RUMOR(S)CENA – ROMA – È un equilibrio armonico tra pregnanza e leggerezza a fare da impalcatura all’allestimento di Sabato, domenica e lunedì curato da Luca De Fusco (al Teatro Argentina di Roma) che alla commedia scritta da Eduardo De Filippo nel 1959 si è accostato con empatia e rispetto, senza voler imporre una lettura arbitrariamente contemporanea, ma attento a cogliere e a mettere in luce i sentimenti che governano i legami affettivi all’interno della famiglia Priore, una compagine numerosa in cui convivono tre generazioni, dal nonno ai nipoti, iconica per i tempi in cui fu scritta: sono in sedici, tra parenti e amici, a gravitare intorno alla figura della madre Rosa che apparecchia la tavola del collettivo pranzo domenicale con sguardo vigile e attento e con cura meticolosa. Protagonista del rito conviviale è il ragù che va preparato già il sabato perché ha bisogno di tempo e perizia per risultare eccellente.

Certo il modello familiare eduardiano si è ormai dissolto sotto i colpi di un’evoluzione sociale inarrestabile, ma le relazioni umane si basano pur sempre su capisaldi non negoziabili, primi fra tutti l’amore e la comprensione reciproca, quella che compone i dissidi, anche se non sempre li risolve. La partitura della commedia è ferrea nel suo scorrere su binari meticolosamente tracciati. Forzarne tempi e modi significa tradirne senso e valore, che invece hanno la capacità di parlarci ancora oggi. Mano leggera, dunque, ma attenta ai particolari e alle sfumature di gesti e voci, quella del regista che ha realizzato uno spettacolo godibile e profondo, facendo ricorso a pochi segni e orchestrando la bravura degli attori, tutti.

I protagonisti, Teresa Saponangelo nel ruolo di Rosa e Claudio Di Palma in quello di Peppino, danno ai personaggi un’impronta personale, scansando il pericolo di rifarsi agli interpreti storici, Pupella Maggio e lo stesso Eduardo, e in tempi più vicini, Luca De Filippo, protagonista sulla scena e anche nella versione cinematografica del 1990 dove era affiancato da Sofia Loren. L’ambientazione, allestita da Marta Grisolini Malatesta artefice anche dei costumi che suggeriscono un’epoca non troppo lontana da noi, è minimalista: un bancone di cucina e un tavolo da pranzo troneggiano all’interno di uno spazio circolare sul quale si aprono sette balconi abitati all’inizio dai personaggi. Sono fonte di luce (data dalla maestria di Gigi Saccomandi) e di apertura verso l’esterno e significativamente vengono via via ripetutamente chiusi per mano di Peppino Priore, desideroso di isolarsi dal mondo, logorato com’è interiormente dal tarlo di una gelosia immaginaria che finirà per esplodere durante il pranzo della domenica.

Alla tempesta segue però la bonaccia del lunedì con la pace fatta tra marito e moglie, consapevoli delle proprie debolezze e dell’importanza di comprendersi e sostenersi a vicenda. Quel «tutto comincia adesso», pronunciato da Rosa alla fine della commedia, indica un orizzonte di speranza a una società come la nostra troppo incline a distruggere più che a costruire o ricostruire con pazienza e reciproco rispetto.

Sabato, domenica e lunedì di Eduardo De Filippo
Regia di Luca De Fusco. Con Teresa Saponangelo e Claudio Di Palma e con Pasquale Aprile, Alessandro Balletta, Anita Bartolucci, Francesco Biscione, Paolo Cresta, Rossella De Martino, Renato De Simone, Antonio Elia, Maria Cristina Gionta, Gianluca Merolli, Domenico Moccia, Alessandra Pacifico Griffini, Paolo Serra, Mersila Sokoli
Produzione: Teatro di Roma-Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Biondo di Palermo, Lac Lugano arte e cultura.
Visto il 25 novembre al Teatro Argentina, Roma




