Teatro lirico — 05/11/2025 at 08:44

La Fille du régiment di Donizetti alla Scala di Milano con Juan Diego Florez e Julie Fuchs

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RUMOR(S)CENA – MILANO – Un fondale rosso ricopre il palcoscenico del Teatro alla Scala, dietro il quale, una volta alzato, ne appare uno di colore grigio a rappresentare un muro sui cui sono state scritte delle parole in lingua francese.  Entrambi celano la suntuosa scenografia di Chantal Thomas, creata per La Fille du régiment. Opéra – comique in due atti di Gaetano Donizetti, considerata a ragione una delle sue composizioni più divertenti del suo repertorio. Viene rappresentata in molti teatri all’estero, così come accade in questi giorni dove è in scena al Metropolitan Opera House di New York.

Juan Diego Florez e Julie Fuchs crediti foto Brescia Amisano

Alla Scala mancava da ben diciotto anni. Raffele Mellace nel corposo volume, dedicato a quest’opera, la definisce come “Un’intatta freschezza” spiegando come «(…) Donizetti mise in atto un assedio impressionante dei teatri parigini, componendo e mettendo in scena simultaneamente su quattro palcoscenici diversi una pluralità di titoli. Il frutto più sorprendente di questa esuberante creatività è La Fille du régiment affatto estraneo, per taglio e per spirito del compositore bergamasco di calarsi negli usi teatrali e linguistici francesi, che fece propri e reinventò con un mimetismo che ha del prodigioso».

Un prodigio capace di restare immutato fin dalla sua genesi ad oggi, tanto è il successo ottenuto ogni qual volta viene allestita, salvo la prima volta come ricorda Claudio Toscani nel suo contributo “La genesi dell’opera: «(…) Il nuovo lavoro andò in scena, dopo aver subito numerosi rinvìì, l’11 febbraio 1840. La rappresentazione non ebbe un gran successo: a causa di una cattiva esecuzione e di una messinscena carente i meriti della partitura non vennero in piena luce, e il pubblico rimase freddo.

Pietro Spagnoli Julie Fuchs crediti foto Brescia Amisano

Ma la polemica che si scatenò sui giornali d’epoca ha poco a che fare con la qualità dell’esecuzione e con il valore dell’opera. La Fille du régiment fu letteralmente bersagliata dalla critica (è rimasta celebre, tra le altre, la stroncatura di Hector Berlioz), dietro la quale si celava compatta l’intera categoria dei compositori francesi, indispettita e ostile nei confronti di chi aveva, in poco tempo, “occupato” praticamente tutti i teatri parigini. Detrattori che non poterono evitarne la sempre più popolarità tanto che «Rimase in repertorio all’Opéra – Comique fino al 1916, con oltre mille rappresentazioni».  

Juan Diego Florez crediti Brescia Amisano

L’ultima volta che il Teatro alla Scala la mise in scena era il 2007 e ora il suo ritorno sul palcoscenico scaligero, è stato accolto con ripetute ovazioni rivolte a tutti i cantanti, al coro e alla direzione di Evelino Pidò, un segno intangibile del gradimento provato dal pubblico presente, tra cui molti stranieri a dimostrazione di quanto la Scala sia un’istituzione prestigiosa riconosciuta e apprezzata a livello internazionale. Il direttore l’ha diretta con mano sicura imprimendo un suono ricco di dinamiche che si alternano nel sottolineare i vari passaggi narrativi, fin dall’inizio con l’ouverture caratterizzata da sonorità che richiamano lo stile bandistico – militaresco.  

Julie Fuchs e il Coro del Teatro alla Scala crediti foto Brescia Amisano

Accompagna il canto per sottolineare le scene d’amore e le incursioni nel registro comico dove viene esaltata la gioiosità e l’allegria corale. La scelta di rappresentare opere del repertorio comico- buffo, come nel caso de La Fille du régiment, è alquanto lodevole; là dove il teatro assolve una funzione fondamentale nell’intrattenimento, in grado di suscitare anche il giusto divertimento e svago. La commistione tra registro comico– brillante e quello patetico – sentimentale, è la cifra distintiva nell’allestimento storico firmato dal regista Laurent Pelly (suoi anche i vivaci e colorati costumi), qui ripresa da Christian Räth. La scelta di attualizzare la storia ambientata in un villaggio tirolese, durante l’occupazione napoleonica, ai tempi della prima guerra mondiale, risulta particolarmente riuscita.

