RUMOR(S)CENA – MERANO – (Bolzano) – Quarant’anni di musica di altissimo livello artistico, 40 anni di concerti a Merano divenuta negli anni sempre più una “città della musica” attraendo artisti musicisti e un pubblico internazionale proveniente da tutta Europa. Un autentico “auditorium diffuso”, con palcoscenici come il Kurhaus al Pavillon des Fleurs, il Teatro Puccini, il Palais Mamming, il Duomo e la Chiesa di Santo Spirito, i castelli. L’intera città si è trasformata in un “corpo sonoro unico”. Negli anni il Südtirol festival Merano Meran (in precedenza aveva la denominazione di Settimane Musicali Meranesi) ha saputo fidelizzare gli spettatori sia quelli residenti in Provincia di Bolzano che quelli provenienti da altre nazioni.

Con 11.700 biglietti venduti, questo blasonato festival ha segnato un primato storico. Un successo che premia una programmazione capace di portare a Merano orchestre e solisti di fama mondiale: dalla Royal Philharmonic Orchestra alla Melbourne Symphony, dalla Hong Kong Philharmonic con Rudolf Buchbinder e il violoncellista sudafricano Abel Selaocoe, fino alla Dresdner Philharmonie, al jazzista Nils Landgren, al Hagen String Quartet, alla Philharmonia Orchestra London e agli ensemble vocali Vox Clamantis, Apollo5 e Voces8. Per restare solo ad alcuni titoli di questa edizione 2025.

Tra le proposte il direttore artistico Andreas Cappello ha commissionato alla premio Oscar Rachel Portman l’opera “Dolomiti, montagne pallide”, eseguita in prima assoluta. La caratteristica più evidente del Festival è quella di essere stato in grado di avvicinare sempre più generi diversi di pubblico, grazie a proposte musicali molto differenti tra di loro. Si va dalla sinfonica alla musica da camera, dal jazz alla musica sacra.

Per celebrare il 40esimo anno della fondazione del Festival è stato pubblicato il volume “CRESCENDO 1986-2025 Settimane Musicali Meranesi – südtirol festival merano”. Un vero e proprio catalogo ricco di aneddoti, immagini degli artisti ospiti, interviste a personaggi celebri della cultura musicale mondiale. Uno tra tutti: “La Regina dei leoni” alias Martha Argerich che si esibì in un trionfale concerto il 3 settembre 2007 con la Russian National Orchestra, diretta da Charles Dutoit, il suo secondo marito nella vita. «Temuta per le sue cancellazioni, Martha Argerich sfida costantemente le aspettative, e nel corso della sua lunga carriera, annulla contratti, registrazioni in studio e perfomance dal vivo. La stampa internazionale celebra la pianista capricciosa soprannominata “Regina dei leoni” per il suo temperamento, che, con “una manciata di concerti per pianoforte”, suscita entusiasti applausi in tutto il mondo».

Merano e il suo Festival le tributò al termine del suo concerto una standing ovation. Entusiasta dell’accoglienza ricevuta, Marta Argerich chiese di trattenersi per alcuni giorni in prova per il successivo concerto che avrebbe poi tenuto a Milano. Come poi non rievocare la presenza di Yuri Temirkanov che diresse sul podio del Kursaal ben sei concerti dal 1995 al 2011, quasi sempre con l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo. Indimenticabile e compianto direttore come pochi dotato di un carisma artistico straordinario. Accanto alle star internazionali, il Festival ha dato voce anche agli artisti del territorio della Provincia di Bolzano. Si sono esibiti la clarinettista Andrea Götsch, membro dei Wiener Philharmoniker, il violoncellista meranese Jakob Mitterer e la pianista Nika Afazel.

Il violinista Julian Kainrath, originario di Merano, Daniel Hope e la Zürcher Kammerorchester. La violoncellista Anastasia Kobekina e il percussionista di Bressanone Hannes Vonmetz si sono incontrati durante il volo diretti a Bolzano per raggiungere Merano, dove poche ore dopo, al termine del concerto con l’ensemble Il Pomo d’Oro, i due hanno sorpreso il pubblico con un bis firmato dal compositore Vladimir Kobekin, padre della musicista. Anche gli strumenti sono stati i protagonisti assoluti di questa edizione del Festival, quello più importante in assoluto è stato il pianoforte. L’islandese Víkingur Ólafsson si è esibito in un programma drammaturgicamente ben strutturato con pagine di Bach, Beethoven e Schubert in un unico flusso musicale. Una sorta di “serpente gigante”, in cui i classici sono tornati a nuova vita con una limpidezza sorprendente.

