’elemento esterno, non un’insidia ma un tentativo di umana comprensione.

Il non metabolizzato ma anche il non detto, l’evitato, è la morte della figlia della padrona di casa. Il racconto, plot a parte, vira verso la metafisica esistenziale. Con l’uomo, assente sulla scena ma continuamente evocato, che è l’oggetto strali acuminati. Perché questo è un racconto vissuto e interpretato da sole donne con un grande carico di sofferenze e di inespresso. Non bisogna pensare a una drammaturgia fosca e pesante perché battute e calembour alleggeriscono la tensione montante verso la risoluzione di un piccolo giallo, finale che non riveleremo. Ma è di grande poesia lo scioglimento finale. Tutte e tre riunite attorno a un tavolo si parlano a pochi centimetri utilizzando un walkie talkie a evidenziare la difficoltà di comunicazione diretta tra di loro. Imbarazzo e risate sono il menù condito di cento minuti di intrattenimento intelligente.

La padrona di casa, scorbutica e chiusa nel suo guscio, alla fine si aprirà in un tentativo di conversazione che documenta la sua nuova apertura dopo lo svelamento del mistero. L’elemento animale, istintuale, è costituito dalla rana. Se il rapporto con l’uomo è aggressivamente coltivato solo per la ricerca di un famelico bacio, quello con la rana per Betti è questione vitale. Attaccamento sentimentale che riassume mozione degli affetti, sostituzione del lavoro, hobby. La quantificazione del salto è un’utopia metaforica che prescinde dal suo controllo. Come la vita che sta conducendo. Fatta di ruvidità, di furti, di continui contrasti con la popolazione locale di un paese vicino e immaginario, ma anche con la zia che dovrebbe essere il soggetto più affettivamente vicino. Uno scenario di rude povertà visto che il pranzo si riassume nel solo brodo di piccione. Betti con la rana vuole spiccare lei il volo. Percentrare con un salto più lontano un ipotetico e chissà quanto reale confronto con chi pratica la stessa attività. Froggy, la rana, farà una brutta fine ma la reazione sarà furibonda.

L’umanità normale palpita attraverso un telefono e una comunicazione tra coniugi. Ma la donna che chiede notizie al marito è come se fosse entrata in un altro mondo, incomunicabile e distante rispetto a quello, rassicurante e borghese, che ha lasciato. Nel mondo spesso stagnante del teatro italiano le proposte di Carrozzeria Orfeo irrorano un soffio costante di vitalità e di rinnovamento anche quando vanno obliquamente dirette verso l’obiettivo dell’interpretazione della realtà come in questo allestimento.

MISURARE IL SALTO DELLE RANE uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo, drammaturgia di Gabriele De Luca, con Elsa Bossi, Marina Occhionero, Chiara Stoppa; regia di Gabriele De Luca, Massimiliano Setti; assistente alla regia Matteo Berardinelli; musiche originali Massimiliano Setti; scene Enzo Mologni; costumi Elisabetta Zinelli; ideazione luci Carrozzeria Orfeo; direzione tecnica e luci Silvia Laureti; macchinista Cecilia Sacchi scenografia Fondazione Teatro due; foto di scena Simone Infantino; organizzazione generale Luisa Supino e Francesco Pietrella. Produzione Fondazione Teatro Due, Accademia Perduta/Romagna Teatri, Teatro Stabile d’Abruzzo, Teatri di Bari e Fondazione Campania dei festival, in collaborazione con Asti Teatro 47.
Visto al Teatro Vascello di Roma il 5 febbraio 2026.