Pietro Spagnoli e Julie Fuchs crediti foto Brescia Amisano

È evidente come lo stesso Donizetti. con l’apporto del libretto di Jean – Francois – Alfred Bayard e Jules – Henri de Saint – Georges, mirasse a sbeffeggiare quel sentimento di superiorità francese nel considerarsi al di sopra di tutti, unitamente ad una sorta di ripudio nei confronti di ogni azione militare, grazie ad un’ironia che si percepisce nei recitativi e nelle convincenti soluzioni registico – sceniche. Un preciso intento nel ridicolizzare l’aristocrazia dell’epoca, ormai in disfacimento la cui sorte è segnata. I registri comici voluti dal compositore rendono bene quanto ormai fosse inevitabile l’avanzata di una società più aperta e liberale, in cui anche il popolo potesse farsi valere.

Jean Diego Florez crediti foto Brescia Amisano

Un’opera – comique ben congeniata in cui emerge la capacità del compositore di rappresentare i personaggi della storia, a cui consegna ciascuno di loro delle caratteristiche individuali ben riconoscibili. La teatralità si percepisce fin da subito e il merito va all’ottima compagnia di canto, affiatata dotata di un bel canto; a cui si aggiungono ottime doti recitative sapientemente calibrate dal lavoro registico. Il secondo atto riserva delle scene esilaranti, tra cameriere intente a pulire in modo frenetico e l’entrata nel salotto sghembo dei nobili invitati al matrimonio di Maria con il Marchese ma che non verrà celebrato.

crediti foto Brescia Amisano

L’amore trionferà tra la vivandiera del reggimento Maria (Julie Fuchs) e il soldato Juan Diego Flόrez nel ruolo di Tonio che  gli si addice perfettamente fin dalla sua prima esibizione. Il tenore possiede doti vocali tali da permetterli di arrivare ad un livello di virtuosismo nell’emissione dei fiati e un legato semplicemente perfetto, a cui si unisce la capacità di dominare la scena anche nella parte attoriale. Con i nove Do acuti nella celebre cabaletta “Ah! mes amis, quel jour de fête!” suscita una prolungata ovazione dal pubblico entusiasta, degno erede di Alfredo Kraus e Luciano Pavarotti indimenticabili interpreti.

Nel 2007 il tenore di origini peruviane concesse il bis al pubblico della Scala, infrangendo un tabù che durava dal 1933 a causa del veto imposto da Arturo Toscanini. Non è da meno Julie Fuchs , un soprano dotata di una voce timbrica espressiva, vivacissima anche nell’interpretazione del suo personaggio che emerge con energia e vitalità, sia nei cantabili quanto nei recitativi. I duetti con Pietro Spagnoli nella parte di Sulpice sono godibili, un basso pienamente a suo agio nel roboante ruolo del sergente del reggimento. Ottimo timbro e fraseggio. Géraldine Chauvet, nel ruolo della Marchesa di Berkenfield, Barbara Frittoli è l’arcigna Duchessa di Crakentorp, Pierre Doyen nella parte di Ortensio intendente della Marchea, Emidio Guidotti, un caporale, Federico Vazzola il notaio, Aldo Sartori un paesano, contribuiscono tutti con doti da caratterista, spigliati e ben intonati.

Juan Diego Florez crediti foto Brescia Amisano

Voci significative nel contribuire all’economia dello spettacolo, fondamentale, affinché le varie componenti dell’opera creino la giusta armonia e questo cast lo ha dimostrato ampiamente. Il contributo del coro, diretto da Alberto Malazzi, è un assoluto coprotagonista alla pari dei solisti. In costume da paesani tirolesi vivacemente coreografati da Laura Scozzi, qui ripresa da Karine Girard, per poi indossare le divise da soldati e gli abiti eleganti dei nobili. La regia fa camminare tutti gli interpreti su enormi carte geografiche disposte su tutto il palcoscenico. Una soluzione scenografica e simbolica di grande impatto visivo.

Visto al Teatro alla Scala di Milano il 31 ottobre 2025

In scena fino al 7 novembre 2025

La Fille du régiment

Opéra-comique in due atti
Libretto di Jean-François-Alfred Bayard
e Jules-Henry Vernoy de Saint-Georges
Musica di Gaetano Donizetti

Marie         Julie Fuchs
Tonio    uan Diego Flórez
Sulpice     Pietro Spagnoli
La Marquise de Berkenfield Géraldine Chauvet
Hortensius Pierre Doyen
La Duchesse de Crakentorp   Barbara Frittoli
Le Caporal          Emidio Guidotti
Un paysan Aldo Sartori*
Un notaire Federico Vazzola

*Allievo dell’Accademia Teatro alla Scala

Direttore   Evelino Pidò
Regia e costumi Laurent Pelly
ripresa da  Christian Räth
Scene         Chantal Thomas
Luci   Joël Adam
Coreografia   Laura Scozzi
Dialoghi     Agathe Mélinand

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Ricostruzione dell’allestimento del Gran Teatre del Liceu di Barcellona, da una coproduzione originale del Metropolitan Opera di New York, Royal Opera House, Covent Garden di Londra e Wiener Staatsoper

Brescia – Amisano © Teatro alla Scala

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