RUMOR(S)CENA – LUGANO – La sala del LAC di Lugano è brulicante (dei suoi 1000 posti molti sono presi ed è sconsigliabile rimescolarsi perché si è prossimi al sold out), comunque puntuale il buio in sala e l’attacco di Indigo Rose è impeccabile. La coreografia del maestro ceco Jiří Kylián ha un incipit “geometrico”: un ballerino è il terzo lato di un triangolo che si disegna tra il pavimento e un laser obliquo, segue una scomposizione di questo abbrivio algebrico, nei movimenti disarticolati dei danzatori e nelle loro ombre effimere, ora gigantesche, ora rimpicciolite, proiettate su un telone bianco teso di sbieco sul palco; è questa l’interpretazione poetica della vitalità cangiate e imprendibile della giovinezza, e d’altronde gli interpreti hanno esattamente le caratteristiche anagrafiche e fisiche per calarsi nella parte.

D’altronde la compagnia si trasforma completamente per la seconda parte I’ve Changed My Mind: il coreografo israeliano Shahar Binyamini rappresenta per mezzo di una mandria di animali antropomorfi le contraddizioni del processo creativo, in bilico tra l’ingegno e l’istinto. Stupendi e geniali i costumi che fasciando i corpi dei ballerini di bianco e blu, con un disegno ispirato alle striature dei mantelli animali, rendono i movimenti coordinati a tratti come una corsa in branco, a tratti come uno stormo in volo, a tratti come una compagine umana ma in balia dell’ispirazione creativa.

La coreografia e le scene di “Le Chant du Rossignol” che chiude lo spettacolo, sono state curate da Marco Goecke: movimenti rapidi, guizzanti che si susseguono dissolvendosi nel buio. Il tedesco Goecke descrive così gli ingredienti di questo sofisticato allestimento: “…a song, a bird, the urgency to fly, the nature that lives and dies, the fragility that is light as a feather. A piece that is in the air, that is a breath. If we could hold a bird in our hand, we would feel its tremor, its desire to escape, its fragility combined with a power that allows us to want to fly as well.”

Dunque un canto, un uccello, l’urgenza di volare, la natura che vive e muore, la fragilità che è leggera come una piuma. Un pezzo che si libra, un respiro. Il palpito di un uccellino racchiuso tra le mani. Il desiderio di volare e gli impedimenti fisici e mentali che ci trattengono.
Una nota va spesa per la São Paulo Dance Company: voluta e sostenuta dal Governo dello Stato di San Paolo, ha trovato un equilibrio funambolico tra tradizione brasiliana, balletto e danza contemporanea, soprattutto grazie all’ostinazione benemerita della direttrice artistica di Inês Bogéa: “…the government wanted just classical ballet, but I convinced them we needed to be more open” ha dichiarato; e davvero l’apertura ha reso il repertorio di questo triplo allestimento un’indagine artistica: uno spettacolo dove, senza andare in dissonanza, trova spazio la danza classica, quella tribale e la contemporanea, la musica colta, il jazz e l’elettronica. Scenografie, luci e costumi al servizio della fantasia dei coreografi, vestono e circondano e attraversano e sono attraversate magicamente dai ballerini, mentre loro già si producono, allo sguardo di un pubblico all’opposto immobile e incantato e incredulo, in movenze sovrumane.
Indigo Rose (2015) coreografia e scene Jiří Kylián
interpreti
Ariele Gomes, Alex Akapohi, Hellen Teixeira, Joca Antunes, Letícia Forattini, Matheus Queiroz, Nielson Souza, Thamiris Prata, Yoshi Suzuki
musica
Factory Preset, Robert Ashley; Plainte des Memes, François Couperin; Three Dances for Two Prepared Pianos: Dance No. 1, John Cage; Das wohltemperierte Klavier, Book 1: Fugue No. 8 in E-Flat Minor, Johann Sebastian Bach
disegno luci originale Michael Simon, adattamento luci Joost Biegelaar
costumi
Joke Visser riallestimento
Sarah Reynolds assistente alla coreografia
Amos Ben Tal
I’ve Changed My Mind (2023) coreografia Shahar Binyamini
interpreti
Alex Akapohi, Carolina Pegurelli, Clara Judithe, Hellen Teixeira/Jean Linconl, Julia Tereza, Lucas Silva, Matheus Queiroz, Nathália do Carmo, Nielson Souza, Pâmella Rocha, Patrick Amaral, Vinícius Lopes, Wagner Macegosso, Yoshi Suzuki
assistente alla coreografia Yotam Baruch
musica
Le Tombeau de Couperin M 68: II Fornane and III Minuet, Maurice Ravel; Blade Runner, Hans Zimmer e Benjamin Wallfish; Hard to Tell, Andy Stott e Alison Skidmore
disegno luci
Wagner Freire costumi Shahar Binyamini realizzazione costumi Cris Driscoll
Le Chant du Rossignol (2023) coreografia e scene Marco Goecke
interpreti
Alex Akapohi, Joca Antunes, Letícia Forattini, Matheus Queiroz, Nielson Souza, Patrick Amaral, Poliana Souza, Vinícius Lopes, Thamiris Prata, Yoshi Suzuki
riallestimento Giovanni di Palma
musica
Le Chant du Rossignol, Igor Stravinsky
disegno luci Udo Haberland
costumi Michaela Springer
São Paulo Dance Company è sostenuta dal Governo dello Stato di San Paolo, con la direzione artistica di Inês Bogéa
Visto al LAC di Lugano il 19 novembre 2025




