Recensioni — 04/12/2025 at 13:46

Danio Manfredini racconta la sua vita in Cari Spettatori.

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RUMOR(S)CENA – BOLOGNA – Danio Manfredini racconta Danio Manfredi, ovvero quasi trent’anni della sua vita attraversandola attraverso la rievocazione biografica artistica – professionale, scandita da incontri, esperienze, testimonianze e ricordi con coloro abbiano lasciato un segno tangibile della loro esistenza sofferta. Una scelta anche etica oltre che artistica nel rappresentare teatralmente l’essere umano ostaggio di condizione esistenziale svantaggiata. Chi se non un uomo o una donna, affetta da una disabilità psichica, si ritrova ad essere emarginato e privato della sua autonomia e libertà? Cari spettatori visto al Teatro Arena del Sole di Bologna, diventa, quindi, l’occasione di assistere a scene di vita quotidiana in cui la malattia mentale deve fare i conti con una precaria normalizzazione del proprio agire quotidiano.

Vincenzo Del Prete crediti foto Laura Farneti

Lo spazio scenico è asettico, quasi metafisico, minimalista nell’arredamento scarno ed essenziale di colore grigio, come è grigia la vita di due ex pazienti psichiatrici, dimessi dalla struttura in cui erano ricoverati. Si ritrovano a condividere insieme le loro fragili vite, accomunati dal desiderio di emanciparsi e aspirare ad un futuro migliore. La convivenza non è facile, complicata da differenti ideali: Arturo è alla ricerca di una esistenza più materiale nel desiderio di andare a vivere con la propria compagna, mentre Gino cerca la realizzazione attraverso la scrittura di un copione teatrale in cui tematizzare tutto lo scibile umano a disposizione. Dallo scientifico al filosofico fino a giungere alle sfide del progresso tecnologico che scalzerà ogni altra componente dell’umano. Il suo fine è quello di trovare un senso alla sua vita, attraverso l’arte teatrale capace di sublimare la sua sofferenza e conquistare la tanto agognata celebrità.

Vincenzo Del Prete e Giuseppe Semeraro crediti foto Laura Farneti

Il teatro che cura, catartico è capace di agire in modo terapeutico per affrontare e superare il proprio disagio esistenziale? Danio Manfredini lo spiega nelle note di regia: “Nel 1997 un paziente della comunità psichiatrica si propose di dettarmi un copione diviso in più tempi teatrali. Nel 2010 un altro paziente mi diede una serie di dvd che riprendevano diversi momenti di vita in comunità, una festa di natale, una cena nel giardino, il cortometraggio da lui realizzato, “il treno delle stelle”, mi disse: li consegno a lei, forse un giorno ne farà qualcosa. Il più giovane della comunità, che si addentrava in discorsi filosofici sull’uomo, sulla condizione del paziente psichiatrico, sull’andamento del mondo, mi ha lasciato discorsi esaltati, infervorati, rabbiosi, malinconici, carichi dell’inquietudini di chi sente di avere un potenziale e non comprende come esprimerlo”.

Giuseppe Semeraro crediti foto Laura Farneti

Il regista e attore si è sempre impegnato nella sua carriera nell’occuparsi di un genere di teatro capace di agire, nell’ambito della marginalità e delle devianze, condividendo, come in questo caso, esperienze personali da osservatore privilegiato nell’indagare nel profondo l’animo umano. Cari spettatori nasce da una lunga decantazione di quanto Danio Manfredini ha seminato e raccolto negli anni; che lui giustamente considera come “un’eredità affettiva e creativa”. In scena i due protagonisti, Vincenzo Del Prete e Giuseppe Semeraro, interpretano magistralmente con un’adesione ai ruoli a loro assegnati di straordinaria abilità attoriale, le inquietudini di chi ha vissuto in perenne disequilibrio. Il loro presente è altrettanto precario, fragile, sospeso, tra ciò che sono e ciò che vorrebbero essere. Lo scorrere del tempo è scandito dal ripetersi di banali azioni che per i due uomini diventano complicate.

Vincenzo Del Prete e Giuseppe Semeraro crediti foto Laura Farneti

Arturo manifesta un’aggressività che sfocia nelle telefonate con la sua terapeuta e con la fidanzata, esasperato dalla presenza di Gino ansioso e ossessivo, ipermaniacale. Ma è tutto giocato anche su registri ironici e momenti esilaranti. L’interrogativo di fondo che emana la poetica di Manfredini è di chiedersi se un ex paziente psichiatrico lo è solo perché non più istituzionalizzato, o la sua “patologia” lo costringerà a fare in conti per sempre nella sua vita? Esiste un’alternativa alla terapia psichiatrica, ai farmaci, ad una libertà condizionata nel suo agire alla ricerca di una legittima felicità? Non ci sono risposte come deve essere ma Cari Spettatori non ti permette di restare indifferenti, come è sempre accaduto in tutti gli spettacoli creati da Manfredini, lungi dal ricercare il facile consenso anche a costo di non circuitare nei teatri più importanti.

Vincenzo Del Prete e Giuseppe Semeraro crediti foto Laura Farneti

Ora fa parte della comunità degli artisti di casa ERT/Teatro Nazionale, con cui potrà condividere sguardi e progettualità. In occasione delle recite all’Arena del Sole era possibile visitare anche la mostra dedicata alle tele e ai disegni realizzati da Manfredini negli anni: materiali preparatori allo spettacolo e appunti per la sceneggiatura di Divine, opera che ERT – Teatro Nazionale rimetterà in produzione e che sarà in scena al Teatro delle Moline dal 12 al 22 marzo 2026. Una scelta encomiabile al fine di offrire a questo artista della scena contemporanea, un luogo di produzione e sostenibilità duratura.

Visto al Teatro Arena del Sole di Bologna domenica 30 dicembre 2025

Prossime repliche al Teatro Ciro Menotti di Milano Dal 29 gennaio all 1 febbraio 2026

CARI SPETTATORI

di  Danio Manfredini regia, scene, costumi, testo e banda sonora Danio Manfredini con Vincenzo Del Prete e Giuseppe Semeraro, luci Loïc François Hamelin, aiuto regia Vincenzo Del Prete produzione Teatro di Sardegna, si ringrazia Casateatro Matera, Stefania Grimaldi e Lorenzo Solaini, nell’ambito di CARNE focus di drammaturgia fisica, foto di Laura Farneti

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