Pochi giorni dopo, il trentenne Jan Lisiecki ha convinto il pubblico con i cinque concerti per pianoforte di Beethoven, eseguiti in due serate insieme all’Academy of St. Martin in the Fields in modo brillante, privo di ostentazioni, al di là di ogni virtuosità che molti musicisti dimostrano. E la rivelazione di Boris Giltburg, pianista dotato di un talento eccezionale tanto da stupire sia il pubblico che i critici. Meranese è anche Andreas Cappello intervistato durante il suo infaticabile impegno nel garantire lo svolgimento del Festival. Diplomato al Conservatorio Claudio Monteverdi di Bolzano insegna pianoforte ed educazione musicale, dal 1996 ricopre l’incarico di Direttore artistico del Südtirol festival Merano Meran e dal 1990 è anche Direttore artistico della rassegna concertistica “Serate a Castel Tirolo”.

Dalla prima edizione del Festival dal nome “Settimane musicali meranesi” alla 40esima conclusasi con successo a settembre di quest’anno, cosa è cambiato rispetto al genere di pubblico che viene ai concerti, al lavoro della direzione artistica e i rapporti sia con le orchestre, sia con gli artisti. I programmi musicali delle prime edizioni sono evoluti, diversificati dal primo anno ad oggi?
Le differenze sono tante e notevoli da quando abbiamo iniziato nel 1986 al Teatro Puccini di Merano che a quel tempo aveva una capienza di 400 posti e dove venivano proposti concerti di musica da camera. Dal 1989 in poi ci fu data la disponibilità di usufruire della sala del Kursaal, una volta terminati i restauri e al punto ho potuto invitare le grandi orchestre sinfoniche, diventate il marchio più incisivo del Festival. Dal 1990 si è potuto ampliare il programma con nuovi formati: il “Concerto notturno”, il “Classic” con le orchestre sinfoniche, “Colours of music” in cui vengono eseguiti concerti di musica jazz, crossover, il sabato mattina al Pavillon des Fleurs i “concerti matinée classique” per musica da camera, trio e quartetti. I concerti “Vox humana” dedicati al repertorio vocale, musica mistica nelle chiese gotiche, il “pre.festival” con la proiezione di film di artisti che poi si esibiscono sul podio del Kursaal.

Progressivamente abbiamo sviluppato nuovi contenuti con l’ampliamento sul territorio con 11 Comuni coinvolti oltre quello di Merano, al Teatro Puccini, concerti nelle chiese della città e in quelle di altri paesi, a Castel Tirolo, Castel Scena, Castel Katzenzungen e in altri comuni limitrofi. Questo ha permesso di diversificare i contenuti musicali con l’intento di cercare per ogni luogo e ogni atmosfera la musica più adatta.

Un’evoluzione artistica e programmatica ma anche organizzativa, amministrativa e gestionale. Come doveva gestire il Festival quarant’anni fa?
L’aspetto organizzativo nel 1986 e negli anni a seguire era molto complicato e difficile. Non c’era internet e per comunicare con gli artisti e le loro agenzie esisteva solo la posta tradizionale e i tempi di attesa di una risposta erano lunghi. Non esistevano le e-mail, l’internet, i fax. Dovevo recarmi nell’ufficio delle Poste per consultare gli elenchi telefonici. La corrispondenza richiedeva tempi di attesa per cui dovevo programmare in largo anticipo. Lavoravo con una macchina da scrivere con la carta copiativa.

