Danza — 01/12/2025 at 10:16

Quando la danza diventa ecosistema: il progetto “Radici in Rivolta”

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Un viaggio tra arte e scienza per ripensare le nostre città attraverso il movimento, guidato dalla giovane coreografa Chiara Duccini, oggi nel team di Marina Abramović.

RUMOR(S)CENA – GAMBASSI TERME – MONTAIONI – (Firenze) – C’è una foresta che cresce in silenzio, non nelle riserve naturali o nei parchi urbani, ma nelle palestre, nei corridoi e nelle aule di un istituto scolastico della Valdelsa, l’Istituto Comprensivo “Giovanni Gonnelli” di Gambassi Terme e Montaione, in provincia di Firenze. È la foresta immaginata da Radici in Rivolta, un progetto di teatro-danza ideato da Marco Catone, che trasforma il corpo in un dispositivo di ascolto e la scena in un ecosistema da ricostruire.

Qui, dove il dolce paesaggio toscano convive con una crescente urbanizzazione, la scuola si fa laboratorio di ecologia poetica, chiamando studenti, performer professionisti, danzatori paralimpici e professori universitari a interrogarsi su una questione urgente: come può l’arte aiutarci a comprendere e ripensare il nostro rapporto con l’ambiente in un’epoca di crisi climatica?

La crisi climatica come materiale coreografico

Il punto di partenza del progetto è la riforestazione urbana, un tema diventato centrale per molte città europee.
Le ricerche dimostrano che una maggiore copertura arborea può contribuire a mitigare l’effetto “isola di calore urbano” attraverso l’ombreggiamento e l’evapotraspirazione, con riduzioni della temperatura locale che in condizioni favorevoli possono arrivare a diversi gradi Celsius.

Ma Radici in Rivolta non si limita a comunicare dati: vuole trasformarli in una percezione fisica. La danza diventa un modo per incarnare ciò che la scienza descrive: corpi che collassano come tronchi recisi, che si rialzano come germogli, che si intrecciano come una rete di radici.
L’esperienza artistica non offre soluzioni immediate – così come la piantumazione urbana non è una soluzione unica né risolutiva – ma crea consapevolezza e immaginazione, condizioni necessarie per ogni cambiamento duraturo.

Marina Abramovic The Artist is Present 2010

In questo senso Radici in Rivolta non è solo uno spettacolo: è un percorso interdisciplinare, una pedagogia del gesto, una forma di attivazione civica.

Chiara Duccini: una coreografa tra radici e futuro

A guidare questo viaggio è Chiara Duccini, nata nel 2001 e cresciuta proprio tra i banchi del “Gonnelli”.

Dopo gli studi al Trinity Laban Conservatoire of Music and Dance di Londra e alla Northern School of Contemporary Dance di Leeds, Chiara ha collaborato con coreografi internazionali e realtà come VERVE, DFP e MuZo Dance Theatre Company. La sua ricerca, rigorosa e sensibile, si muove tra danza, teatro fisico e performance visiva.

Di recente è stata scelta da Marina Abramović per la nuova creazione Balkan Erotic Epic messa in scena a Manchester: una consacrazione significativa per una giovane artista che continua a intrecciare linguaggi, culture e territori.

Le sue parole riassumono la filosofia del progetto:

La danza è un linguaggio primordiale. Quando separiamo mente e corpo ci sbilanciamo, e il movimento ci riporta all’equilibrio. Conoscendo il mio corpo ho imparato a conoscere anche me stessa. La danza è un ascolto che non smette mai di trasformarti.”

Un ascolto che, nel caso di Radici in Rivolta, diventa anche ascolto dell’ambiente.

Chiara Duccini
L’inclusione come architettura del movimento

Uno degli elementi più preziosi del progetto è la collaborazione con i danzatori paralimpici dell’associazione Se mi aiuti ballo anch’io, guidati da Simone Cellesi e dal celebre ballerino non vedente Roberto Girolami, che a ottant’anni porta sulla scena un’energia e una generosità rarissime. Nelle sessioni di lavoro non esistono corpi “normodotati” e “non normodotati”: esistono possibilità di movimento diverse, ciascuna capace di generare nuove soluzioni coreografiche. La danza inclusiva rivela dinamiche spaziali che arricchiscono la composizione: traiettorie dettate dal contatto, ascolto del ritmo attraverso la voce, gesti che si adattano, si modificano, si traducono. È un modo per rendere visibile la complessità del reale e per insegnare agli studenti che l’arte – come l’ambiente – prospera nella diversità.

La scuola come avamposto culturale e scientifico

Radici in Rivolta è un progetto pluriennale (2024–26) che integra danza e formazione ambientale. In primavera, un professore universitario di botanica dell’Università di Firenze terrà una serie di incontri dedicati agli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi urbani, all’importanza delle specie autoctone, e alle pratiche di progettazione delle infrastrutture verdi. L’obiettivo è chiudere il cerchio: ciò che il corpo sperimenta attraverso la danza può trovare nel sapere scientifico un linguaggio complementare, capace di rafforzarne la comprensione.

La foresta che avanza

La presentazione finale, prevista per i primi di marzo, sarà soltanto il primo esito visibile di un percorso più lungo.
Come ogni processo di riforestazione, anche questo spettacolo cresce nel tempo, si espande, si modifica, si nutre dei contributi di ciascuno. La foresta che sta crescendo nel “Gonnelli” non potrà certo abbassare da sola le temperature globali. Ma può trasformare gli sguardi, può generare attenzione, può accendere domande. E nessuna vera trasformazione nasce senza domande. Forse è questa, oggi, la funzione più rivoluzionaria dell’arte: insegnare ad abitare il futuro mentre lo immaginiamo.

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