RUMOR(S)CENA – MILANO – Quando una donna degli anni Settanta esce dallo strappo di uno schermo cinematografico, fuggendo dall’inseguimento di un assassino nel pieno di una scena di un film horror, finendo sul boccascena di un cinema dei giorni nostri che poi è il palcoscenico del Teatro Manzoni, è un colpo di teatro di grande effetto. Un gioco meta teatrale, in questo caso più di cinema e teatro, che spiazza e sorprende lo spettatore immergendolo in una situazione decisamente surreale. Se poi il personaggio in questione, di nome Orietta, segretaria di una scuola superiore e grande amica della professoressa Giancarla, impegnata nella lotta femminista e di autocoscienza delle donne, decise a liberarsi dalla prevaricazione del maschio, è l’attrice Maria Amelia Monti, il risultato è quello di una commedia esilarante e piena di colpi di scena. Ciliegina sulla torta è un testo teatrale originale, intelligente, brillante, ironico, uscito dalla penna di Edoardo Erba, noto regista teatrale, drammaturgo e sceneggiatore italiano, nonché marito della protagonista, della quale ben conosce le capacità attoriali.

Ci riferiamo a “Strappo alla regola”, la commedia che ha debuttato al Teatro Manzoni lo scorso 28 ottobre e che rimarrà in scena a Milano fino al 9 novembre. Al fianco della protagonista la brava e convincente Cristina Chinaglia, ovvero Moira, la maschera del cinema che, dopo aver pulito la sala prima della proiezione e avare assistito alle scene iniziali del film, si ritroverà il personaggio di Orietta, la cui immagine ha visto proiettata sullo schermo fino a pochi secondi prima, davanti a lei in carne e ossa.
A fare da introduzione a tutta l’azione teatrale al quale il pubblico assisterà dal vivo in teatro, la proiezione iniziale di un thriller con un vero e propria cast di fior di attori, tra cui Asia Argento, Marina Massironi, Sebastiano Somma insieme a Daniele Gaggianesi, Giuseppe Lelli, Francesco Meoni, Sabina Vannucchi, Francesco Meoni, Sabina Vannucchi e Fabio Zulli.
Lo spettacolo, dunque, inizia come se fossimo al cinema. Orietta, un personaggio secondario del film, entra in una antica villa di campagna insieme al suo compagno, del quale poi scopriremo essere l’amante visto che l’uomo è sposato con figli. Dopo essere stati accompagnati all’interno da una improbabile agente immobiliare dall’aria inquietante, Asia Argento, improvvisamente si ritrova da sola all’interno di un pollaio dove viene inseguita da un misterioso assassino incappucciato con tanto di coltello. Orietta durante la fuga, mentre è accovacciata per terra nel tentativo di trovare una via di uscita, esce da uno strappo dello schermo finendo in una sala cinematografica, davanti agli occhi esterrefatti di Moira, la maschera del cinema che pensa di essere impazzita, ma deve ricredersi perché Orietta è viva e le chiede aiuto.

Prima di questa scena, Moira aveva avuto un colloquio al telefono con il suo fidanzato, un uomo che dalle parole scopriamo essere possessivo, geloso e anche violento.Temendo però di perdere il posto di lavoro, vessata com’è anche dal suo principale, proprietario del cinema, Moira cerca di convincere Orietta a ritornare nel film perfarsi assassinare. Ma Orietta è decisa a cambiare il suo destino. Mentre sullo schermo i personaggidel film girano a vuoto, Moira si confida: è una donna disperata, che vive una relazione tossica, dacui non riesce a uscire. Ora è Orietta a incoraggiare Moira a trovare lo “strappo” per scappare dauna storia dell’orrore. E alla fine sarà proprio lei a salvarla.
Aldilà della storia intricante che in modo ironico prende in giro i tipici cliché del genere horror e del divertente gioco di sovrapposizione tra realtà e finzione con le scene teatrali che si sovrappongono a quelle cinematografiche e viceversa, è la scrittura del testo teatrale a fare da protagonista. Il focus è puntato sul rapporto che si viene a creare tra le due donne, una di ieri e quella di oggi, perché fa riflettere il pubblico sul fatto che la situazione della violenza sulle donne è forse peggiorata, perché hanno meno coscienza di quasi cinquant’anni fa, quando c’erano le femministe “marxiste”, come recita Orietta.

Maria Amelia Monti interpreta con grande sensibilità e la grande autoironia che la contraddistingue il personaggio di questa Orietta, figura solo apparentemente stralunata e legata ai valori femminili tra virgolette “borghesi”, ma in realtà determinata a far valere i propri diritti di donna libera ed emancipata. Talmente libera da avere scelto di stare con un uomo sposato che le vorrebbe fare acquistare una villa in campagna, anche se lei, pur di stare con lui, andrebbe, come dice, anche a vivere in una capanna. Se da un lato critica la sua amica professoressa Giancarla che porta gli zoccoli e le gonne a fiori e organizza all’interno della scuola gli incontri sull’emancipazione femminile e sull’8 marzo mentre a lei piace indossare gli abiti eleganti e gli stivali di pelle, dall’altra ne condivide le idee. Sarà proprio Orietta, una donna sbucata non si sa come da un film degli anni Settanta, a far riprendere coscienza ad una donna dei nostri giorni, di vivere una relazione tossica con uomo violento. E magicamente, come in un film, riuscirà a farsi inseguire da lui, dopo aver indossato i vestiti di Moira, attraverso lo strappo dello schermo, facendolo catturare dai poliziotti del film horror, contenti comunque di aver preso un presunto assassino.

Visto al Teatro Manzoni di Milano il 4 novembre 2025
Repliche fino al 9 novembre