Se dovevano spedirmi una foto la dovevano inviare con la posta. Le ricerche per invitare gli artisti era un’iniziativa che dovevo gestire di persona mentre ora ci conoscono in tutto il mondo, sanno del nostro Festival e ci contattano per venire a Merano, oltre ad invitarli dimostrano il piacere di esibirsi perché ritornano a distanza di pochi anni. Sono felici di dirigere e suonare per il nostro pubblico (internazionale, n.d.r.). La città è piccola e si presta molto bene per fidelizzare gli spettatori. Cosa impossibile in altre città dove tutto è più spersonalizzato e anonimo. Qui ritrovano le stesse persone. Ricevo tantissime mail per ringraziarmi. Da noi c’è un rapporto molto vicino tra musicisti e pubblico. Io conosco per nome il sessanta per cento dei nostri affezionati spettatori.

C’è da dire che un direttore artistico presente sia in ufficio e nella biglietteria tutti i giorni, in sala durante i concerti, avvicinabile da tutti, è un’anomalia nel settore musicale e artistico. Normalmente appare solo all’inaugurazione e il pubblico non lo incontra. Una scelta voluta?
Io lavoro tutti i giorni a contatto con il pubblico perché ritengo sia fondamentale occuparsi di tutti gli aspetti organizzativi affinché l’ospitalità degli artisti e la partecipazione del pubblico sia garantita efficacemente. Normalmente i direttori artistici non sono residenti nella città in cui si svolge un festival e sono presenti solo nelle inaugurazioni e in poche altre occasioni. Spesso mi chiedono da dove provengo e io rispondo di essere nato a Merano e qui ci vivo da sempre. La città sente molto come suo il Festival. Un risultato grazie all’obiettivo che ci siamo posti fin dal primo anno: offrire l’abbonamento per i residenti locali per i concerti di musica classica, con lo sconto del 60%. Anche gli altri formati musicali creati negli anni dispongono degli abbonamenti e prezzi agevolati.

Nel bel volume che racconta il Festival 1986 – 2025 “Crescendo” è citato un episodio curioso ma esemplificativo di quanto era complicato il ruolo organizzativo del direttore artistico, avvenuto nel 1990: “Andreas Cappello dovette appositamente prendere il treno da Innsbruck a Zurigo per avere un colloquio ‘itinerante’ durante il viaggio con Heinrich Schiff co-direttore del festival di quella stagione e, una volta arrivato a destinazione, tornò immediatamente indietro”. Durante l’intervista realizzata nel corso del Festival di quest’anno la comunicazione tra artisti e direttore artistico è avvenuto in tempo reale. Riceve telefonate dagli artisti ospiti in arrivo a Merano, controlla l’agenda che pianifica arrivi e partenze, voli aerei provenienti da tutta Europa.

Ogni indicazione per facilitare la presenza al festival dei direttori e delle orchestre. Al termine dei concerti è frequente incontrare a cena al Ristorante Hotel Aurora di Merano, i direttori d’orchestra, i solisti, e i manager delle orchestre, felici di condividere il successo riscontrato dai mille spettatori al Kursaal, insieme al direttore, al presidente Hermann Schnitzer e al piccolo staff organizzativo, cioè al direttore amministrativo Andreas Wenter e all’addetto stampa Klaus Hartig. Nulla di istituzionale ma l’occasione di ritrovarsi insieme per sedimentare l’adrenalina provata durante il concerto, come può accadere spesso tra amici. L’atmosfera è familiare. A costo di alzarsi all’alba per ripartire verso un’altra città europea. Negli annali del Festival si possono leggere in “Crescendo” aneddoti curiosi: «Valery Gergiev presenta la sua lista di cose da fare per il giorno dopo (durante la cena, n.d.r) con appuntamenti in diversi paesi europei. La violinista Patricia Kopatchinskaja racconta come il suo violino un Guarnieri del Gesù del 1714, prestato dalla Banca Nazionale Austriaca, sia stato sequestrato dalla dogana svizzera.

Il direttore generale della Royal Philharmonic Orchestra spiega che il camion blu dell’orchestra che trasporta gli strumenti, dopo la Brexit è stato sostituito da un camion con targa irlandese e, quando Daniel Hope vede che all’Aurora viene offerto vino della Tenuta di Pelagio, di proprietà di Sting, manda un messaggio alla pop star sul suo cellulare. Al termine della cena gli artisti, “stelle della musica classica” lasciano le proprie firme nell’Albo d’oro dell’Aurora.


La 41ª stagione del Südtirol festival Merano Meran sarà inaugurata il 20 agosto 2026 al Kurhaus.




