RUMOR(S)CENA – PRATO – Prendre soin è un nuovo lavoro, il primo, che fa parte del progetto Trilogia della disuguaglianza scritto e diretto dal regista Alexander Zeldin, nativo inglese, e affronta un tema di interesse sociale europeo (anche se la storia si svolge in Regno Unito, da tempo fuori dall’Europa). Prendersi cura (Prendre soin) pare essere un titolo dalla sfumatura ironica e descrive in estrema sintesi un amaro paradosso insito nella scrittura drammaturgica e nelle dinamiche di scena. Qui si tratta del tema dello status di persone, tre donne e due uomini che si incontrano attraverso l’esperienza lavorativa del lavoro interinale. Notevole il cast degli attori che recitano (non recitando) in dialoghi, posture, non verbali, in uno stile naturalistico: Nabil Berrehil,Patrick d’Assumcao, Charline Paul, Lamya Regragui, Bilal Slimani e Juliette Speck.

L’ambientazione è quella di una macelleria industriale in un plot narrativo che oscilla fra neorealismo da cinema italiano e neo realismo da Ken Loach dove i protagonisti incontrano per turni di notte per soli 14 giorni (come da contratto interinale). Il loro compito è fare le pulizie della macelleria trasformandosi di fatto loro stessi in macelleria umana date le condizioni disumane in cui vengono a trovarsi. Prendre Soin col suo gesto di denuncia sociale che rappresenta le condizioni di lavoro di migliaia di lavoratori non solo nel Regno Unito, ma anche in altri Paesi europei, fra cui l’Italia (lo spettacolo è in lingua francese con sopratitoli in italiano ed è frutto di testimonianze dirette di lavoratori delle pulizie nel Regno Unito), contrassegna l’apertura della nuova Stagione del Teatro Metastasio diretta da Massimiliano Civica che si è aggiudicato un lavoro di respiro europeo in coproduzioni prestigiose.

La prima scena vede i lavoratori al primo colloquio e già dalle dinamiche che intercorrono fra selezionatore e ciascuno di loro si possono evincere le condizioni che questi operai delle pulizie andranno a sopportare. Turni di notte massacranti con sempre il fiato sul collo del collega kapò per una pausa ogni quattro ore. Ed è in queste pause che questi “invisibili” cominciano ad aprirsi fra di loro mentre affiorano dettagli sulle proprie vite all’esterno di quella macchina che produce carni da vendere. La scena è quella di uno stanzone con sedie e tavolino, un deposito di detersivi mentre tre porte si profilano, una da dove entrano, una che dà all’interno della azienda e la porta del gabinetto. Le luci dello spettacolo sono accese anche sulla platea senza soluzione di continuità fra il dentro dello sviluppo della narrazione e il fuori dello spettatore.
Quasi una voluta presa diretta dell’occhio di chi guarda, quasi occhio di telecamera a cui non far sfuggire nessun dettaglio di e su cosa accade in scena. Ci sarà un climax inaspettato che potrebbe cambiare il senso e il finale delle storie. Ma non sarà così
PRENDRE SOIN
Prima nazionale-spettacolo internazionale. Testo e regia di Alexander Zeldin. Aiuto regia Kenza Berrada, scenografia e costumi Natasha Jenkins, disegno luci Marc Williams, disegno suono Josh Grigg. Con Nabil Berrehil, Patrick d’Assumcao, Charline Paul, Lamya Regra Gui, Bilal Slimani, Juliette Speck
Produzione Compagnie A. Zeldin, coproduzione Theatre National de Strasbourg, Met Prato, Theatre des Celestins, Le Volcan- Scene National du Havre e con la partecipazione artistica di Jeune Theatre national
Visto il 26 ottobre 2025 al Teatro Metastasio di Prato




